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Ecco perché entrare nel mercato azionario britannico conviene


Contributo a cura di Antonio Forte, international sales manager di Liontrust. Contenuto sponsorizzato.

Saranno le elezioni anticipate a segnare il prossimo passo nel rapporto tra Gran Bretagna e Unione europea. Lo stallo parlamentare si è rivelato insuperabile per Boris Johnson che ha dovuto abdicare all’idea di vedere approvato l’ultima versione dell’accordo di uscita del Regno Unito dall’Unione europea raggiunto a Bruxelles. Dal giugno del 2016, il tema Brexit ha messo sotto pressione il mercato azionario inglese, che negli ultimi tempi è stato fortemente sottopesato, e ha destabilizzato la sterlina, che ha raggiunto livelli minimi seguendo gli alti e bassi delle trattative politiche internazionali, con il balletto delle scadenze annunciate e mai rispettate.

La nostra convinzione è che l’analisi del mercato azionario britannico richieda maggiore profondità. La storia dei mercati ci insegna come dietro alle turbolenze causate da fattori non strettamente economici si possano nascondere grandi opportunità e occasioni di ingresso in asset class fortemente sottovalutate. È questo il momento di entrare nell’Equity UK?

Non c’è tempo da perdere. Il P/E ratio del FTSE 100 è pari a 17,71, nettamente inferiore a quello degli altri principali indici (S&P 500 di 20,51, Eurostoxx 50 di 18,98, DAX di 24,41), si ha quindi la possibilità di investire in società solide a prezzi scontati. Occorre però avere il veicolo giusto per farlo, che sappia coglierne i benefici, contenendo il più possibile il rischio. Liontrust UK equities sfrutta per esempio il concetto di vantaggio economico per ricercare tutte le società in grado di produrre nel lungo periodo ritorni sul capitale investito superiori ai concorrenti e con una crescita della profittabilità sostenibile nel tempo. Ciò consente di avere un beta inferiore all’indice di riferimento e una volatilità contenuta.

Il comparto flagship è lo special situation, un fondo long only che mira ad individuare le chicche presenti sul mercato azionario britannico. La strategia porta perciò ad escludere tutta la parte ciclica del benchmark quali home builders, retailers, energetici, commodities related companies e banche, puntando solo sulle società che abbiano un vantaggio competitivo dato dagli assets intangibili, come i brevetti, solido network commerciale, e recurring business e che siano davvero in grado di creare valore nel tempo. Inoltre il fatto che l’indice FTSE All share abbia una percentuale del fatturato prodotto al di fuori della Gran Bretagna di circa il 65%, dunque poco collegato con l’economia domestica, conferma il vantaggio di un’esposizione su questo mercato proprio in un momento in cui la sterlina si è deprezzata. Questo le favorirà nelle loro attività di export, migliorando ulteriormente i loro tassi di crescita. Ovviamente un attento stock picking farà sempre la differenza.

 

 

 

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