Esiste un costo associato alla performance degli investimenti ESG?


Contributo a cura di Simone Rosti, responsabile di Vanguard per l’Italia. Contenuto sponsorizzato.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una forte diffusione di soluzioni d’investimento basate su criteri ambientali, sociali e di governance (ESG). Ciò è riconducibile a una varietà di ragioni, che vanno dal desiderio di aumentare i ritorni adeguati per il rischio, alla necessità di soddisfare una preferenza in termini di valori, al desiderio di contribuire a un significativo cambiamento per la società.

Dal momento che il tema ESG continua ad attirare l’attenzione collettiva, è quasi certo che il numero di persone e di istituzioni che intendono utilizzare gli investimenti per rispecchiare i propri valori continuerà ad aumentare. Pertanto, ci aspettiamo che assumerà importanza sempre maggiore anche l’aspetto connesso alla capacità dei prodotti ESG di fornire ritorni adeguati per il rischio sistematicamente diversi rispetto al mercato.

Una recente ricerca condotta da Vanguard ha evidenziato che i fondi ESG possono avere un andamento molto diverso rispetto al mercato sottostante. In molti casi, ciò è dovuto alle differenze di stile e/o di settore, il che suggerisce che chi investe in questi prodotti è disposto a sostenere diversi livelli di rischio.

Tuttavia, la ricerca ha anche evidenziato che le soluzioni ESG si comportano in modo molto diverso le une dalle altre. Mentre alcune hanno prodotto ritorni superiori a quelli di mercato, altri hanno registrato una sottoperformance. Se consideriamo l’alpha totale aggiustato per i fattori, vediamo che la maggior parte dei prodotti nel nostro campione aveva un alpha praticamente pari a zero. Pertanto, anche se si osservano differenze a livello di performance, queste possono spesso essere spiegate tramite fattori noti.

Rendimenti e volatilità

Una componente centrale della nostra ricerca è stata l’esame delle performance al lordo dei costi dei fondi comuni d’investimento e degli ETF sul segmento azionario Usa che adottano fattori ESG nei processi d’investimento, come indicato da Morningstar.

Nella nostra analisi abbiamo fatto una distinzione tra fondi indicizzati e fondi a gestione attiva, come pure tra fondi che adottano e fondi che non adottano esclusioni esplicite. Per poter trovare un buon equilibrio tra il periodo storico e la copertura dei fondi, abbiamo diviso il nostro periodo di analisi in tre sottocampioni, che vanno dal 2004 al 2008, dal 2009 al 2013 e dal 2014 al 2019. Ciò ci ha anche consentito di tener conto dei fondi nati più di recente.

Nella prima fase, abbiamo analizzato le differenze tra ritorni lordi e volatilità (deviazione standard) per tutti i fondi e tutti i periodi rispetto al FTSE USA All Cap Index.

Nel campione abbiamo osservato un livello elevato di dispersione su entrambe le dimensioni ritorni e rischio. Abbiamo trovato fondi ESG con ritorni e rischi più elevati, ritorni e rischi più bassi, come pure ritorni più elevati e rischi più bassi e ritorni più bassi e rischi più elevati rispetto all’universo d’investimento. Come era lecito attendersi, i risultati dei fondi a gestione attiva evidenziano una maggiore dispersione rispetto a quelli degli indicizzati. Complessivamente, questi risultati iniziali suggeriscono che i fondi ESG non presentano sistematicamente rischi più elevati, né minori ritorni adeguati per il rischio rispetto al mercato.

I fondi ESG hanno un alpha totale adeguato per i fattori?

Nella seconda fase, abbiamo scomposto queste differenze di ritorno per vedere se fosse possibile individuare un alpha potenziale nel gruppo di fondi ESG da noi scelto.

Per poter verificare la presenza di eventuali fattori di stile, abbiamo effettuato una regressione della performance dei nostri fondi ESG rispetto al modello dei cinque fattori di Fama-French: fattori di mercato, size, valutazione (value/growth), redditività (quality) e investimento del capitale.

Abbiamo riscontrato che la dispersione di queste esposizioni è leggermente maggiore per i fondi a gestione attiva rispetto a quelli indicizzati. Sono emerse differenze analoghe operando una distinzione tra i fondi che applicano e quelli che non applicano esplicite esclusioni: la dispersione tra gli orientamenti verso certi fattori per i fondi basati su esclusioni è risultata leggermente minore rispetto a quelli che non le prevedono.

Dopo aver controllato i fattori di stile, abbiamo rivolto la nostra attenzione all’alpha totale dei fondi, per stabilire se fosse possibile individuare una componente indipendente che potesse essere attribuita all’elemento ESG. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, abbiamo riscontrato che gli alpha totali erano, statisticamente parlando, praticamente pari a zero. 

Differenze settoriali

La terza fase della nostra analisi era incentrata sull’esame delle differenze settoriali dei fondi ESG e sugli effetti potenziali a livello di performance del fondo.

Così come può favorire gli investimenti in nuove tecnologie, un fondo ESG può anche evitare alcuni settori, ad esempio quelli relativi ai combustibili fossili. Al fine di rendere espliciti i potenziali bias, abbiamo calcolato le esposizioni settoriali di tutti i fondi ESG del nostro campione. In media, abbiamo riscontrato che il settore finanziario, quello dei minerali energetici e quello dei servizi di consumo erano leggermente sottopesati, mentre quello delle tecnologie sanitarie è risultato essere leggermente sovrappesato.

Tuttavia, in sede di valutazione degli effetti potenziali che queste deviazioni sistematiche nell’esposizione settoriale avevano sulla performance relativa dei fondi, abbiamo riscontrato che esse erano decisamente limitate in media, se considerate su base trimestrale su un orizzonte di 15 anni, considerando tutti i fondi oggetto di analisi. 

Effetti dei costi

Poiché fino ad oggi la nostra analisi era basata sui rendimenti lordi, abbiamo calcolato l’alpha netto (dopo i costi) e analizzato il suo rapporto con gli expense ratio. Anche in questo caso si è avuta una dispersione significativa dei risultati. Tuttavia, abbiamo individuato un rapporto negativo tra alpha netto e gli expense ratio nel campione allargato.

I costi hanno un effetto significativo sull’alpha dei fondi ESG

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Note: Rapporto tra alpha netto e medio rispetto agli expense ratio mensili. Gli expense ratio mensili sono calcolati come differenza tra rendimenti lordi e netti. Si è tenuto conto dei dati di tre periodi quinquennali: 2004 - 2008, 2009 - 2013 e 2014 - 2018. I fondi sono quelli incentrati sulle azioni statunitensi che utilizzano un fattore ESG nel processo d’investimento, come indicato da Morningstar. Il benchmark è FTSE USA Equity All Cap.

Fonti: Calcoli di Vanguard, basati su dati Morningstar, Inc.

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