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Da Yellen a Powell: evoluzione o rivoluzione?


Dopo quattro anni di presidenza, Janet Yellen lascia la Fed coi tassi invariati e nessuna rilevante sorpresa. La ripresa economica procede a un “ritmo solido”, con il mercato del lavoro che si '”rafforza” e un “tasso di disoccupazione basso”, afferma la banca centrale americana nel comunicato diffuso al termine della due giorni di riunione che chiude l'era della donna più potente del mondo. L'andamento dell'economia garantisce perciò '”rialzi graduali”. E tutto sembra sia già stato più che digerito dai mercati globali. "Come ampiamente previsto, l'ultimo meeting di Janet Yellen si è rivelato un non-evento”, spiega Lee Ferridge, responsabile multiasset strategy North America di State Street Global Markets.

“I tassi, il programma di riduzione del bilancio e la dichiarazione di accompagnamento sono rimasti invariati. Il mercato ha già incorporato nelle valutazioni una mossa al prossimo meeting di marzo con una probabilità dell’85% e non c’è ragione per non essere d'accordo", continua il manager. "Questa mancanza di reazione alle riunioni della Fed potrebbe diventare la regola nel 2018. Con tre rialzi previsti dai dot della Fed e il mercato ampiamente concorde, ci vorrebbe una divergenza significativa tra l'economia e/o l'inflazione per modificare il percorso atteso per quest’anno, divergenza che tuttavia sembra improbabile in questa fase". L’aspettativa generale perciò è quella di una possibile e prevedibile stretta nel corso della primavera, con l’arrivo del nuovo presidente Jerome Powell che il 5 febbraio presterà giuramento per assumere l’incarico. “I mercati hanno praticamente già scontato un possibile rialzo e ci aspettiamo che le dichiarazioni avranno uno scarso impatto su queste aspettative”, aggiunge Antoine Lesné, responsabile ETF strategy EMEA di SPDR ETFs.

Da Yellen a Powell: evoluzione o rivoluzione?

Così come per la Bce sarà ancora l'inflazione il principale elemento in grado di condizionare l'azione futura dei banchieri centrali. L'andamento attuale non è ancora del tutto soddisfacente (1,5% annuo) anche se la Fed è apparsa più ottimista rispetto a dicembre, quando aveva indicato che l'inflazione è scesa e sta viaggiando sotto il 2%. Secondo Gary Kirk, portfolio manager di TwentyFour AM “la Fed ha notato come l’inflazione relativamente a beni diversi dal cibo e dalle fonti di energia continui ad essere sotto il 2%, ma la commissione si aspetta che l’attività economica si espanda a velocità moderata (con ulteriori aggiustamenti graduali alla politica monetaria)e che le condizioni del mercato del lavoro rimangano solide. Ciò dovrebbe portare ad un rialzo dell’inflazione (su base annuale) e ad una sua progressiva stabilizzazione intorno all’obiettivo del 2%”.

È chiaro che se l’inflazione dovesse tornare ai livelli desiderati mentre il tasso di disoccupazione resta minimo, la Fed non avrebbe altra scelta che procedere a ulteriori rialzi dei tassi, sicuramente prima della prossima fase calante del ciclo economico. Come anticipa Brendan Mulhern, global strategist di Newton Investment Management (BNY Mellon IM) il passaggio di testimone non prevede in ogni caso nessun stravolgimento dei piani. “Non c’è da aspettarsi una rivoluzione delle politiche monetarie sotto Jerome Powell, a meno che le circostanze non richiedano altrimenti, così come fu per il QE sotto Ben Bernanke. Powell non ha un’educazione formale in ambito monetario, ma ha un’esperienza concreta guadagnata sul campo, personificando così lo stile che pervade attualmente la Fed. Powell ha anche la reputazione di essere molto attento a guadagnare consensi, pertanto è improbabile che causi turbolenze e scossoni all’interno di un’istituzione dove i fattori di dissenso non sono certo i benvenuti. Chiunque si aspetti un cambio di rotta radicale della Fed dovrebbe ricordarsi che le politiche monetarie vengono stabilite nel rispetto degli obiettivi statutori stabiliti dal Congresso nel Federal Reserve Act: massima occupazione, stabilità dei prezzi e tassi d’interesse moderati nel lungo periodo”, spiega l’esperto.

Anche in Aberdeen Standard Investments sono convinti che il mandato di Powell sarà un’evoluzione del lavoro svolto da Yellen. “Qualsiasi cambiamento sarà un'evoluzione, non una rivoluzione. Powell è in linea con il pensiero del suo predecessore sull'orientamento generale della politica monetaria”, dice Luke Bartholomew, investment strategist della società. “La questione più importante che affronterà quest'anno è il modo in cui affrontare i tagli fiscali che si stanno essenzialmente attenuando visto il taglio dei tassi della Fed. Ciò lascia supporre che la Fed potrebbe essere costretta ad alzare i tassi in modo più aggressivo del previsto”.

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