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L’opinione di Jaime Pérez Maura, head of business development, Allfunds​

L’altro giorno ho visto un video che circola in rete di un gorilla che imitava alla perfezione tutte le mosse della volontaria della struttura in cui è ospitato. Era incredibile: lei faceva la verticale, e il gorilla pure, lei si abbassava, e lui faceva lo stesso…è evidente, siamo animali abitudinari, emuliamo i comportamenti come automi e ripetiamo frasi che non fanno necessariamente parte nel nostro cervello ma che assorbiamo dal flusso linguistico. C’è un’espressione abbastanza attuale che mi sembra veramente affascinante: “Il potere dell’informazione”. Se non parli delle informazioni che possiedi o del fatto che gestisci terabyte di dati, allora sei un semplice mortale analogico, non segui l’onda e se parli direttamente di fondamentali della società rischi di essere pure sbattuto fuori dal gruppo Whatsapp dei tuoi colleghi. La cosa più suggestiva di questa frase non è tanto la sua sostanza, che è innegabile (c’è verità nei dati), ma il fatto che chiunque ha il diritto (e il coraggio) di pronunciarla, si tratti di Facebook o di una semplice pagina web degli amici dell’ornitorinco. “The world’s most valuable resource”, secondo una copertina del The Economist, e probabilmente è vero ma bisogna filtrare, andare a fondo. C’è informazione e informazione, non tutto vale, non tutto ha lo stesso valore o può essere interpretato. Dobbiamo analizzare la fonte e la reale capacità dei dati che aggreghiamo di generare valore, non basta “comprare dati all’ingrosso” né tantomeno farsi convincere sulla fiducia da chi dice di possederli. Deve esserci un processo quasi di alchimia che consenta la trasformazione delle informazioni in qualcosa di significativo, di spessore. Impossibile? No, ma bisogna lavorarci su affinché possa arrivare a diventare “The world’s most valuable resource”.

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