Francesco Conte (JP Morgan AM): “Le small cap europee puntano sulla qualità”


Tra i diversi fondi di JP Morgan AM che vantano il marchio Funds People troviamo il JP Morgan Europe Small Cap Fund con rating Blockbuster con quasi 200 milioni di euro di masse in gestione. Il comparto investe con un bilanciamento in termini di rischio in un portafoglio di titoli di bassa capitalizzazione con l’obiettivo di ricercare rendimenti di lungo periodo. Il fondo è investito almeno per il 67% in titoli azionari emessi da small cap aventi sede o che svolgono la parte preponderante della propria attività economica in un Paese europeo. Per società a bassa capitalizzazione si intendono le società con capitalizzazione di mercato con circa 6 miliardi di euro. Il gestore può investire anche in OICVM e in via accessoria può detenere tioli di debito, liquidità e strumenti equivalenti. Il comparto può utilizzare strumenti finanziari derivati ai fini di copertura e per finalità di efficientamento di portafoglio o per copertura valutaria. È da tenere presente che il fondo investe in titoli di società di piccole e medie dimensioni e i titoli possono essere meno liquide e più volatili rispetto a quelli di imprese di maggiori dimensioni.

La selezione delle società si basa su delle valutazioni convenienti in termini di qualità, crescita e rischio. Il fondo, gestito da Francesco Conte, Jim Campbell e Georgina Brittain, combina un approccio value, quality e di momentum positivo. I gestori si avvalgono dell’aiuto di 43 professionisti esperti di finanza comportamentale con un’esperienza media di 15 anni sul tema. Le finalità dell’approccio di gestione è ricercare la potenzialità nelle aziende e non farsi trascinare dagli eventi. Lo screening secondo l’approccio value, si basa sulla ricerca di valutazioni interessanti e fondamentali solidi, studiando il rapporto prezzo/utili delle società, sui rendimenti dei flussi di cassa e su altri puntuali indicatori. L’approccio quality mira a ricercare delle società con una crescita sostenibile degli utili aziendali attraverso un confronto sul ritorno del capitale investito e sulla qualità del management. La terza metodologia si basa sul momentum di mercato, ossia una valutazione del prezzo e utili relativi a un determinato arco temporale. Per svolgere questa attività è necessario un monitoraggio quotidiano degli annunci relativi agli utili, la conoscenza degli ordini e dei prodotti in fase di lancio oltre agli eventi di carattere straordinario come possono essere fusioni o acquisizioni. 

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“Abbiamo circa 1.350 titoli nel nostro universo di analisi. Spesso i nostri competitor hanno solo 30 titoli in portafoglio, noi al momento ne abbiano 170 e il titolo con maggior concentrazione pesa l’1% circa. Questo rende il portafoglio molto più diversificato e il singolo titolo ha un rischio individuale molto basso”, spiega Francesco Conte, portfolio manager di JP Morgan AM. Il gestore preferisce selezionare aziende che ottengono dei buoni utili in qualsiasi fase di ciclo economico e che offrano delle buone opportunità di crescita. “Ci piacciono molto le società come la Delonghi che hanno una flessione in termini di utile neanche in caso di ribassi di mercato”. Francesco Conte pone l’accento sull’importanza di investire in aziende tecnologiche e all’avanguardia: “Queste offrono ritorni sul capitale molto più elevati. Ad esempio investiamo in aziende come Datalogic, leader nei lettori di codici a barre, che negli ultimi anni sta crescendo a due cifre grazie alle opportunità derivate dal settore dell’e-commerce (soprattutto dagli accordi con Amazon). Un’altra azienda è Melexis, società belga leader mondiale nella produzione di semiconduttori per auto, che sta vivendo una forte espansione grazie allo sviluppo del mercato dei veicoli elettici ed ibridi. Teniamo conto anche delle dinamiche demografiche, ad esempio Amplifon cresce circa il 7% l’anno a seguito dell’invecchiamento della popolazione”, spiega Conte. Il gestore quest’anno compie vent’anni alla guida del fondo e in questi anni ha notato un cambiamento radicale nelle società europee a bassa capitalizzazione: “Dal 1992, le aziende europee, incluse quelle italiane, si sono dovute adattare al modo di lavorare tedesco: un tempo, vendevano i prodotti con un 30% di sconto rispetto a quelle tedesche, mentre oggi hanno imparato a investire sulla qualità facendone il loro punto di forza”.

Il fondo al momento predilige investimenti in beni di consumo ciclici (18,77%), in finanza (18,87%), beni industriali (25,20%) e tecnologia (17,76%) e nel 2017 ha fatto registrare una performance del 21,18% (dati al 31 dicembre 2017). 

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