ETF, i numeri della crescita dell’ultimo decennio


Oltre 180 investitori istituzionali per asset under management complessivi pari a 2.800 miliardi di euro. L’ampiezza dell’indagine svolta da EDHEC, tra le più importanti business school internazionali con sede in Francia, in collaborazione con Amundi ETF, Indexing & Smart Beta, non lascia spazio a dubbi sulla rilevanza dei risultati che certificano una crescita esponenziale dell’utilizzo di ETF negli ultimi 12 anni.

Tutte le classi di attivo

Nei 25 Paesi europei monitorati dalla survey l’aumento dell’importanza degli strumenti a replica all’interno dei portafogli è costante nel corso degli anni con una significativa accelerazione tra il 2006 ed il 2010 ed una stabilizzazione con aggiustamenti verso l’alto per quanto riguarda gli anni successivi. “Una crescita impressionante”, commenta Vincenzo Sagone, head of ETF, Indexing & Smart Beta Business Unit di Amundi SGR. Dal 2006 ad oggi le entità che fanno uso di ETF per esporsi all’asset class corporate bond sono passate dal 6% al 68%. Percentuali che salgono per quanto riguarda le azioni con un balzo di oltre il 50%, dal 40% del 2006 al 91% di oggi. “Scarti verso l’alto che ritroviamo in tutti i comparti”, fa notare Sagone, “a riconferma della convinzione maturata negli investitori circa le caratteristiche di efficienza, semplicità, trasparenza e innovazione connaturate a questa tipologia di prodotto”.

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A cambiare nel tempo è anche la funzione assegnata dagli investitori professionali all’interno dei portafogli. “Oggi, grazie anche all’evoluzione dell’offerta, è possibile rilevare un utilizzo tanto tattico quanto core”, sottolinea l’head of ETF, Indexing & Smart Beta Business Unit di Amundi SGR, “e una crescita nella consapevolezza della possibilità di costruire un’allocazione strategica completa tramite ETF”.

Ricerca, sviluppo e, soprattutto, educazione

Un quadro che potrebbe fare pensare al raggiungimento di uno stato di maturità del mercato degli ETF. Non è così, fa notare Sagone, “poiché molto rimane da fare sia in termini di nuove possibilità di utilizzo che di consapevolezza da parte degli investitori”. In particolare, la ricerca sottolinea come il fondamentale elemento di interesse relativo agli ETF rimanga il costo, seguito dalla qualità della replica. Una direttrice di sviluppo per le case di gestione è perciò rappresentata dalla creazione di gamme prodotto che uniscano qualità nell’esposizione ad indici broad a prezzi contenuti. “Questa unione”, afferma l’head of ETF di Amundi SGR, “è il tratto distintivo della nostra offerta Prime che si compone di dieci prodotti, tutti con costo pari a 5 bps, che permettono un accesso a tutte le classi di attivo fondamentali per la costruzione di un portafoglio diversificato”. L’EDHEC European ETF, Smart Beta & Factor Investing Survey pone, inoltre, l’accento su un ulteriore concetto al centro dell’interesse degli investitori, quello di sostenibilità. Tra le richieste di sviluppo di strumenti passivi, al primo posto è risultata, infatti, la crescita dell’offerta SRI, seguita da ETF su indici multi-fattorialie Smart Beta.

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Due asset class che comportano un aumento del grado di complessità degli strumenti di investimento associati e conseguentemente la necessità di una sempre maggiore educazione all’utilizzo degli ETF. “Investitori e consulenti hanno ormai compreso l’importanza di questo strumento”, segnala Sagone, “ma dobbiamo continuare a lavorare sulla formazione”. “Come Amundi ETF”, prosegue, “siamo impegnati in iniziative di educazione a tutti i livelli, dall’advisory riservata al retail agli istituzionali più evoluti, perché crediamo che alla ricerca e sviluppo di prodotti sempre più efficienti e completi debba accompagnarsi una vicinanza concreta all’investitore in modo che il loro utilizzo sia sempre rispondente alle reali esigenze di allocazione”.

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