Dati macro, dagli USA segnali incoraggianti


Commento di Paola Bianco, investment strategist di Euromobiliare AM SGR

La scorsa settimana la combinazione di una Fed da manuale e di dati americani solidi hanno spinto Wall Street e l’indice azionario globale a nuovi massimi assoluti con una decisa rottura al rialzo del trading range degli ultimi sei mesi. La Banca centrale americana come da attese ha tagliato i tassi ufficiali di 25 punti base ed ha segnalato l’intenzione di entrare in pausa. Ha quindi di fatto seguito fedelmente la funzione di reazione classica, già adottata per due volte negli anni ’90, che dopo mini-ciclo di accomodamento per un cumulato di 75 punti base prevede una fase attendista.

Tutti i riflettori, da qui in avanti, sia della Fed che degli investitori saranno puntati sugli sviluppi geopolitici e sui dati macroeconomici. Proprio su quest’ultimo fronte dagli Stati Uniti sono emerse in settimana indicazioni incoraggianti: mercato del lavoro decisamente tonico, capace di generare posti di lavoro superiori alle 100 mila unità con crescita salariale in area 3%. L’indice di fiducia ISM delle imprese manifatturiere ha messo a segno un primo timido rialzo dopo sei mesi ininterrotti di discesa grazie anche al significativo recupero della componente legata agli ordinativi all’export severamente penalizzata dalle tensioni commerciali.

Il consuntivo delle performance di ottobre ci consegna un quadro coerente con uno scenario di ripresa congiunturale. L’azionario totalizza ritorni ampiamente positivi, mentre resta al palo l’universo obbligazionario appesantito dalla componente duration. Si tratta di una fotografia diametralmente opposta a quella del quarto trimestre 2018 quando l’orientamento restrittivo della Fed insieme ad una vigorosa perdita di momentum ciclico si dimostrarono una combinazione letale per il comparto azionario, la cui pesante correzione si protrasse fino a fine anno.

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