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Elezioni europee, cosa aspettarsi sui mercati?


Il 26 maggio è alle porte e milioni di cittadini saranno chiamati alle urne per eleggere i 751 eurodeputati che faranno parte del Parlamento europeo per i prossimi quattro anni e che, quindi, prenderanno decisioni su occupazione, imprese, sicurezza, migrazione e cambiamenti climatici. Ad ogni modo l'esito potrebbe avere un impatto significativo sulla capacità dell’Eurozona di affrontare la prossima fase di ribasso. Se da un lato è probabile che la maggioranza in Parlamento rimanga nelle mani dei partiti tradizionali, dall’altro è plausibile che vi siano passi in avanti significativi per i partiti populisti che potrebbero cercare di minare il funzionamento delle istituzioni europee dall’interno.

Silvia Dall'Angelo, senior economist di Hermes IM, sostiene che la riforma fiscale e una maggiore integrazione dell’Eurozona siano necessarie per far fronte a una potenziale futura recessione e potrebbero essere messe in discussione dalla crescente influenza dei partiti populisti. “Di certo, le condizioni economiche hanno avuto un impatto sulla reputazione del progetto dell'UE, in particolare per quanto riguarda la sua capacità di generare un contesto di benessere. In effetti, le ultime due recessioni in Europa si sono succedute rapidamente e sono state seguite da recuperi lenti e disomogenei. Inoltre, il fatto che i governi nazionali tendano ad attribuire alle istituzioni europee la responsabilità delle questioni interne non è stato d'aiuto. Questi fattori, insieme al fatto che le elezioni europee tradizionalmente tendono ad esacerbare il voto di protesta, lasciano intuire un probabile riscontro significativo per i partiti populisti. La nostra view di base è che i tre principali gruppi parlamentari - il Partito popolare, i Socialdemocratici e i Liberali - conserveranno probabilmente il controllo del Parlamento europeo. A loro volta, potranno incidere sulle nomime di alto livello all’interno dell’Unione. Ma dovranno cooperare, in particolar modo rispetto alla definizione di politiche fiscali comuni”, commenta.

Per Andrea Delitala, head of Investment Advisory di Pictet AM lo scenario base (65% di probabilità) prevede che i Popolari e Socialdemocratici perderanno la maggioranza assoluta delle preferenze e dovranno cercare nuove alleanze, includendo i liberali o coinvolgendo eventualmente i Verdi. In tal caso la reazione del mercato sarebbe moderatamente positiva per aver superato un possibile ostacolo senza danni. Ci sarebbe una cautela iniziale per quanto riguarda l’Italia, ma di una reazione positiva per l’Eurostoxx e le borse europee che potrebbero recuperare un pò di terreno dopo aver registrato vendite nette da inizio anno.

“Lo scenario peggiore per i mercati sia italiani sia europei si realizzerebbe con la conquista di 1/3 dei seggi da parte dei partiti non tradizionali. Gli euroscettici hanno scarse probabilità di oltrepassare il 20% anche considerando risultati eccellenti da parte dei favoriti come la Lega, tuttavia ciò potrebbe creare turbolenze per gli asset periferici. L’avversione al rischio favorirebbe il flight to quality e, dunque, una risalita di tutti i beni rifugio. Infine Lo scenario più positivo per l’Europa e l’Italia in particolare è il meno probabile e anche il più complesso, in quanto implica un probabile cambiamento di governo (e parlamento a seguito di nuove elezioni) nazionale e tempi piuttosto lunghi (non meno di sei mesi) per concretizzarsi in termini di effetti sui mercati. Se lo scenario di uscita dall’euro venisse escluso esplicitamente, o anche solo dimezzato, le attese sono di un rally dei Btp comprimendo lo spread contro il Bund verso l’area 200 punti base che, a sua volta, trascinerebbe al rialzo le banche italiane e, a seguire, il Ftse/Mib e l’Eurostoxx insieme alla moneta unica”, aggiunge Delitala.

David Zahn, head of European Fixed Income, Franklin Templeton ritiene che potrebbe avvenire un cambiamento dell’equilibrio politico, ma che la capacità di modificare radicalmente l’indirizzo dell’Unione Europea da parte degli estremisti che si trovano ai poli opposti dello schieramento politico potrebbe essere limitata. “Siamo del parere che, indipendentemente dall’esito, vi saranno pochi cambiamenti per i mercati. Per gli investitori obbligazionari, i principali temi in Europa nell’ultimo decennio sono stati rappresentati dalla politica intesa di per sé stessa e dalla politica monetaria. Sul fronte della politica non rileviamo alcun elemento a nostro avviso in grado di determinare cambiamenti sufficienti a indurre la Banca Centrale Europea (BCE) a modificare il suo atteggiamento accomodante. Tendiamo a prevedere che la BCE manterrà tale atteggiamento nell’immediato futuro. Le nostre attuali stime non prospettano aumenti dei tassi d’interesse nell’eurozona prima del 2022”, conclude l’esperto obbligazionario.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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