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Fondi pensione preesistenti in calo


A cura di Niccolò De Rossi, Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali.

Dati positivi a fasi alterne per i fondi pensione preesistenti. È quanto emerge dalle analisi condotte dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziale nel Sesto Report "Investitori Istituzionali italiani: iscritti, risorse e gestori per l’anno 2018" su bilanci e note integrative dei diversi fondi.

Anche per l’anno in analisi vengono quindi confermati i due trend che durano ormai da più di 10 anni: da un lato, prosegue la riduzione della loro numerosità, dall’altro, anche nel 2018, cresce il loro patrimonio totale. Il primo dato si attesta a 251 fondi a fine 2018, in riduzione di 8 unità sull’anno precedente, e conferma l’attività di razionalizzazione (peraltro richiesta anche dall’autorità di vigilanza) in quella parte di previdenza complementare da sempre fortemente frammentata, considerando in particolare che i primi 49 (fondi autonomi) costituiscono oltre il 95% degli iscritti e più dell’89% del patrimonio totale (59,7 miliardi di euro). È proprio questo il campione su cui si basano le analisi su iscritti, evoluzione del patrimonio e la relativa gestione.

Soffermandosi proprio su quest’ultimo aspetto, complessivamente l’asset allocation dei fondi pensione preesistenti non segnala forti scostamenti rispetto allo scorso anno, né sotto il profilo delle classi di attivo investite, né sotto quello delle modalità di gestione delle risorse.

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Fonte: Sesto Report sugli investitori istituzionali italiani a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

In particolare, rispetto a quanto rilevato nel 2017, cresce lievemente il ricorso all’esternalizzazione della gestione delle risorse tramite l’assegnazione di mandati a soggetti terzi, che raggiunge la cifra di oltre 44 miliardi euro (circa l’80% del totale). La restante quota del patrimonio (circa 10 miliardi) è gestita direttamente, anche se in riduzione del 2,3% rispetto all’anno precedente.

È interessante considerare proprio la parte investita direttamente poiché è quella che ha evidenziato le maggiori variazioni su base tendenziale: si registra infatti una forte crescita in particolar modo nell’acquisto di fondi alternativi FIA, che passano al 16,3% dal 12,4% e dei titoli di Stato (11,3% dall’8,7). Non si evidenziano invece significative variazioni dell’esposizione in titoli di capitale (5% dal 4,8). In calo, per contro, le altre tipologie di investimento: liquidità (2,6% dal 7,1%), investimenti immobiliari (15,2% dal 16,7%), obbligazionari corporate (2,8% dal 3,3%) e soprattutto OICR/OICVM (32% dal 36,8%).

Le variazioni di investimento nelle diverse asset class, in linea anche con quanto visto per le Casse di Previdenza, sono certamente una conseguenza dell’andamento dei mercati finanziari degli ultimi anni. Pur non parlando di investitori speculativi, le variazioni nelle scelte di allocazione delle risorse deve fare obbligatoriamente i conti con ritorni azzerati sull’obbligazionario governativo, ma anche su quello corporate. Ecco allora che il ricorso a strumenti alternativi di investimento può colmare il gap di rendimento che serve per assolvere al mandato previdenziale nei confronti dei propri iscritti. 

Esaminando dunque la tipologia di FIA nel seguente grafico, possiamo notare come i maggiori investimenti continuino a essere quelli dei fondi immobiliari (77,46%) seguiti da quelli di private equity (6,87%), energie rinnovabili (2,9%) e private debt (2,6%); stentano invece a decollare i fondi di venture capital. Da segnalare, infine, la forte crescita di fondi d’investimento a impatto sociale (2,15% dallo 0,26%). La quota della categoria “altro” (anche se in misura ridotta rispetto al 2017) è riconducibile alla presenza in alcuni fondi di SICAV dedicate per la gestione del patrimonio che prevedono una percentuale di prodotti “alternative” senza fornire ulteriori dettagli.

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Fonte: Sesto Report sugli investitori istituzionali italiani a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali.

Anche per i fondi pensione preesistenti si rileva dunque una tendenza a investire maggiormente attraverso strumenti alternativi. L’unico neo che si riscontra anche nel 2018, complice senza dubbio anche l'instabile quadro politico nazionale, l’esposizione ancora contenuta verso l’economia reale nazionale, che si attesta al 3,2% del patrimonio del campione analizzato. La strada verso un aumento dell’investimento a beneficio del sistema Paese è lunga e non priva di ostacoli, ma certamente qualche passo in più è bene aspettarselo da investitori professionali come i fondi pensione preesistenti.

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