Fondi co-gestiti, dove e come investono?


La parola d’ordine, più volte ripetuta da analisti e gestori, quando a loro l’investitore chiede consiglio, è diversificare. Costruire un portafoglio su misura, con vari e più mattoncini in base alle esigenze del risparmiatore, è la chiave di volta che sembra poter far fronte alla complessità dei mercati finanziari. Tra tassi in aumento, politiche monetarie meno accomodanti, volatilità in borsa e rischi geopolitici, puntare su diversi asset (azioni, oblbigazioni), su diverse aree geografiche e, oggigiorno, anche più su settori e temi ben pensati, potrebbe fornire una buona protezione al capitale, assieme a un certo grado di rendimento. Da qualche tempo, poi, c’è un’ulteriore diversificazione che le case d’investimento valutano con sempre maggior attenzione: quella per gestori. Non sono pochi, infatti, i fondi multimanager, ovvero quei fondi co-gestiti da diversi esperti e specialisti di segmento, con approcci poco correlati tra loro, in modo da migliorare il profilo di rischio/rendimento complessivo del prodotto.

Morningstar stima che in Europa ci siano qualcosa come 1600 fondi multimanager attivi nelle categorie bilanciate. Si tratta, dunque, di un segmento significativo dell’industria del risparmio. Proprio per questo la società di analisi ha pubblicato un studio, condotto da Francesco Paganelli, analista del manager research team di Morningstar, sui 100 strumenti più grandi di questo tipo (dati a fine 2017), per individuare, in linea di massima, la composizione del portafoglio di questi strumenti. L’analisi rivela la presenza in totale di migliaia di titoli differenti: ci sono circa 200 diversi ETF, oltre 1.500 comparti e 600 titoli azionari.

In base ai dati pubblicati dal report si evincono alcune evidenze:

  • I fondi più apprezzati dai prodotti multimanager sono anche i più popolari, basti considerare il Nordea 1 Stable Return che è secondo per peso medio nei portafogli analizzati.
  •  Il 33% dei comparti alloca almeno il 50% del portafoglio in prodotti della casa ed è molto raro trovare strumenti con soli fondi di terzi.
  • Tra i titoli azionari, il peso di quelli europei sul totale degli equity è preponderante.
  • Gli ETF sono poco usati. Su 100 prodotti presi in esame, solo 14 hanno circa il 30% del patrimonio investito in questi strumenti. La metà ha meno del 5% in index fund, e quasi nessuno detiene smart beta. Chi li utilizza ne fa uso soprattutto per coprire i mercati emergenti, sia azionari che obbligazionari.
Professionisti
Società

Notizie correlate