Fidelity, i mercati asiatici ad un bivio


Il Prodotto Interno Lordo cinese di conferma al di sopra del target minimo fissato da Pechino nel primo trimestre del 2019. Una crescita in moderata flessione al 6,2% che conferma da un lato l’impatto delle tensioni sul commercio globale innescate dall’amministrazione Trump e dall’altro la capacità di tenuta del gigante asiatico, supportato da un mercato domestico sempre più maturo.

“Oggi i mercati asiatici sono arrivati a una sorta di bivio in quanto, pur risentendo delle incertezze esterne, dovrebbero stabilizzare le condizioni di accesso al credito cinese per rafforzare la domanda interna. Dato il sostegno fornito dai policymaker nella regione, riteniamo che il rischio di un forte rallentamento della crescita del PIL si sia ridimensionato sensibilmente. La politica fiscale e quella monetaria, più in generale, restano favorevoli”. George Efstathopoulos, gestore del fondo Fidelity Asia Pacific Multi Asset Growth & Income, raggiuto da Funds People in occasione del terzo anniversario dal lancio dello strumento, guarda all’esposizione all’area Asia Pacifico forte di una view che negli anni ha portato a realizzare significativi risultati, in particolare in ottica di contenimento del rischio.

Flessibile e diversificato

“Un aspetto di particolare rilievo consiste nel fatto che lo strumento ha realizzato una performance solida in occasione delle ondate di volatilità che hanno interessato i mercati azionari”, sottolinea. “La frenata di fine 2018 ne ha messo a dura prova la tenuta, ma il fondo è stato in grado di subire solo la metà del rendimento negativo dei titoli azionari”, ha aggiunto. Il passaggio al nuovo anno ha rappresentato un periodo di particolare dinamismo e un contesto sfidante, il più intenso dal lancio, sottolinea il team di gestione. “La flessibilità rispetto all’asset allocation, si è rivelata fondamentale per beneficiare dei rialzi dei mercati e limitare al contempo l’impatto della volatilità”, chiarisce Efstathopoulos, indicando tra le più importanti operazioni messe in atto la riduzione dell'esposizione azionaria a partire da settembre 2018 con reinvestimento in obbligazioni di alta qualità, tra cui i titoli di Stato cinesi onshore (CGB). “A fine 2018 i CGB avevano registrato le migliori performance tra i principali mercati dei titoli di Stato in valuta locale e, avendo sovraperformato i Treasury statunitensi in USD, sono di fatto diventati un efficace strumento di diversificazione rispetto alle azioni”, fa notare.

Catturare un trend di lungo periodo

Guardando all’attuale esposizione in ottica prospettica è possibile notare un approccio difensivo per quanto riguarda l’azionario con esposizione a titoli che offrono maggiori dividendi e un incremento dell’esposizione al reddito fisso. “Una decisione”, specifica il gestore del fondo Fidelity Asia Pacific Multi Asset Growth & Income, “che ha naturalmente comportato una riduzione del beta azionario, comunque in parte compensata dall’aumento delle azioni cinesi di classe A”. Al contempo il Fondo mantiene anche un’allocazione alle obbligazioni dei mercati emergenti in valuta locale, “una delle nostre posizioni a più elevata convinzione”, afferma Efstathopoulos. Il 20% circa dello strumento risulta investito in obbligazioni di elevata qualità, considerate dal team di gestione il cuore difensivo della strategia. Infine, l’8% circa è investito in asset alternativi tramite 30 diverse posizioni, sia in fondi aperti che quotati. “Per molti aspetti c’è ancora un ampio divario tra l’importanza dell’Asia nell’economia globale e l’allocazione alla regione, motivo per cui gli investitori non riescono a capitalizzare un’ampia gamma di opportunità di investimento, ma le cose stanno cambiando”, conclude Efstathopoulos. Ponendosi ancora sopra il 6% in termini di crescita, la Cina, grande faro della regione, conferma di avere la stabilità necessaria per spingere l’Asia Pacifico verso lo status di allocazione core per gli investitori internazionali.

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