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Dazi USA, se il prigioniero ha risolto il suo dilemma


Nelle ultime settimane, gli sviluppi relativi alla politica commerciale degli Stati Uniti hanno suscitato molte preoccupazioni sui mercati finanziari. In effetti, il commercio internazionale è uno dei pilastri della crescita  globale sincronizzata, uno dei temi principali che ha guidato i mercati azionari negli ultimi 6 mesi. La breve settimana che ci lasciamo alle spalle è stata caratterizzata da un volatile consolidamento, dopo le perdite subite nelle cinque sessioni precedenti dai mercati azionari, le più consistenti dall’inverno 2016. Nella settimana chiusa il 23 marzo, l’S&P 500 ha rasentato un scivolone del 6% mentre due indici trainati dalle esportazioni, vale a dire il Topix (Giappone) e il DAX (Germania), hanno perso rispettivamente il 6 e il 4%.

Il dilemma del prigioniero
Lo scenario degli scambi tra le due sponde dell’Atlantico sembrava riproporre una situazione da 'dilemma del prigioniero' per i rapporti tra Europa e Stati Uniti, dove la mancanza di collaborazione rischiava di portare all’equilibrio peggiore: una guerra commerciale tra chi con oltre 700 miliardi di euro di interscambio rappresenta il principale flusso bilaterale negli scambi mondiali. Pericolo scampato per gli esperti di Prometeia secondo cui “alla fine il prigioniero sembra aver risolto il suo dilemma e anche l’Europa potrà contare su un’esenzione temporanea dall’aumento dei dazi su acciaio e alluminio stabiliti nella Presidential Proclamation dell’8 marzo”. Ma avvertono: “Quello della guerra commerciale rimane in realtà un rischio ancora latente, visto il carattere comunque provvisorio dell’esenzione, e costituisce il vero punto d’attenzione per analizzare la nuova trade policy americana”. Attraverso l’iniziativa su acciaio e alluminio l’amministrazione americana identifica infatti nel commercio internazionale e nel suo squilibrio (l’import dei due prodotti valeva nel 2017 43 miliardi di euro, più del doppio di quanto esportato) una vera e propria minaccia alla sicurezza nazionale sia in termini politico-strategici (entrambi i materiali entrano pesantemente nell’industria della difesa) sia economici (in particolare sotto il profilo occupazionale dei settori coinvolti).

Le tariffe su acciaio e alluminio, un modo per contrattare con la Cina 
Secondo l'Ufficio Studi di Marzotto SIM la scelta di Trump di introdurre le tariffe su acciaio ed alluminio e di restringere gli investimenti cinesi in aziende ad alta tecnologia sembra avere due scopi principali:
1. Far fronte alle promesse fatte durante la campagna elettorale a difesa di settori che hanno sofferto significativamente la globalizzazione - obiettivo di matrice populista (assumendo che siano disponibili altre politiche per aiutare i lavoratori di queste industrie).
2. Difendere la tecnologia americana, settore fondamentale sia per l’economia reale che il mercato finanziario statunitense. 

"Le stesse tariffe su acciaio e alluminio potrebbero infatti essere un modo per contrattare con la Cina (che oramai per evidente convenienza è una dei principali promotori della globalizzazione) su temi più delicati, come il furto di proprietà intellettuale e la questione nordcoreana", dicono gli esperti. "Seguendo questa ipotesi, ora sta al governo cinese decidere se rispondere con delle contromisure mirate (già precedentemente annunciate), oppure cercare la soluzione cooperativa, magari venendo in contro alle richieste degli Stati Uniti – evitando così una guerra commerciale. La soluzione cooperativa potrebbe essere però effettivamente quella vincente, come del resto lo è in ogni 'dilemma del prigioniero (esempio usato in teoria dei giochi che rappresenta molto bene una guerra commerciale). Pertanto, la risoluzione delle tensioni commerciali potrebbe essere un’ottima opportunità per la Cina e per la sua corsa alla leadership mondiale. La visita di Kim Jong Un a Pechino, che sembra aver dichiarato di essere disponibile alla denuclearizzazione, potrebbe essere invece il primo passo per iniziare a cooperare con gli Stati Uniti". 

Il tema dominante nelle settimane a venire
La prospettiva di una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina ha innescato il nervosismo del mercato nei giorni scorsi, ed è probabile che rimarrà il tema dominante nelle settimane a venire. “Nei prossimi giorni l’andamento dei mercati continuerà a dipendere molto dagli sviluppi sul commercio globale, un tema su cui permane al momento una incertezza molto forte”, commenta Paolo Zanghieri, senior economist di Generali Investments.  L'amministrazione statunitense dovrebbe pubblicare l'elenco delle esportazioni cinesi su cui intende applicare l'aumento tariffario annunciato e, probabilmente fornire maggiore chiarezza su come e in quali Paesi verranno applicati i dazi su acciaio e alluminio. La Cina ha annunciato misure restrittive sull'importazione di oltre 120 beni statunitensi (per lo più agricoli). "Crediamo che eventuali ulteriori ritorsioni da parte della Cina saranno annunciate entro le prossime 3-4 settimane". 

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