Elezioni USA, i nodi di breve, medio e lungo periodo


L’attesa è quasi terminata. Alla vigilia dell’appuntamento elettorale che deciderà il prossimo presidente degli Stati Uniti i mercati guardano ai movimenti degli indicatori che storicamente hanno fornito informazioni più attendibili sull’esito della contesa.

Breve periodo

“Il mercato azionario ha un lungo track record di previsioni corrette del risultato elettorale. Ogni volta che l’azionario USA è stato in rialzo nei 3 mesi precedenti alle elezioni, il partito in carica ha vinto e viceversa. Dal 1932 questa metodologia ha previsto correttamente il vincitore nell’86% dei casi, 19 volte nelle ultime 22. Quindi, con l’S&P 500 in rialzo del 4% circa da agosto, i mercati sembrano prezzare la vittoria di Trump”, fa notare Sean Markowicz, strategist  Research and Analytics di Schroders.

Non mancano, però, sottolinea l’esperto, numerosi indicatori contrastanti rispetto a tale previsione, in primis i sondaggi elettorali che continuano a vedere saldamente avanti Biden rispetto al presidente uscente. “Una possibile spiegazione (in caso di risultato contrastante con il dato storico) è che il vantaggio di Biden nei sondaggi abbia ridotto le possibilità di un risultato contestato, percepito come più negativo per l’azionario, almeno nel breve termine, rispetto ai timori di una maggiore tassazione e regolamentazione con una sua Presidenza”, spiega Markowicz, che aggiunge inoltre un secondo elemento. “I prezzi delle azioni non indicano soltanto chi potrebbe vincere le elezioni, ma riflettono anche lo stato dell’economia, che si sta riprendendo dal crollo legato al Covid-19”.

“Indipendentemente da chi vincerà, la storia ci insegna che, sul lungo termine, nessun partito politico è meglio o peggio per i mercati e gli investitori dovrebbero evitare di reagire di impulso subito dopo i risultati”, completa lo strategist Research and Analytics di Schroders.

Dopo il voto

“La realtà è che i dati dimostrano come l'economia statunitense abbia effettivamente avuto una forte ripresa con l'alleggerimento delle misure restrittive”, afferma James McCann, senior global economist di Aberdeen Standard Investments sul medesimo aspetto fatto rilevare da Markowicz.

Indipendentemente da chi sarà vincitore la grande sfida di medio periodo, con necessità di essere affrontata nel'immediato, riguarda il supporto all’economia americana per fare in modo che il cammino di recupero intrapreso non vada incontro a battute d’arresto. “Chiunque vinca le elezioni dovrà uscire rapidamente dalla fase di stallo del Congresso e introdurre ulteriori stimoli. Continuare a tergiversare su questo fronte è come lasciare che una ferita si infetti interrogandosi all'infinito su quali farmaci usare. Si arriva a un punto in cui un qualsiasi trattamento è preferibile rispetto a discutere su quale sia l'opzione ottimale”, dichiara McCann.

Guardando più lontano, nel lungo periodo è visibile un aspetto per cui le elezioni alle porte potranno risultare decisive. Ovvero l’atteggiamento di quella che ancora, a dispetto della crescita della Cina, è la più importante potenza economica, finanziaria e militare al mondo nei confronti della sfida della sostenibilità.

“È importante notare che l'ESG e la sostenibilità più in generale, non sono mai stati componenti chiave della campagna di Trump. Al contrario, la sua agenda si è sempre concentrata principalmente sulla crescita dell'economia statunitense e sulla creazione di posti di lavoro. Due concetti che, secondo il presidente, sono del tutto incompatibili con il concetto di sostenibilità”, sostengono David Bui e Jonathan Graas, fund managers US Equity di DPAM. I piani dello sfidante democratico sono, fanno notare gli esperti, chiaramente opposti. “Biden punta a rivoluzionare l'approccio degli Stati Uniti alla sostenibilità e alle questioni ambientali, creando un'infrastruttura moderna e sostenibile e un futuro energetico equo e pulito”, concludono i gestori.

Anche l’atteggiamento complessivo degli Stati Uniti nei confronti degli investimenti sostenibili, oggetto di misure limitative da parte dell’amministrazione Trump, potrebbe mutare con un cambio alla Casa Bianca. Molte, però, sono anche in questo caso le variabili in gioco. Prima di tutto la composizione del Congresso con cui dovrà interfacciarsi il prossimo presidente degli Stati Uniti.

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