Ecco perché la Fed taglierà i tassi a fine luglio


Il 2019 ha reso evidenti due fatti. Il primo è che la crescita USA è effettivamente in rallentamento, fattore comune a tutti i Paesi sviluppati e alla Cina. Il secondo e più importante è la cronica assenza di inflazione nell’economia statunitense”. Joe Filicetti, product specialist di Western Asset, società del gruppo Legg Mason specializzata nell’investimento obbligazionario globale, guarda alla politica monetaria, in particolare americana, come fattore determinante delle attuali dinamiche del comparto fixed income. Estremamente rilevante dunque avere una view chiara sulle attuali prospettive in merito per costruire una strategia di investimento sull’asset class.

Occhi puntati sull’inflazione

“Il dato di maggio relativo alla Personal Consumption Expenditure statunitense, parametro guida della Federal Reserve relativamente a questa metrica”, fa notare Filicetti, “si è attestato all’1,5% e il fatto che l’inflazione si muova in maniera così moderata rappresenta un grande problema per la Banca centrale statunitense, tanto da essere la motivazione principale del cambio di atteggiamento di fine 2018 e della prosecuzione di una posizione accomodante”. “Fino a che non vedremo, non solo una crescita economica compresa tra il 2% e 3%, ma soprattutto previsioni di inflazione stabilmente al di sopra del 2% nel medio periodo”, aggiunge, “non ci sarà alcuna possibilità di sperimentare nuovi rialzi dei tassi negli Stati Uniti”. Attualmente il consensus presente nei mercati si attesta a tre tagli dei tassi da parte della Fed nei prossimi 12 mesi, con un’inversione di 180 gradi rispetto a soli sei mersi fa. “La nostra view”, afferma il product specialist di Western Asset sul punto, “è che vi sarà un taglio dei tassi nella riunione della Fed di fine luglio e che l’attuale intenzione di Powell sia quella di operare nel modo più cauto possibile, restando in ogni caso aperto ad un cambiamento in presenza di grandi effetti sui mercati finanziari”.

Le quattro ragioni per cui vediamo una Fed paziente

Guerra commerciale, rallentamento dell’economia USA, mancata risoluzione della questione italiana relativa al budget concordato con l’Unione Europea e Brexit sono i fattori citati da Filicetti come determinanti dell’attuale atteggiamento della Banca centrale statunitense improntato alla pazienza. Prima dei recentissimi sviluppi positivi, affermava in particolare riguardo al nostro Paese: “L’Italia è un attore molto importante all’interno dell’Unione Europea e pensiamo che alla fine si tenterà sempre di trovare una soluzione percorribile con la Commissione Europea sulle questioni riguardanti il budget”. Previsione dimostratasi corretta. “Per questo motivo”, aggiungeva, “siamo posizionati sui titoli di Stato Italiani a lunga scadenza e abbiamo negli ultimi due anni considerato la volatilità associata all’Italia come un’occasione per operare tatticamente, ottenendo ottimi riscontri sul lato delle performance”.

Credito meglio dei governativi

Lo scenario determinato dalla cronica assenza di inflazione e dalla conseguente impossibilità per le principali Banche centrali di operare rialzi dei tassi, si traduce nell’analisi di Filicetti in una preferenza degli strumenti a spread rispetto ai governativi. Una view implementata nel Legg Mason Western Asset Macro Opportunities Bond Fund, la cui attuale esposizione è caratterizzata, in particolare, dall’importanza dei mercati emergenti. Dopo gli Stati Uniti, ad una quota nell’intorno del 30%, troviamo infatti Brasile, Messico e Russia come Paesi maggiormente investiti. “L’attuale forbice dei rendimenti tra mercati emergenti e sviluppati è molto ampia principalmente a causa del downside sofferto dall’asset class nel corso del 2018”. In relazione all’assenza della Cina tra i Paesi investiti, la view di Filicetti è che nell’attuale costruzione di portafoglio questa rappresenti una duplicazione del rischio associato ai mercati emergenti, a testimonianza del ruolo centrale ormai assunto dal gigante asiatico all’interno del comparto.

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