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Ecco perché la politica fiscale in Europa potrebbe non funzionare


Da quando è approdata alla BCE, la nuova presidente Christine Lagarde ha subito sottolineato il ruolo chiave delle politiche fiscali nell’Eurozona a sostegno dell’economia, perché ormai la politica monetaria da sola non può più bastare. Eppure c’è chi mette in dubbio la reale efficacia di uno stimolo fiscale. John Greenwood, capo economista di Invesco AM spiega la sua view, rivedendo le basi dell’economia monetaria che viene spiegata all’università. Dimentichiamoci della tradizionale relazione esistente tra tassi di interesse e politica monetaria, “L’offerta di moneta non riguarda i tassi di interesse”, così esordisce l’esperto.

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Fonte: Invesco AM

Non è il QE a guidare la spesa e l’inflazione, e quindi la crescita del pil di un Paese, ma la “broad money”, ovvero il volume di denaro a disposizione di famiglie e imprese. Per questo motivo, il quantitative easing, che rappresenta principalmente l’offerta monetaria al sistema bancario, non aiuta ad incrementare il pil, anzi, secondo Greenwood, agisce da limite. Nonostante i bassi tassi di interesse, il denaro disponibile in Giappone ed Europa non è cresciuto abbastanza, pertanto la politica monetaria attuata in queste aree non è stata del tutto espansiva. "È necessaria un'ulteriore crescita monetaria", aggiunge l'economista.

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Fonte: Invesco AM.

Il ruolo del sistema bancario è il fulcro della questione. “L’economia non riesce a crescere e l’inflazione non può aumentare, se non crescono prima le banche”, dichiara Greenwood. Infatti l’impatto della politica monetaria della Banca centrale europea è stato marginale. Sono due le chiavi del successo di un buon QE: l’acquisto di titoli anche da parte del settore non bancario e comprare titoli a lungo termine. Per questo motivo negli Stati Uniti i risultati sono stati differenti, e l’impatto sul US banks index ne è la prova.

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Fonte: Invesco AM.

Lo stimolo fiscale può aiutare?

Secondo John Greenwood ogniqualvolta che politica monetaria e fiscale si muovono in direzioni opposte, la prima tende sempre a dominare sulla seconda. Ne è un esempio ciò che è accaduto negli Stati Uniti, in cui il presidente Trump ha attuato una politica fiscale espansiva, caratterizzata da tagli alle imposte, maggiore spesa governativa e alto deficit. Tuttavia dopo il dicembre 2017, i risultati sono stati attenuati a causa della minore crescita dell’offerta monetaria in quello stesso periodo.

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Fonte: Invesco AM.

“Sostenere un maggiore stimolo fiscale, in Europa e in qualsiasi altra area geografica, è un errore”, conclude l’economista di Invesco. Solo una crescita più sostenuta dell’offerta monetaria, intesa come broad money, con un tasso di qualità, potrà risolvere il problema della crescita economica ed dell’inflazione in Europa, favorirà un rialzo dei tassi di interesse e porrà fine ai danni causati al risparmio di lungo termine.

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