Eltif, in arrivo il prodotto più atteso del 2019


Sono stati definiti i nuovi PIR europei. D’altronde sono fondi d’investimento che nascono con l’obiettivo di convogliare risorse verso società o progetti a lungo termine in diverse aree dell’economia reale (infrastrutture, industria, servizi, edilizia abitativa, ricerca e istruzione). Parliamo degli Eltif, l’acronimo di European Long-Term Investment Fund che presto diventerà familiare ai risparmiatori italiani. A differenza dei FIA (introdotti con la direttiva Aifm e rivolti esclusivamente agli investitori professionali), questi strumenti, infatti, potranno essere venduti anche agli investitori retail - anche se vista la loro forma chiusa e la natura prevalentemente illiquida, prevedono tutele per il risparmiatore superiori a quelle stabilite dalla MiFID II -. E al momento c’è chi già sta lavorando per lanciarli per primi sul mercato domestico.

Tra le società di gestione che finora hanno espresso il maggior interesse verso i nuovi strumenti ce ne sono già alcune, come Amundi e Kairos, che però non sono ancora pronte a svelarne le carte. Chi invece ha un fondo Eltif fresco di fabbrica e pronto per entrare nel mercato domestico è certamente Eurizon. “Il fondo su cui stiamo lavorando, e che attualmente è al vaglio delle Autorità competenti, si rivolge alla clientela private ma anche a investitori retail, a condizione che gli stessi ricevano una consulenza adeguata dal gestore o dal distributore. Si tratta, infatti, di strumenti poco adatti al mass market, considerando la tipicità dell’investimento, l’illiquidità dei sottostanti e la potenziale volatilità”, chiarisce Massimo Mazzini, responsabile marketing e sviluppo commerciale della società di gestione. “Inoltre, saranno previsti specifici limiti all’investimento, alla concentrazione e all’ammontare minimo. Vediamo quindi il prodotto più adatto a specifici segmenti di clientela con profilature elevate in termini di competenze e disponibilità finanziarie. Sarà inoltre necessario monitorare l’utilizzo di questi strumenti, con particolare riferimento alla percentuale del patrimonio e alla corretta comprensione dei rischi e delle opportunità”.

Eltif sì, ma non per tutti

È chiaro che un Eltif non è certo un investimento per tutti. Si tratta pur sempre di fondi alternativi, che hanno forma chiusa, il cui capitale deve essere investito per almeno il 70% in attività illiquide che richiedono impegni e hanno un profilo economico di lungo periodo (imprese non quotate o quotate ma con una capitalizzazione di mercato inferiore ai 500 milioni di euro). A differenza dei classici hedge fund, gli Eltif possono essere venduti agli investitori privati, ma nel rispetto di determinati vincoli posti a tutela di questi ultimi, che si aggiungono agli obblighi già previsti da altre normative (come MiFID II). L’intento è quello di evitare che finiscano nelle mani di risparmiatori per i quali non sono adatti e senza un’adeguata consulenza.

Per l’esperto, a differenza dei PIR,  il target di clientela sarà perciò decisamente diverso: “ci aspettiamo di riscontrare l’interesse maggiore da parte di chi, disponendo di grandi patrimoni, possa utilizzarli per diversificare i propri investimenti. Ovviamente - aggiunge Mazzini - per rendere questi prodotti più interessanti agli occhi degli investitori è utile che al pari dei PIR prevedano un beneficio fiscale, su cui è in corso un confronto con le autorità interessate”.

Nella pancia dell’Eltif

In generale, nel mondo Eltif rispetto ai PIR, gli esperti di Eurizon si aspettano una maggiore concentrazione in titoli azionari a bassa capitalizzazione e una minore diversificazione. “Fondamentalmente in termini di valore corretto per il rischio, trasparenza e corporate governance, le aziende più adatte a rientrare in questo tipo di investimenti sono quelle che, pur avendo un valore riconosciuto sul mercato, presentano un premio di liquidità perché offrono un miglior livello di liquidabilità e di diversificazione. L’investimento in queste realtà manifesta una maggiore volatilità attesa e, di conseguenza, maggiori prospettive di rendimento su un orizzonte temporale congruo”, dice il responsabile dello sviluppo commerciale.

“Sono convinto che gli Eltif, se usati correttamente, possano valorizzare in particolare quelle aziende che si affacciano alle prime esperienze di quotazione anche in segmenti a bassa capitalizzazione come l’Aim. Si consideri che oggi Mta e Aim contano oltre 200 titoli tra small e mid cap rispondenti ai requisiti della normativa Eltif, con una capitalizzazione media superiore ai 100 milioni e quindi un universo investibile superiore ai 20 miliardi”, continua Mazzini.

“Spesso si tratta di realtà che, per quanto domiciliate in Italia, negli anni hanno rafforzato il proprio business ampliandolo anche verso l’estero, questo le rende più versatili e resilienti rispetto al contesto locale. I multipli attuali di queste aziende sono molto interessanti, con elevate prospettive di crescita del fatturato, e possono quindi rappresentare un’opportunità d’investimento a medio e lungo termine per un risparmiatore in grado di sopportare un grado di rischio più elevato”, conclude il manager.

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