Fund selector italiani: l’analisi settoriale per cogliere opportunità


Rispetto ad alcuni anni fa, preoccupazioni sulle dinamiche geopolitiche e le conseguenti analisi macro sembrano aver preso il sopravvento sulle attenzioni di gran parte dei professionisti dell’industria del risparmio gestito. Tuttavia, in contesti globali perennemente caratterizzati da incertezze riguardanti un’eventuale instabilità politica generale, c’è chi non è d’accordo nel svolgere analisi top-down per intuire i futuri movimenti dei mercati e riuscire quindi a cogliere potenziali opportunità di investimento. Funds People ne ha discusso con i fund selector di quattro realtà italiane dell’industria, nell’ultima parte della round table sulla fund selection.

Ed è quindi l’analisi settoriale il tema centrale delle attuali strategie di molti fund selector, come evidenzia David Karni, responsabile Selezione Fondi e Consulenza di BCC Risparmio&Previdenza: “Siamo più orientati nel capire cosa sta succedendo a livello settoriale, perché quest’anno tutti i mercati hanno mediamente corso in maniera importante, ma a livello infrasettoriale si sono invece creati dei gap dati dalle dinamiche macro accomodanti. Per esempio, negli USA, tra tecnology ed energy ci sono quest’anno 40 punti base di differenza. Negli ultimi mesi, abbiamo quindi iniziato ad investire in più fondi settoriali piuttosto che geografici, afferma il manager, che sottolinea come il mercato sembri completamente “assuefatto da qualsiasi news geopolitica”, tant’è vero che si disinteressa di tutte queste dinamiche.

Anche Kairos Investment Management si allinea con un’analisi maggiormente focalizzata sui segmenti di mercato, con l’obiettivo di trovare idee in quei mercati rimasti indietro rispetto al bull market (soprattutto americano) anche a livello settoriale, come spiega Mario Unali, senior analyst dell’asset manager: “Al momento, ci stiamo interessando al tema value in Europa che, a mio parere, rappresenta un segmento interessante, e ad alcune aree dei mercati emergenti che non hanno partecipato a questo rally. Ci focalizziamo quindi nella ricerca di fondi settoriali o comunque di idee idiosincratiche non legate ad indici o a dinamiche di fondi passivi, ecc., dove può emergere il valore della singola società, del singolo settore, rispetto a un mercato che è spesso guidato da pochi titoli con volumi molto bassi”.

Nel decidere gli investimenti della società, Unali sottolinea come il team si esponga poco all’analisi macro, non avendo nessun vantaggio competitivo nel svolgerla rispetto ai suoi competitor. “Tutti parlano di geopolitica e di mercati, ma noi cerchiamo di collezionare feedback di chi fa questo lavoro in maniera più dettagliata e professionale. Cerchiamo di trovare idee e non ci focalizziamo su rischi di questo tipo, che alla fine non sono ‘hedgabili’. Bisogna quindi continuare a cercare idee e assumere il rischio in maniera responsabile e disciplinata”, afferma l’analista.

In linea con Karni e Unali lo è anche Luca Anzola, head of Fund Research and Alternative Investments – Gestioni Multimanager di Fideuram Investimenti SGR, il quale sostiene che la selezione di fondi e l’implementazione di strategie top-down rappresentino due mondi diversi tra loro. Per l’esperto, infatti, il fondo non è uno strumento adatto per un’asset allocation tattica, e in generale per fare ‘trading’: “Diciamo che il fondo di investimento può essere usato in maniera tattica, ma di medio termine. Ciò non significa che non si prescinda da una valutazione macro, che però deve comunque essere fatta soprattutto se il gestore possiede determinate posizioni strutturali di tipo top-down, oppure in una componente del portafoglio come ad esempio nel caso in cui si vogliano effettuare delle view su specifici risk factor (value, growth, ecc.). In questo contesto di mercato credo sia importante ricercare strategie che aumentino la decorrelazione del portafoglio, attraverso un approccio absolute return ma che, nello stesso tempo, sia accompagnato da un rigoroso processo di risk management”, spiega.

Infine, secondo Giorgio Mastropietro, fund selector di Sofia GP SGR, partendo dall’Europa, ci sono diverse dinamiche in essere, dove “il tema principale a livello di danni provocati da questa situazione è sicuramente il tema Brexit, e tutto ciò che è scaturito da questo evento, sia in termini di indipendenza nei confronti dell’UE sia come movimenti volti alla promozione di una nuova autonomia monetaria: come ad esempio questi primi segnali visti in Catalogna, in Francia, in Germania e che si stanno probabilmente sviluppando anche negli altri Stati europei. Credo che questo sia un tema che l’investitore europeo dovrebbe iniziare a considerare nel prossimo futuro”, afferma.

Per il fund selector, uno dei temi di fondamentale importanza è quindi l’instabilità politica data da queste dinamiche. “Tuttavia, quello che succederà negli USA farà da gancio trainante per tutto il resto, dove avrei molta cautela sul tema asiatico, dato che vi sono dei livelli di indebitamento in certi casi troppo elevati, e quella potrebbe essere la variablie esogena da non sottovalutare. Il portafoglio deve tener conto di tutti questi rischi, insieme a quello principale di cui tutti si sono dimenticati dal 2008 a questa parte, che è quello della liquidità”, conclude Mastropietro.

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