Futuro, innovazione e vicinanza, i concetti che hanno ispirato Nexi


“Next” come futuroinnovazione vicinanza alle banche e a milioni di cittadini. Sono questi i concetti che il 10 novembre 2017 hanno dato vita a Nexi, banca depositaria nata dall’esperienza di ICBPI CartaSi come PayTech delle banche, “che ha l’obiettivo di diffondere i pagamenti digitali nel nostro Paese affinché diventino un gesto quotidiano per tutti gli italiani”. A spiegarlo a Funds People è Maurizio Tacchella, direttore di Banca Depositaria Nexi, il quale sottolinea come l’entità intenda guidare l’evoluzione dei pagamenti in Italia insieme alle banche, semplificandoli, migliorandone l’esperienza d’uso, facilitando così il processo di acquisto per i propri clienti. 

“Nexi, quindi, si specializza nei digital payments, ma intende valorizzare anche le attività di banca depositaria: l’azienda ha infatti depositato in Banca d’Italia l’istanza per la riorganizzazione del Gruppo che prevede la separazione del business dei pagamenti dalle attività che necessitano di licenza bancaria. A seguito del via libera di Banca d’Italia, previsto in primavera, la nuova banca depositaria che nascerà sarà leader di mercato nei transaction services, gestendo 460 milioni di transazioni ogni anno, amministrando 120 miliardi di masse, avendo oltre 150 clienti sulle due aree di servizio. Inoltre, il patrimonio netto sarà di 583 milioni, tra i più alti in Italia e in Europa, mentre la liquidità tocca i 5,8 miliardi di euro di raccolta dalla clientela”, dettaglia il manager. 

Servizio all inclusive

La banca è una realtà italiana “che si è ritagliata un ruolo importante nel business di banca depositaria. La nostra attività ha avuto una svolta nel 2010-2011: gli asset, da allora, sono cresciuti anno per anno da circa sette miliardi di euro, tutti concentrati in alcuni fondi pensione, fino agli attuali 64 miliardi, integrando il servizio di banca depositaria oltre ai fondi pensione anche ai fondi comuni, fondi immobiliari e private equity. Siamo il terzo player in Italia nell’ambito dei servizi di banca depositaria e il primo nell’ambito dei fondi pensione”, afferma Tacchella. 

I clienti dell’entità sono in primis fondi pensione ed SGR italiane di dimensioni medio-piccole. “Negli ultimi anni siamo cresciuti molto grazie a investimenti sulla qualità del servizio offerto ai clienti. Oggi garantiamo un servizio ‘all inclusive’ rivolto a strutture che necessitano di un partner capace di fornire servizi aggiuntivi al tradizionale servizio di depositario previsto dalla normativa”, spiega. Il business si snoda quindi su due binari chiave

  • le attività dedicate ai controlli contabili e ai controlli dei limiti di investimento previsti dalla normativa italiana ed europea e dai Regolamenti e mandati di gestione. 
  • le attività a supporto dei controlli previsti, oltre a tutti i servizi aggiuntivi e integrati previsti dalla normativa e in grado di offrire un servizio capillare e completo ai nostri clienti.

A detta di Tacchella, col passare degli anni e con l’evoluzione del mercato, è diventato sempre più importante essere un partner vero e proprio per i propri clienti, e da Nexi hanno quindi cercato di offrire loro una serie di servizi aggiuntivi, come il calcolo del NAV, la contabilizzazione dei sottoscrittori, la possibilità di verificare e controllare attraverso specifici applicativi sia la liquidità in capo al fondo sia la gestione degli strumenti finanziari in portafoglio del fondo stesso.

Un aiuto normativo

In tutto questo, l’esperto aggiunge come la normativa sia stata sicuramente di aiuto. Nel 2005 infatti, con la possibilità di affidare il calcolo del NAV in affidamento alle banche depositarie, questa ha permesso di integrare e aggiungere servizi al depositario con l’obiettivo di offrire valore professionale a supporto delle SGR clienti. “Prendendo spunto da ciò, abbiamo pensato di svolgere lo stesso servizio anche per i fondi pensione. La normativa ci ha di fatto permesso di allargare l’offerta di altri servizi, ad esempio nel 2012 la COVIP, attraverso una delibera, ha istituito all’interno dei fondi pensione stessi la cosiddetta ‘funzione finanza’ attraverso la quale ha accentrato tutti quei controlli legati al portafoglio dei vari comparti e mandati di gestione delegati ai gestori. La delibera ha quindi obbligato il depositario a fornire un set di flussi e informazioni al fondo pensione”, afferma il manager. 

Come Nexi, prendendo spunto da questo principio normativo, mettono a disposizione un servizio di reporting che, attraverso un applicativo di dati a disposizione del depositario per svolgere i controlli, permette di avere una situazione puntuale e continua sul portafoglio relativo anche ai rischi legati all’investimento, nonché alle performance che ciascun gestore ha all’interno dei vari comparti. Questo applicativo permette il monitoraggio continuo delle commissioni pagate dai singoli gestori per le operazioni compravendita, l’indice di rotazione, un’analisi puntuale degli strumenti finanziari dei portafogli e le disponibilità liquide. 

“Fino a poco tempo fa, la normativa aveva caratteristiche locali, anche se emanata dall’organo di vigilanza nazionale. Negli ultimi anni invece, le cose sono cambiate a seguito dell’emanazione di specifici regolamenti europei che attribuiscono maggiori responsabilità al depositario che, oggi, è in grado di offrire maggiori servizi”, dice Tacchella.

Fintech, competitor o alleato?

Secondo il direttore, le Fintech devono essere considerate un alleato. “Come Nexi, vogliamo mettere a disposizione degli aderenti al fondo pensione la possibilità di effettuare versamenti digitali attraverso la propria carta di credito. Questo in aggiunta al pagamento dei contributi volontari tramite bonifico o assegno circolare. Stiamo inoltre lavorando ad un applicativo che monitori il portafoglio nell’ambito dei fondi pensione e la verifica del suo andamento attraverso un’app dedicata. Ciò permetterà ai responsabili dei fondi pensione di avere a disposizione un monitoraggio giornaliero e immediato sull’andamento o sulle potenziali criticità del portafoglio”, spiega.

“Nell’ambito della trasmissione dei dati, abbiamo adottando tecnologie evolute come la messaggistica SWIFT, che permette di contenere i rischi e rendere più efficienti i servizi. Abbiamo inoltre lavorato molto sulla standardizzazione dei processi IT, traendo vantaggio dall’essere una realtà giovane che non aveva ‘processi IT da smantellare’, bensì da creare in funzione della crescita che c’è stata in questi anni. In primis, abbiamo adottato logiche molto flessibili cercando di individuare dei flussi che ci permettessero di essere appunto flessibili per soddisfare le esigenze dei singoli clienti. Una strategia che ci ha permesso di crescere nell’ambito dei fondi chiusi. Siamo in grado di standardizzare i processi e, nell’ambito dei flussi informativi, di personalizzarli e adattarli su richiesta”, aggiunge l’esperto.

Il futuro

“Vogliamo difendere la nostra identità. Siamo l’unico player italiano che svolge queste attività nel nostro Paese. Oggi è fondamentale avere masse importanti da gestire, perché gli adeguamenti informatici legati ai cambiamenti normativi impongono investimenti sia sugli applicativi sia sul modello organizzativo interno. Questi investimenti sono fattibili se ci sono degli AuM importanti che permettono di continuare a svolgere il servizio”, afferma il direttore, il quale sottolinea come le sfide future siano legate all’innovazione: “le Fintech sono quindi indispensabili”.

“Bisogna continuare a lavorare sullaqualità del servizio. Nonostante l’attività di depositario sia un’attività definita dalla normativa, il vero valore aggiunto è quello di essere efficientitempestivifornire i controlli che, sebbene non sono previsti dalla normativa, possono rappresentare un plus per il cliente e una conseguente mitigazione dei rischi operativi”, conclude Tacchella.

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