Fondi tematici, cosa pensano i fund selector?


C’è chi li considera un semplice strumento di marketing, chi invece ne vede davvero il forte potenziale di diversificazione all’interno dei portafogli. I fondi tematici sono stati oggetto di discussione nell’ultima parte della tavola rotonda sulla fund selection organizzata da Funds People.

“Spesso noi gestori siamo troppo concentrati su quanto accade sui mercati ogni giorno e perdiamo di vista i mutamenti economici e sociali che stanno trasformando il mondo in cui viviamo”, commenta Matteo Campi, responsabile dell’Ufficio Investimenti Multimanager e Alternative di Arca Fondi SGR. L’investimento tematico attira l’attenzione degli investitori soprattutto per i trend di lungo periodo, come la digitalizzazione delle nostre vite o l’allungarsi della vita media, di cui possono beneficiare alcuni settori o singoli titoli azionari. “Noi ci crediamo molto ed abbiamo prodotti che li prevedono in modo strutturale e altri che ne fanno una leva di gestione attiva. È vero che può esserci un rischio di ‘moda’, ma se si sceglie bene, si può andare oltre. A tal proposito abbiamo deciso di non creare un fondo su un singolo tema, ma su differenti trend, utilizzando la massima diversificazione, anche attraverso tematiche meno in voga, come oro e settori minerari per esempio”, aggiunge.

D’altro canto Paolo Moia, responsabile Asset Management di Banca Profilo sostiene che ci sia un forte rischio legato alla questione commerciale, “Sono fondi che raccolgono tanto e rischiano di sgonfiarsi velocemente, inoltre in molti casi hanno beta troppo elevato. Avendo un approccio di allocazione del rischio abbiamo più difficoltà ad inserirli”, spiega.

Per Fabrizio Bergna, responsabile dell'Ufficio Ricerca Mercato di Banca Consulia i fondi tematici possono fare la differenza non tanto nel breve termine, ma in un’ottica long term. “Possono dare un plusvalore in termini di diversificazione del rischio, per questo abbiamo deciso di far partire una linea con solo prodotti tematici (dal biotech, all’acqua, robotica, cambiamenti climatici…), suddivisi in 16 megatrend proiettati a cogliere le tendenze tecnologiche, demografiche e sociali del futuro, con 30 posizioni diversificate, che in un’ottica di lungo periodo possono dare importanti risultati”, conclude.

 

 

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