Fintech, il problema della regolamentazione


In occasione dell’Investor Day Meeting organizzato da Ver Capital, si è dibattuto di fintech: 'la disintermediazione dei canali tradizionali nell’asset management e nel working capital'. La nascita del fintech non è da ricondurre solo alla rivoluzione tecnologica che ha caratterizzato il mondo negli ultimi anni, ma anche alla crisi del sistema bancario

Le banche hanno ridotto moltissimi servizi e hanno permesso ad altri soggetti di entrare nel business. Per dare un po’ di numeri, a livello globale, il 33% della digital population fa uso del fintech, in Italia solo il 16%. “In Italia non si è ancora sviluppato a causa della bassa cultura finanziaria. Ci vuole tempo, naturalmente, ma pensiamo che nel medio periodo diventerà una pratica diffusa”, spiega Mario Bortoli, AD di Euclidea SIM. “Abbiamo investito tantissimo sul web, con l’offerta di una piattaforma tecnologica all’avanguardia, affiancata da un servizio di advisory telefonico. Non crediamo al robot advisory ma piuttosto al cyber advisory, ossia una via di mezzo tra l'uomo e la macchina. Siamo un consulente finanziario indipendente e non abbiamo conflitto d’interesse; inoltre, per non condizionare l’algoritmo sulla base dei costi e offrire soluzioni più prudenti o meno prudenti in base al prezzo, abbiamo definito lo stesso pricing per le azioni e le obbligazioni", spiega Bortoli.  

“La nostra azienda è stata pioniera nel fintech e abbiamo notato una grossa diffidenza iniziale”, spiega Serena Torielli, AD di AdviseOnly. "Le banche non capiscono però, che non sono minacciate dal fintech, ma piuttosto dalle grandi società del bigtech, i colossi tecnologici che gestiscono i dati (Amazon, Facebook, ecc.)”. Anche secondo Matteo Tarroni, AD e founder di Workinvoice, le fintech non devono essere viste come concorrenti. “Siamo molto simili a dei dipartimenti di ricerca e sviluppo”.

Il problema della regolamentazione

Secondo Tarroni, tutti i modelli innovativi diventati di uso comune hanno dovuto mettere alla prova la regolamentazione (come ad esempio Uber o Airbnb). “In Italia non c'è ancora una regulation fatta per la nostra attività. Noi vorremo essere regolamentati, perché questo crea barriere all’entrata e toglie il rischio di sanzioni. Ritengo la regolamentazione un’opportunità”. 

“Anche noi siamo autorizzati ad operare dalla Banca d’Italia, anche se siamo solo una realtà di 30 persone. Siamo a tutti gli effetti un intermediario finanziario. Sono d'accordo sul fatto che la regolamentazione sia un qualcosa di positivo, perché dà protezione e fiducia al consumatore”, spiega Francesca Todeschini di Credimi.

Massimiliano Lagreca, head of Elite Club Deal LSE Group, spiega che “si possono creare delle sandbox sui modelli di business pionieri in un determinato settore. Studiando quest'ultime, si possono trovare delle analogie per definire la regolamentazione più adatta”.

Professionisti
Società

Notizie correlate

Anterior 1 2 Siguiente