Emerging Markets paradiso della gestione attiva


Tratto dalla rivista numero 31 Funds People - sezione Gestione.

Una forte correzione a fine 2018, la cui profondità ha trovato solo parziale riscontro nei fondamentali, e una ripresa nell’anno in corso resa volatile dalle tensioni commerciali fra Stati Uniti e Cina. I mercati emergenti hanno vissuto mesi intensi con forti movimenti degli investitori internazionali a pesare sui flussi, elemento che mantiene un’assoluta rilevanza per l’asset class. Funds People ha deciso, dunque, di riunire quattro fund selector che con il supporto di un portfolio manager potessero fare chiarezza sulle prospettive dell’universo d’investimento e sulle modalità di allocazione preferite e da preferire in ottica prospettica nell’ampio spettro di possibilità offerto dall’universo emergente.

Distinzioni necessarie

“Le opportunità permangono sia sul fronte obbligazionario che azionario, con quest’ultima componente a rappresentare nel modo più compiuto il differenziale di crescita, intatto se non in allargamento, tra Paesi sviluppati e emergenti”, spiega Eoin Donegan, portfolio manager, Equity Multi-Manager Strategy di Mediolanum International Funds. “Nonostante la volatilità registrata, la nostra esposizione continua ad essere composta tanto da strumenti che investono sull’intera asset class quanto da strumenti più focalizzati sui singoli Paesi o temi, con il caso più importante che riguarda l’esposizione al tema dello sviluppo cinese”, specifica Donegan. 

“Possiamo affrontare il tema della crescita globale da qualunque punto di vista, utilizzando qualunque metrica o approccio fondamentale”, sottolinea Filippo Valvona, fund selector, Fund Research and Manager Selection di Amundi SGR, “ma otterremo sempre un contributo decisivo dei mercati emergenti”. Un dato che si traduce nell’impossibilità di ignorare l’asset class nell’allocazione strategica, sia per quanto riguarda il lato azionario che obbligazionario. “È necessario, però, operare una distinzione”, argomenta Carlo Mogni, senior fund manager di Investitori SGR, società del Gruppo Allianz, “poiché mentre l’esposizione al debito emergente sta diventando sempre più strutturale nell’asset allocation, soprattutto nel contesto dei rendimenti a scadenza negativi o vicini a zero offerti dalle obbligazioni governative europee, per la componente azionaria riteniamo necessario un approccio più prudente e selettivo. Sebbene sia innegabile la presenza di un elevato potenziale di crescita”, prosegue Mogni, “non necessariamente questo si traduce in migliori risultati reddituali a livello di singola società o di singolo settore. La conseguente elevata dispersione di rendimenti”, specifica, “rende particolarmente adatto il ricorso alla gestione attiva, mentre l’utilizzo di strumenti passivi si rivela più utile in chiave tattica”. 

Attivi ed ESG

“Gli indici relativi ai mercati emergenti non sono ancora pienamente efficienti, come dimostrato dalla rincorsa all’aumento del peso della Cina”, concorda Antonio Peruggini, portfolio manager di Fideuram Investimenti SGR. Rafforza l’argomentazione Valvona: “Se pensiamo al fatto che il Paese pesa oggi oltre il 30% negli indici emergenti, è chiaro il potenziale rischio di perdere opportunità con un’esposizione ottenuta solo tramite passivi”. Un esempio portato da Peruggini, sempre relativo al gigante asiatico che ben testimonia la necessità manifestata dal lato fund selection, riguarda l’investimento nel segmento azionario A-Shares, “uno dei comparti - ricorda il portfolio manager di Fideuram Investimenti SGR - che pur essendo caratterizzato da una più elevata volatilità determinata dall’ottica di trading degli investitori locali, mostra molte opportunità interessanti in ottica futura e in cui siamo investiti strategicamente, nei portafogli dedicati all’area emergente, tramite una serie di fondi attivi che hanno fatto registrare un’ottima performance negli ultimi mesi”. 

“L’asset class emergente - chiarisce sul punto John Malloy, portfolio manager Emerging Markets Strategies di RWC Partners - continua ad essere molto inefficiente e ad essere caratterizzata da una relativa scarsità di dati, ricerca e informazione. La stessa definizione di emerging market è problematica e dal nostro punto di vista solo una gestione attiva che parta da una chiara view macro su valute, tassi e rischi geopolitici per poi concentrarsi su settori e tematiche, fino ad entrare nell’analisi specifica di ogni società oggetto di investimento, è in grado di muoversi propriamente all’interno di un contesto così complesso”. Una specificità e differenziazione che impone la valutazione caso per caso e azienda per azienda dei principali fattori di rischio, tra cui, concordano i partecipanti alla tavola rotonda, l’aspetto della governance, in media più deficitario nei mercati emergenti. “È ormai comprovato - spiega Malloy - come gli aspetti ambientali, sociali e di politiche aziendali costituiscano un fattore indispensabile per il controllo del rischio e una precisa valutazione della performance attesa. Per questo motivo - conclude - incorporiamo tutti i fattori di sostenibilità all’interno delle nostre analisi e portiamo avanti un’attività di engagement costante nelle società che deteniamo all’interno dei nostri portafogli”.

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