Covid-19: l’ESG cambierà le regole del gioco?


Le preoccupazioni per la sostenibilità di interi settori dell’economia globale sono tornate a farsi sentire con più forza per l’emergenza del Covid-19. La diffusione del virus ha colto di sorpresa il mondo intero e le aziende si trovano costrette ad adattarsi per riuscire ad attraversare le turbolenze dei mercati. In molti tra gli investitori si domandano se, in seguito ai cambiamenti imposti dal virus, l’integrazione dei fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) possa diventare un megatrend che avrà un impatto determinante. “È in questi momenti di forte difficoltà che le società con un robusto framework ESG, incentrato su aspetti come la continuità operativa, la salute e la sicurezza dei lavoratori e la gestione della catena di approvvigionamento, possono dimostrarsi più resilienti”, afferma Max Anderl, head of Concentrated Alpha Equity di UBS AM, a capo di un team che gestisce un patrimonio di circa 15 miliardi di dollari statunitensi per conto di clienti internazionali, tra i quali figurano alcune delle maggiori organizzazioni istituzionali.

L’adozione di criteri ESG è in continua crescita e va di pari passo con una maggiore consapevolezza degli investitori, e della società in generale, sulla salvaguardia ambientale. Un’indagine svolta lo scorso anno da Responsible Investor in collaborazione con UBS-AM rivela che il 78% degli asset owner a livello mondiale sta già integrando i fattori ESG nei propri processi di investimento, mentre il 17% è interessato all’argomento e sta valutando come procedere all’integrazione e solo il 5% non è interessato.

Senza_titolo

Source: PRI, 30 aprile 2019. Dati aggiornati annualmente

A ciò si aggiunge l’azione del Regolatore e l’aumento delle iniziative di scrutinio delle società di gestione. “Non dobbiamo sottovalutare i rischi che possono manifestarsi se non si prendono in considerazione i fattori ESG, con conseguenti costi finanziari, legali e reputazionali per le società”, afferma Anderl. “I flussi di denaro sono in grado di muovere i mercati e questo vale anche per gli investimenti ESG. I fondi che hanno in portafoglio società con forti profili ESG hanno già visto un afflusso di attivi, mentre le società con profili ESG in miglioramento beneficiano dei premi di valutazione e di un minore costo del capitale. I fondi che hanno in portafoglio società con forti profili ESG hanno già visto un afflusso di attivi, mentre le società con profili ESG in miglioramento beneficiano dei premi di valutazione e di un minore costo del capitale”, sottolinea.

Un quesito diffuso tra gli investitori è come un fondo ESG possa comunque detenere in portafoglio società di settori ad alta intensità di carbonio, per esempio l’energia e le utility. “Non possiamo aspettarci che la decarbonizzazione avvenga dall’oggi al domani”, spiega Anderl. “Finché la popolazione mondiale continuerà a crescere e le economie continueranno a espandersi, ci sarà inevitabilmente un aumento della domanda di consumi energetici. Il problema che affrontiamo in questo momento è una mancanza di alternative efficienti. Ecco perché, invece di escludere completamente gli investimenti in questi settori, preferiamo investire in società che puntano a soddisfare la futura crescita della domanda impegnandosi a ridurre le proprie emissioni di carbonio e a investire in alternative, per esempio le rinnovabili”, dichiara.

Approccio bottom-up con integrazione fattori ESG

Nel processo decisionale bottom-up alla base delle strategie Concentrated Alpha Equity l’integrazione dei fattori ESG avviene monitorando i punteggi delle società forniti dai principali data provider, oltre che grazie alla collaborazione con i colleghi del team di ricerca Sustainable and Impact Investing di UBS AM: “Utilizziamo diverse fonti per il segnale di sostenibilità perché crediamo che i maggiori rischi siano individuabili quando diversi rating presentano punteggi costantemente bassi. Inoltre ci avvaliamo delle competenze del team di ricerca SI per verificare questi segnali di rischio. Le società per le quali viene verificato un rischio elevato saranno vendute oppure mantenute in portafoglio, in base all’opportunità di rischio/rendimento e al potenziale di engagement dell’azienda. La ricerca ha dimostrato che le società con bassi punteggi ESG possono trarre maggiori benefici dall’engagement rispetto a quelle con punteggi ESG già elevati. Pertanto, il nostro obiettivo è spingerle a realizzare dei miglioramenti che crediamo possano contribuire anche alla nostra tesi di investimento”, afferma.

Infine Max Anderl, che gestisce gli investimenti di clienti su scala globale, spiega come a seconda delle diverse aree geografiche le problematiche e gli aspetti i legati agli investimenti ESG cambino: “In Asia abbiamo visto un focus più spiccato sulla governance e l’engagement. In effetti, negli ultimi anni, gli asset owner asiatici sono stati in prima linea nella diffusione dei principi ESG, ecco perché il potenziale di crescita futura rimane elevato in questa regione. In Europa si tende a preferire lo screening normativo, con la selezione basata su standard internazionali, e lo screening di esclusione basato su determinati settori o criteri. Negli Stati Uniti gli investitori hanno iniziato a seguire questo trend e in breve tempo gli investimenti ESG inizieranno sicuramente ad affermarsi”, conclude. 

Professionisti
Società

Notizie correlate

Anterior 1 2 3 Siguiente