Ferretti (Anima SGR): “Conosciamo quello in cui investiamo e investiamo in quello che conosciamo”


Fedeltà all’approccio di gestione, diversificazione, attualità. Attorno a questi tre pilastri si potrebbe riassumere, in un esercizio di estrema semplificazione, la storia del fondo bilanciato prudente Anima Sforzesco, fiore all’occhiello – accanto al Visconteo, con il quale fu lanciato nel lontano 1985 – di Anima SGR che vanta il doppio rating Blockbuster e Consistente Funds People 2017. Il prodotto – assieme ad altri tre della casa di gestione – è risultato primo nella classifica dei 25 fondi di diritto italiano con maggior patrimonio a fine settembre (con 5,77 miliardi di euro).   

Passano gli anni, dunque, ma il tempo sembra non scalfire il fascino dello Sforzesco. Cos’è che ne fa ancora, agli occhi degli investitori italiani, un porto sicuro dove approdare nel tortuoso mare degli investimenti? “Sicuramente il track record favorevole di lungo periodo”, spiega Gianluca Ferretti, responsabile fondi bilanciati e corporate di Anima SGR. “In 32 anni di operatività se ne contano 29 di performance assolute positive”, spiega l’esperto. E poi c’è l’evidente capacità di sapersi adattare al continuo divenire dei mercati senza venir meno allo stile gestionale: “L’asset allocation del fondo risponde ancora oggi agli obiettivi di molti investitori che privilegiano un’esigenza di crescita graduale del proprio capitale investito”, commenta il responsabile.

L’approccio di gestione del team, che Ferretti guida ormai da 18 anni, continua ad essere di tipo attivo. “Conosciamo quello in cui investiamo e investiamo in quello che conosciamo e la scelta dei titoli in portafoglio può anche discostarsi dal benchmark di riferimento”, sottolinea il gestore che passa poi a commentare gli aggiustamenti inevitabili dettati dalle circostanze degli ultimi tempi, come l’aver dovuto ricercare alternative ai Titoli di Stato in uno scenario di tassi di interesse molto bassi.

“A nostro giudizio, allungare la scadenza degli investimenti rappresenta una soluzione rischiosa oggi. La ricerca di rendimento passa piuttosto per un ampliamento dello spettro dei titoli da includere in portafoglio - spostandosi ad esempio dai governativi area euro alle obbligazioni corporate investment grade e high yield e ai titoli ‘junior’, in area euro ed extra-euro – privilegiando talvolta le azioni alle asset class obbligazionarie e senza ignorare la liquidità”.  

Composizione del portafoglio

“Sulla parte obbligazionaria si è optato per un marcato sottopeso sia dell’investito che della duration”, commenta il gestore. “Oggi, infatti, il ‘costo opportunità’ per mantenere una duration più breve non è così rilevante come in altri momenti di mercato e offre protezione in una prospettiva di futuro rialzo dei tassi”. Scendendo nel dettaglio, Ferretti spiega che si è mantenuto il sottopeso sui titoli governativi, preferendo quelli indicizzati all’inflazione (sebbene anche quest’asset class sia stata ridotta negli ultimi mesi), compensando con la liquidità e il sovrappeso sulle obbligazioni societarie, contraddistinte da rating non alto e duration breve. “Restiamo però convinti che per creare valore con rendimenti ancora estremamente compressi, l’asset allocation debba conservare il leggero sovrappeso sulle azioni rispetto al benchmark di riferimento e lo stile di gestione essere sempre più attivo e volto ad individuare ulteriori nicchie di investimento”, conclude.

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