Debito emergente: dove trovare le migliori opportunità di investimento?


Il debito dei Paesi emergenti rappresenta oggi una delle fonti di rendimento più interessanti per gli investitori. La stabilizzazione e la solidità dei fondamentali e la forte crescita economica globale e locale hanno sostenuto le solide performance dell’asset class nel 2017. Inoltre, altri fattori come la debolezza del dollaro, la bassa inflazione e il recupero dei prezzi delle materie prime hanno di fatto creato uno scenario favorevole per il debito emergente. Quali sono le prospettive per il 2018? A rispondere a questa domanda sono i gestori fixed income di alcune delle più importanti realtà italiane del risparmio gestito nell’ultima parte della tavola rotonda organizzata da Funds People.

Secondo gli esperti, ci sono ottimi motivi per investire nel debito emergente anche nel 2018. Secondo Kairos, il debito emergente rappresenta ancora una scommessa sulla quale vale la pena puntare, anche se è fondamentale adottare un approccio snello e selettivo. “Il quadro economico mondiale ancora costruttivo, il corso positivo delle commodity e le valutazioni più attraenti rispetto ai mercati sviluppati rappresentano dei fattori premianti, anche se diversi appuntamenti elettorali (Brasile, Messico, etc) potrebbero generare delle turbolenze momentanee”, afferma Andrea Ponti, senior portfolio manager di Kairos. Anche secondo Mauro Valle, portfolio manager di Generali Investments, la congiuntura rimane di supporto all’asset class: “in generale il settore sta beneficiando del buon ciclo mondiale, del dollaro debole e di un livello di volatilità ancora contenuto, nonostante i recenti episodi”. Inoltre, aggiunge l’esperto, gli spread dei bond dei mercati emergenti espressi in hard currency sono ai livelli più bassi dell’ultimo decennio per quanto riguarda la componente in dollari, mentre la valutazione è meno estrema per quelli in euro.

Anche per Fondaco SGR il debito emergente rimane un’opportunità, alla luce del livello di carry attraente, rendimenti reali positivi e flussi stabili, in un quadro macro ancora favorevole. “Attualmente continuiamo ad essere positivi sui Paesi ad alto rendimento, con fondamentali solidi, livelli di inflazione inferiori ai target delle rispettive Banche centrali e politiche fiscali e monetaria espansive”, afferma Giulio Casuccio, head of fixed income di Fondaco SGR. Da AcomeA SGR, preferiscono investire in valuta locale sulla parte lunga delle curve, mantenendo così una buona duration ed un’esposizione al rischio di cambio più moderata. “In generale i tassi di interesse in valuta locale (reali e nominali) sono su un livello soddisfacente, ma non a livelli di ‘saldi’. Per quanto riguarda il debito emergente in hard currency, quello in dollari a scadenza medio/breve è quello che offre le migliori opportunità da un punto di vista di un basso livello di rischio/rendimento: gli spread non sono ai minimi e forniscono un discreto riparo rispetto ad una politica monetaria più restrittiva da parte della FED. Sulla parte lunga, a meno di sorprese su crescita e inflazione, i rendimenti prezzano una FED in stand-by a circa il 3% per metà del 2019, che ci sembra pericoloso”, afferma Marco Sozzi, portfolio manager di AcomeA SGR.

Nonostante le prospettive siano positive, non mancano le potenziali fonti di rischio come i fattori geopolitici, le politiche commerciali degli Stati Uniti, una flessione dei prezzi delle materie prime, la ripresa del dollaro e il rallentamento della crescita nella regione emergente.

Quali sono le aree su cui puntare?

Per quanto riguarda la regione Latam, Kairos e AcomeA sono particolarmente constructive sul Messico. “A nostro avviso, sono particolarmente interessanti alcune storie corporate che hanno sofferto eccessivamente le tensioni derivanti dalla rinegoziazione del NAFTA con gli Stati Uniti: a causa di un sell-off eccessivo, alcuni corporate legati alla manifattura sono sicuramente attraenti. Il rischio legato alle elezioni politiche è già abbastanza fattorizzato”, dice Ponti. Per Fondaco, le migliori opportunità della regione sono in Brasile, sia per la dinamica valutaria sia per quella dei tassi di interesse. “La dinamica dell’inflazione rimane favorevole, permettendo alla Banca centrale un atteggiamento non restrittivo, con il quadro politico in netto miglioramento”, afferma Casuccio. Per Kairos, invece, la view è più contrastata, le valutazioni sono interessanti ma la volatilità è in aumento. Anche secondo Sozzi, oltre al Messico, il Brasile è uno dei Paesi più interessanti della regione.

L’Argentina dovrebbe sorprendere in positivo anche nel 2018. Da Fondaco, sono particolarmente positivi sul Paese, soprattutto per le emissioni in dollari o euro, così come sul Perù, dove la crescita e fondamentali sono solidi e le turbolenze politiche degli ultimi mesi non dovrebbero pesare nel medio periodo. Anche per Kairos, l’Argentina è una delle opportunità più interessanti nel medio termine, anche grazie al repricing delle ultime settimane. “Siamo positivi sulla componente in local currency ma anche direttamente in euro o dollari, la curva è relativamente steep ma già i rendimenti a 3 anni garantiscono un carry interessante”, afferma Ponti.

Con riferimento alla regione asiatica, gli esperti sono particolarmente constructive sull’Indonesia, che presenta fondamentali solidi e valutazioni attraenti. Per Generali Investments, le fonti di rendimento più interessanti sono nei bond di Paesi Middle East con rating elevati come Arabia Saudita o Emirati Arabi. Per Fondaco SGR, anche le obbligazioni malesiane rappresentano un investimento interessante.

La Turchia, nonostante la forte crescita dello scorso anno e l’elevato potenziale di rendimento, rimane fortemente esposta a fattori esterni. Secondo Sozzi, la percezione della scarsa indipendenza della Banca centrale rende il mercato molto scettico: occorreranno tempo e capacità di sopportazione della volatilità. Da Generali Investments preferiscono non investire in Turchia, soprattutto per l’instabilità politica e l’indecisione della politica monetaria, anche se vedono valore sui bond turchi denominati in euro, dato che il debito pubblico molto basso compensa le tensioni geopolitiche. Anche Ponti è dello stesso avviso: nonostante le valutazioni siano interessanti, in Turchia (come in Sud Africa), la volatilità sia realizzata che ex – ante è eccessiva per giustificare un investimento in un contesto di portafoglio dove il break-even complessivo è molto più stretto rispetto agli anni passati, anche per l’incertezza politica. AcomeA, a differenza di Kairos, investe sul debito sudafricano, mentre Fondaco sta cominciando a valutare un’esposizione opportunistica verso il debito del Paese.

Infine, tra le altre aree, in Fondaco continuano ad essere positivi sulla Russia, in valuta locale (monitorando con attenzione la situazione politica), e su Polonia e Repubblica Ceca, principalmente per l’esposizione valutaria. Generali Investments, invece, vede meno valore nei Paesi più solidi dell’Est Europa (Bulgaria, Repubblica Ceca, parti lunghe della curva polacca), dato che i mercati scontano già ulteriori aumenti di rating. 

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