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Fondi pensione la strada è ancora lunga


Nonostante negli ultimi anni ci sia stata una lieve ripresa dei fondi pensione, e sebbene sia appurato che la pensione pubblica non sia più in grado di garantire la giusta copertura previdenziale, ci sono ancora una serie di fattori che ne frenano lo sviluppo. Funds People ha organizzato una tavola rotonda con alcuni specialisti del settore per discutere dell’evoluzione e dei vincoli che limitano ancora la crescita di questi prodotti.

Nadia Vavassori, head of BU pension saving funds di Amundi SGR, sostiene che “i principali driver utilizzati sino ad ora dal sistema per la crescita, seppur lenta, della previdenza complementare possono riassumersi in: incentivi fiscali per gli aderenti; compensazioni contributive, contenute, per le aziende e pubblicità progresso, anche se non costante. Negli anni si è spostata l’attenzione dai benefici fiscali sull’aderente e le aziende alla necessità di ricorrere a questa tipologia di risparmio, per coprire il bisogno previdenziale e quindi mantenere il tenore di vita raggiunto alla fine dell’attività lavorativa, sollecitandone quindi l’interesse. Occorre però sottolineare che un plafond fiscale di 5.164 euro, in realtà, risulta essere troppo limitato per chi vuole davvero fare previdenza complementare”.

Nicola Trivelli, amministratore delegato di Sella SGR, spiega che “la crescita della previdenza complementare è il risultato dell’effetto coordinato di due fattori normativi: aumento dell’età di accesso alle prestazioni pensionistiche pubbliche e la contestuale riduzione degli importi pensionistici da parte degli enti di previdenza pubblica compensata dall’introduzione di vantaggi fiscali. Un’ulteriore accelerazione si è vissuta negli ultimi anni grazie alla recente normativa in tema di welfare aziendale. L’evoluzione della normativa e delle esigenze dei clienti hanno parallelamente spinto le reti di personal banker ad investire nella formazione previdenziale e nell’implementazione di modelli di consulenza in cui i fondi pensione trovano progressivamente più spazio”.

Antonio Barbieri, co-head of Multi-Asset di Arca Fondi SGR, commenta che “a partire dal 2014 i tassi di crescita degli aderenti alle diverse forme previdenziali si sono allineati. Nel 2017 hanno registrato complessivamente un +6,1%, che si scompone in un +9,2% per i fondi pensione aperti, +7,6% per i PIP, +7,8% per i negoziali. Solo i preesistenti in calo dell’1,5%. I principali driver sono le azioni commerciali dei distributori e, nel caso dei fondi pensione negoziali le nuove adesioni in forma collettiva, ossia attraverso il datore di lavore. Comunque, il tasso di partecipazione, inferiore al 30%, rimane ancora troppo contenuto”.

Tutti gli speaker sono d’accordo sul fatto che ci sia ancora molta strada da percorrere per il completo sviluppo di questi prodotti finanziari. “Sicuramente, il tema distributivo è ancora un fattore frenante. Infatti, in passato, i fondi pensione erano poco considerati dalle reti di distribuzione, perché la redditività del prodotto previdenza è sempre stata più bassa rispetto ad altri servizi più remunerativi (assicurazioni e gestioni patrimoniali). Per di più, fare previdenza richiede una maggiore formazione, data la normativa in continua evoluzione. Anche il fattore culturale ne vincola la crescita. All’estero il concetto di previdenza complementare o sostitutiva è ben radicato, perché è impensabile che la pensione pubblica possa essere quella che garantirà il proprio futuro. Occorre quindi lavorare in termini di comunicazione, non solo da parte degli operatori, ma anche del sistema”, afferma Trivelli.

“Il tema è molto complesso, infatti gli incentivi fiscali, che nel corso degli anni sono stati introdotti per altri prodotti finanziari di lungo periodo, hanno reso sempre meno interessante per le reti distributive collocare i fondi pensione, caratterizzati tipicamente da bassa reddittività per la consulenza. Oltre alla concorrenza di altri prodotti, si deve segnalare l’introduzione di norme e adempimenti sempre più rigidi da parte del Regulator previdenziale, che non ha semplificato di molto la conoscenza dei prodotti da parte del cliente finale. L’introduzione della scheda costi, per esempio, uno strumento che intrinsecamente avrebbe potuto avere una valenza importante per una valutazione più immediata e semplificata dei fondi pensione, è stato depotenziato con complesse e confuse indicazioni sulle modalità di utilizzo”, aggiunge Vavassori.

“È auspicabile da parte del legislatore un intervento per definire meglio i confini e gli obiettivi della previdenza complementare. La mancanza di chiarezza e semplicità su alcuni temi come quelli fiscali si traduce in una maggiore preoccupazione da parte dei clienti. In Arca Fondi SGR riceviamo richieste di informazioni che nell’80% dei casi riguardano i fondi pensione, nonostante le masse interessate rappresentino solo il 10%.  Il cliente molto spesso non utilizza lo strumento fondo pensione e rinuncia ai vantaggi fiscali perché preoccupato del vincolo della rendita per il 50% della posizione previdenziale”, spiega invece Barbieri.

Sono tante le aree di miglioramento dei fondi pensione di cui il Legislatore dovrà tenere conto per garantire la crescita di un prodotto finanziario che ormai ha assunto un’importante funzione sociale, al di là del semplice bisogno previdenziale.

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