Credit Suisse AM: cresce il settore della cybersecurity


Secondo appuntamento con The Digital Times, l’approfondimento virtuale di Credit Suisse AM, che ha avuto come tema la sicurezza declinata nelle sue molteplici forme: salute, ambiente, filiere di produzione ma soprattutto cybersecurity, per la rilevanza che ha assunto il digitale in seguito al COVID-19. “Nessuno si sarebbe aspettato che i comportamenti e le abitudini imposte dalla pandemia sarebbero diventate la nuova normalità. Il COVID ha causato un’impennata della digitalizzazione e in questo contesto assume una nuova centralità il tema della sicurezza informatica”, ha introdotto l’head of Retail Distribution Italy, Frank Di Crocco. L’evento ha contato sulla partecipazione di alcuni ospiti di spicco del mondo dell’impresa che attraverso le loro testimonianze hanno dato prova dell’attualità del tema sicurezza. Riccardo Meggiato, esperto di cybersecurity e informatica forense, ha parlato di malware, termine che indica una famiglia di virus informatici che sottraggono dati e danneggiano i dispostivi. Ma anche dei meno conosciuti ransomware, che bloccano i computer e li rendono nuovamente funzionanti solo dietro il pagamento di un riscatto in denaro. Due esempi di quanto le minacce informatiche possano essere pericolose, soprattutto se rivolte a Governi o enti pubblici. “L’Australia ha appena varato un piano da 1 miliardo di Euro in questo campo, la Gran Bretagna uno da circa 2 miliardi mentre gli Stati Uniti hanno stanziato addirittura l’equivalente di 14,3 miliardi di Euro. Le stime parlano nei prossimi anni di una spesa globale di 172 miliardi di Euro per la sicurezza informatica degli apparati governativi”, ha evidenziato Meggiato.

Il Security Equity Fund

Già nel 2006 Credit Suisse AM ha identificato le potenzialità di questo settore e lanciato un fondo dedicato, il Security Equity Fund, un prodotto di grande successo tra gli investitori che nel 2020 ha ottenuto il rating B, Blockbuster di FundsPeople. “C’è un bisogno crescente di sicurezza informatica e questi dati lo confermano”, è intervenuto Pascal Mercier, product specialist dei thematic equities per la società elevetica. “La domanda non è destinata a estinguersi nel breve anche perché è legata a trend strutturali come lo sviluppo della tecnologia e la crescita demografica e alle nuove normative per aumentare la sicurezza. Entro il 2025 prevediamo una crescita della cybersecurity di oltre il 10% annuo per arrivare a un business da 250 miliardi di Dollari”. Nel fondo la cybersecurity è un sottotema che occupa il 25% del portafoglio, il 20% è destinato al tema della prevenzione alla criminalità, salute e sicurezza medica e la tutela ambientale sono anch'essi al 20%, infine il 15% è dedicato alla sicurezza dei trasporti.

Bill Choi è il vice president di Zscaler, azienda leader nella protezione dei dati su cloud: “Sempre più applicativi risiedono nei data center e nei servizi di cloud, con più dati sensibili e utenti connessi da ogni luogo. Abbiamo sviluppato la piattaforma zero trust exchange che garantisce la sicurezza di 120 miliardi di transazioni http sicure al giorno, che sono pari per capirci a più di dieci volte il numero di ricerche giornaliere su Google”. L’appuntamento di Credit Suisse AM ha dato voce anche all’esperienza di Intertek che si occupa di controllo qualità e sicurezza dei processi nelle filiere di produzione. “Il mondo è sempre più interconnesso e l’emergenza del Covid ha dimostrato delle vulnerabilità nelle catene di produzione. Noi abbiamo lanciato dei servizi che hanno certificato l’igiene e la sanificazione degli ambienti di lavoro e anche delle scuole”, ha spiegato Denis Moreau, vice president investor relation della società. 

ESG

Al tema della sicurezza appare sempre più connesso quello della sostenibilità a cui la casa di gestione riserva da tempo grande attenzione. “Nel 2006 abbiamo iniziato con processi di esclusione. Non investiamo in nucleare, armi chimiche e convenzionali, tabacco e gioco d’azzardo. Poi abbiamo sviluppato uno screening negativo e positivo fino ad arrivare ad un punteggio ESG. Riteniamo che i criteri ESG diano risultati a lungo termine migliori, con crescita indipendente dai cicli di mercato e i rischi politici”, ha concluso Mercier.

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