Emergenti: la triangolazione politica, Banche centrali e materie prime


Un’asset class che include economie molto disomogenee, con differenti valute e politiche monetarie. Una pluralità di variabili che rende obbligatorio monitorare un ampio numero di fattori, arrivando a stabilire una loro gerarchia per non smarrirsi in un dedalo di correlazioni senza arrivare a cogliere un quadro generale che, seppur parziale, resta non solo possibile da costruire ma estremamente rilevante in termini di scelte di allocazione.

La centralità della Fed

“Per le scelte di investimento monitoriamo una serie di fattori tra i quali spiccano le politiche monetarie, ed in particolare le decisioni della Federal Reserve che esercitano un impatto significativo sui flussi, sull’appetito per il rischio e sull’andamento dell’attività economica mondiale”, afferma Carlo Mogni, senior fund manager di Investitori SGR, società del gruppo Allianz. “Vengono poi analizzati i fattori specifici di ciascun paese” prosegue, “e i livelli valutativi raggiunti, rapportati alle altre opportunità di investimento disponibili, per definire uno schema di ritorni attesi aggiustati per il rischio in base al quale selezioniamo le idee ritenute più attraenti”.

 “Le decisioni della Federal Reserve sono certamente centrali per i mercati emergenti”, rafforza l’argomentazione John Malloy, portfolio manager Emerging Markets Strategies di RWC Partners. “La nostra view”, aggiunge, “è che i tassi continueranno a rimanere bassi nel lungo periodo e che ci troviamo in una dinamica deflazionistica causata dall’impatto della diffusione globale della tecnologia”. Un quadro costruttivo per l’asset class emergente per cui non si ravvedono particolari pericoli nel breve periodo relativamente alla politica monetaria.

Geopolitica e materie prime

Un possibile fattore destabilizzante per il comparto potrebbe arrivare, secondo John Malloy, dalle materie prime con le tensioni e la conseguente volatilità causata dall’innalzamento della tensione tra Stati Uniti e Iran. “C’è una connessione tra prezzo delle materie prime e andamento dell’inflazione che dobbiamo tenere in considerazione anche nell’analisi dello scenario di politica monetaria attuale”, amplia il ragionamento Antonio Peruggini, portfolio manager di Fideuram Investimenti SGR. “Quest’anno abbiamo potuto notare ottime performance in mercati come la Russia o il segmento A-Shares in Cina e la nostra view”, rivela, “è che in assenza di significativi shock su materie prime o commercio globale l’andamento dell’asset class potrà essere, dati i fondamentali, positivo per l’intero 2019”. Una visione condivisa da Eoin Donegan, portfolio manager, equity multi-manager strategy di Mediolanum International Funds, che fa notare come “sia sempre difficile prevedere le evoluzioni dello scenario politico così come il loro impatti sul quadro macro”. “Per questo motivo riteniamo che picchi di volatilità siano l’occasione per continuare a costruire la nostra allocazione guardando ad un orizzonte di investimento più ampio”, afferma, “il tutto in modo molto selettivo attraverso i manager che andiamo a selezionare”. “I ritoni attesi sul lungo periodo compensano pienamente i possibili episodi di volatilità che potrebbero verificarsi nel breve periodo”, aggiunge. “Rimaniamo costruttivi poiché non vediamo, né da un punto di vista tecnico né di fondamentali, grandi problematiche in relazione all’asset class”, sottolinea Filippo Valvona, fund selector della divisione Fund Research and Manager Selection di Amundi SGR, che fa però notare come “nonostante ci sia spazio per un ulteriore upside, sia necessario aumentare il livello di prudenza visto le alte performance realizzate da inizio anno grazie al rimbalzo seguito alla correzione di fine 2018”. Un atteggiamento da tenere però, concordano gli speaker della tavola rotonda organizzata da Funds People, in ottica di opportunità di ulteriore esposizione, come spiega Carlo Mogni. “Crediamo”, afferma il senior fund manager di Investitori SGR, società del gruppo Allianz, “che sia opportuna una certa cautela al momento, soprattutto in ambito azionario, mantenendo tuttavia la flessibilità di incrementare tatticamente l’esposizione ad aree e a settori reputati interessanti”.

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