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FEduF, il risparmio si costruisce da lontano


Contributo a cura di Giovanna Boggio Robutti, Direttore Generale FEduF.

In Italia l’educazione finanziaria è quasi completamente a carico dei genitori. Da una ricerca realizzata da FEduF insieme a Doxa Kids risulta che il 91% del campione dichiara che le informazioni sulla gestione dei soldi vengono trasmesse prevalentemente in famiglia. Nell’educazione finanziaria dei figli, di pari passo con la gestione del denaro, prevale un approccio pratico, legato all’immediato, ossia una sorta di educazione all’occorrenza: genitori e figli parlano di soldi prevalentemente per valutare insieme un acquisto che il ragazzo intende fare (68%) o quando quest’ultimo chiede dei soldi per comprarsi qualcosa (64%). Il denaro per i ragazzi rischia in questo modo di restare un bene senza passato né futuro. Come faranno i ragazzi a capire come programmare una spesa, a valutare la necessità di differirla, a comprendere i concetti di priorità e di rinuncia, di bilanciamento tra possibilità e desideri, tra doveri e piaceri se i genitori si sostituiscono a loro, anche nel corso dell’adolescenza, in queste decisioni? Siamo poi sicuri, che i genitori siano in grado di trasmettere equilibrio di giudizio e di comportamento nell’acquisto? Quali strategie educative adottano? L’esempio è, secondo la ricerca, la principale modalità proposta dai genitori nell’eduzione finanziaria (47%) dei figli, un meccanismo che, come abbiamo accennato, rischia di trasmettere comportamenti errati e pregiudizi, quali quelli ancora oggi largamente diffusi sugli strumenti di pagamento elettronico.

Se poi consideriamo la qualità delle informazioni trasferite possiamo notare come solamente il 50% degli italiani (Fonte Rapporto Consob 2018) conosca le nozioni di base dell’economia, vale a dire inflazione, relazione rischio/rendimento, diversificazione, mutui, interesse composto: ciò significa che ogni giorno milioni di cittadini adulti con scarse competenze economiche di base devono affrontare scelte economiche e, a differenza di ciò che accade nel mondo della scuola, dove da molti anni vengono proposti programmi di educazione finanziaria, non esiste un canale preferenziale che consenta di trasferire loro conoscenze in modo diretto. 

Gli adulti sono un pubblico frammentato, eterogeno, non localizzato. Hanno poco tempo ed urgenze che portano ad effettuare scelte economiche in modo sbrigativo o poco approfondito; non investono minuti preziosi in ricerche e comparazioni, come fanno invece per beni di consumo molto meno rilevanti, e scelgono quindi prodotti e servizi in modo spesso inconsapevole. In passato un’importante occasione di educazione economica era data dalla possibilità da parte dei bambini di osservare i genitori nello svolgimento delle rispettive professioni. Ciò era un’ottima esperienza che favoriva lo sviluppo dell’autonomia nel bambino (essendo, appunto, il lavoro alla base dell’autonomia).

Di fatto, la famiglia rappresentava il microcosmo che, insieme agli aspetti valoriali e della tradizione, trasmetteva al ragazzo le competenze economiche che avrebbe poi ritrovato nella comunità. Oggi, purtroppo, la maggior parte delle professioni viene svolta fuori casa e il ruolo educativo dei genitori è reso sempre più complesso dai mutamenti nella società.  Peraltro, quando si parla di educazione economica molti genitori non si sentono all’altezza di trasferire ai figli le conoscenze necessarie, perché spesso ritengono di non possederle.

È quindi davvero indispensabile supportare scuola e famiglia per far crescere le competenze di cittadinanza economica dei più giovani.

L’approccio adottato dalla FEduF per diffondere l’educazione finanziaria è di carattere fortemente valoriale e stimola i giovani a considerare il denaro come uno strumento di benessere individuale e collettivo, collegandolo al processo guadagno-spesa, con una forte attenzione alla legalità, all’etica, alla sostenibilità e alla lotta agli sprechi. La sfida è aiutare i giovani a sviluppare una relazione con il denaro rispettosa, consapevole e responsabile e farli avvicinare a modelli economici più equi, inclusivi e sostenibili, quali quelli proposti ad esempio nelle teorie dell’economia civile. O, ancora, a orientarli verso stili di consumo e di spesa più responsabili e virtuosi, aiutandoli a scoprire paradigmi economici e stili imprenditoriali sostenibili grazie alla conoscenza dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Aiutarli, insomma, a costruire il loro futuro in modo responsabile e sostenibile per garantire un benessere a lungo termine per sé stessi e per il Pianeta.

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