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Emergenti sul filo del rasoio


I Paesi emergenti navigano in acque agitate. Dopo un paio d’anni molto positivi, i mercati azionari dei Paesi in via di sviluppo stanno soffrendo alcune debolezze strutturali, nonché le tensioni commerciali globali. L’indice Morningstar Emerging Markets NR ha perso negli ultimi tre mesi il 4,6% (in euro al 20 settembre).

Molti di questi Paesi sono soggetti non solo a una maggiore volatilità causata dai timori legati alla normalizzazione delle politiche monetarie americane, ma anche ai rischi specifici locali a causa degli appuntamenti elettorali che in alcune nazioni quest’anno hanno inciso e incideranno sulla volatilità regionale. Insomma, sembra terminato il periodo in cui i mercati emergenti tendevano a muoversi complessivamente all’unisono e in cui l’importanza delle posizioni nei singoli titoli era ridotta.

 

Cose turche

La Turchia è il Paese che in questo momento preoccupa maggiormente. Dopo un’estate caldissima (nel mese di agosto la Borsa turca ha perso il 28% e la lira ha toccato il massimo storico contro il dollaro a quota 7,01), il 13 settembre scorso la Banca centrale ha finalmente deciso di alzare i tassi al 24% (dal 17,75), andando così allo scontro frontale con il presidente Erdogan (apertamente contrario), il quale ha risposto assumendo la direzione del Fondo sovrano di Ankara e nominandone il genero Albayrak presidente esecutivo. Un’ulteriore forma di accentramento operata da Erdogan è stata l'introduzione della lira turca quale unica moneta per i contratti di acquisto di edifici e veicoli. 

Tuttavia, la mossa è stata ben accolta dagli operatori. “È piacevole vedere prevalere il buon senso”, ha commentato Brett Diment, head of Emerging Market Debt di Aberdeen Standard Investments. “I cambiamenti che le autorità hanno già apportato e le vendite in lire significano che l'economia turca ha iniziato a raffreddarsi. Questo rialzo porta la Turchia sulla lenta strada verso la riconquista di un po' di credibilità della politica monetaria e questo è fondamentale”.

Il team di ricerca e analisi di Amundi, invece, si aspetta in futuro “un rallentamento dell’economia o addirittura una recessione per motivi politici, con una contrazione del PIL nel secondo semestre del 2018. Le politiche economiche si stanno inasprendo, a partire da quella monetaria, a cui farà seguito anche quella fiscale. L’inflazione su base annua dovrebbe superare il 20%”.

 

Messico e Brasile

In America Latina, invece, a tenere banco è il rischio politico. La vittoria di Andrés Manuel López Obrador in occasione delle elezioni messicane di luglio alimenta in alcuni investitori delle preoccupazioni circa gli effetti delle sue politiche economiche sul comparto aziendale del Paese. Ad esse si aggiungono i timori attuali sull’andamento delle trattative con gli Stati Uniti e il Canada per rivedere l’Accordo nordamericano per il libero scambio.

In ottobre, invece, si tengono le elezioni in Brasile. Chiunque venga eletto alla carica di presidente dovrà affrontare il deficit fiscale nazionale se intende mantenere la stabilità macroeconomica, approvando necessariamente un esauriente disegno di legge di riforma delle pensioni. 

 

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Cina e guerre commerciali

La Banca centrale cinese ha allentato la politica monetaria e la congiuntura è stata leggermente più solida del previsto nella prima metà dell'anno. Gli sforzi per arginare il sistema bancario ombra e la corruzione e per limitare la crescita del credito dovrebbero, tuttavia, continuare in linea di principio e penalizzare l’economia nei prossimi trimestri. “Questo, a sua volta, avrà un impatto negativo sulla maggior parte dei Paesi emergenti. A ciò si aggiunge uno yuan nettamente più debole che mette sotto pressione anche le altre valute, specialmente quelle asiatiche. Attualmente sembra che Pechino ritenga la sua moneta l'arma più forte nel conflitto commerciale con gli Stati Uniti”, si legge in un’analisi di Raiffeisen Capital Management.   

Da questo punto di vista, con l'avvicinarsi delle elezioni americane di medio termine, c'è una buona possibilità di assistere a un'escalation del conflitto tra Washington e Pechino. E anche se il freno alla crescita dovesse essere alla fine limitato, ciò potrebbe avere un impatto indiretto sul mercato del lavoro e sui consumi, oltre che sui mercati finanziari e sul sentiment degli investitori.

In realtà, la questione del commercio bilaterale è solo il primo dei due conflitti tra Cina e Stati Uniti. L'altro riguarda la struttura dell’economia cinese ed è significativamente più strategico. Gli USA, infatti, esortano la Cina a onorare il suo impegno nei confronti dell'Organizzazione mondiale del commercio per liberalizzare ulteriormente i suoi mercati e riformarli.

 

Le medaglie degli emergenti

In Italia ci sono circa 186 fondi che investono sui mercati azionari emergenti globali. Tra questi, 13 sono giudicati positivamente dalla ricerca di Morningstar (vedi tabella). Gli investitori devono ragionare sul lungo periodo (è una regola generale, ma ancora più valida per i mercati in via di sviluppo) ed essere consapevoli che in un tale contesto la qualità della gestione è fondamentale. 

Grazie al suo approccio relativamente conservativo, secondo il team di analisti di Morningstar, uno dei fondi più interessanti disponibili agli investitori italiani è il Capital Group New World Fund (l’unico a ottenere un Analyst Rating pari a Gold e un Morningstar Rating di cinque stelle). “Il team di gestione (composto da una decina di manager) punta a cavalcare la crescita dei mercati emergenti adottando un approccio che si concentra sui ricavi delle società”, spiega Mathieu Caquineau, analista di Morningstar in un report del 6 marzo 2018. “A settembre 2017 l'esposizione ad azioni dei mercati emergenti (inclusi Corea del Sud e Taiwan) era del 52%, ma guardando ai ricavi delle società inserite in portafoglio, il 61% del fatturato complessivo è stato generato nei Paesi in via di sviluppo”. Questo dimostra uno dei suoi punti di forza: sovraperforma quando i mercati emergenti soffrono. Nella fase ribassista del 2015-16, ad esempio, la perdita del 21% è stata molto inferiore al -34,1% dell'indice. Va però ricordato che il fondo non va altrettanto bene nei periodi di forte rialzo dei mercati emergenti, come nel 2017, quando con il +31,2% è rimasto indietro rispetto al +37,3% dell'indice e al +37% dei fondi omologhi.

 

Fondi della categoria Azionari Mercati 

Capital Group New World (LUX) Z

SFP_2018_C

-2,83

Comgest Growth Emerging Mkts USD Acc

SFP_2018_AB

-13,56

Aberdeen Global Em Mkts Eq A Acc USD

 

-11,62

Robeco Emerging Markets Equities D €

SFP_2018_B

-10,43

Fidelity Em Mkts A-DIST-USD

SFP_2018_C

-11,64

T. Rowe Price Emerging Mkts Eq I USD

SFP_2018_B

-8,24

Stewart Investors Glbl EM Ldrs B Acc GBP

SFP_2018_C

-7,77

Lazard Emerging Markets Eq A Inc USD

SFP_2018_B

-12,80

Robeco Emerging Stars Equities D €

 

-11,75

JPM Emerging Markets Equity A (dist) USD

SFP_2018_B

-9,60

Dimensional Emerging Mkts Val B EUR

 

-3,92

Robeco QI Emerging Cnsrv Eqs I €

 

-0,71

Vontobel Emerging Markets Eq B USD

SFP_2018_B

-9,03

 

Fonte: Morningstar Direct. Dati in euro al 20 settembre 2018.

 

 

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