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Covid-19 fa rima con cambiamenti climatici


Contributo a cura Luke Barrs, Head of EMEA Fundamental Equity Client Portfolio Management, Goldman Sachs Asset Management. Contenuto sponsorizzato.

L’attuale crisi sanitaria potrebbe aiutarci a mettere le cose nella giusta prospettiva, facendoci intravedere come potrebbe essere realmente il nostro “futuro lontano”. Come accaduto in precedenti episodi di forte rallentamento economico, osserviamo un calo significativo della domanda di energia. Secondo le stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), la domanda complessiva di energia potrebbe contrarsi di circa il 6% nel 2020. Una contrazione di questa portata annulla in sostanza gli ultimi cinque anni di crescita della domanda, inducendo a chiedersi se questo calo non possa avere almeno un piccolo risvolto positivo in una situazione altrimenti molto difficile.

La Figura 1 evidenzia infatti una relazione inversa tra crescita economica e emissioni. Tuttavia, anche i cicli di ripresa che seguono le crisi sono importanti perché in questi anni la domanda di energia riprende tendenzialmente ad aumentare con maggiore vigore. Se da un lato una situazione di emergenza economica comporta indubbiamente un’interruzione della crescita delle emissioni su base annuale, dall’altro lato non sembra frenare significativamente la sua tendenza strutturale all’aumento.

Figura 1. Relazione inversa tra disastri economici e clima

Captura_de_pantalla_2020-09-10_a_las_17Fonte: GSAM.

La curva climatica

La lotta globale contro la pandemia di Covid-19 ci sta spingendo verso un nuovo paradigma di definizione delle politiche monetarie e fiscali. I legislatori sono consapevoli che, oltre alle ripercussioni economiche positive, l’entità dello stimolo richiesto per risollevare l’economia mondiale dall’abisso avrà anche implicazioni sostanziali sul clima. La combinazione tra la mera entità e la longevità degli investimenti sottostanti implica che anche delle decisioni di allocazione di risorse pubbliche relativamente modeste potrebbero avere un impatto significativo sulle emissioni totali di gas serra (Figura 2). In una prospettiva decennale, qualsiasi forma di stimolo verde introdotto oggi può ridurre considerevolmente la curva delle emissioni ad impatto climatico. Per la stessa ragione, imboccare oggi una strada sbagliata potrebbe pregiudicare il raggiungimento del comune obiettivo fissato dall’Accordo di Parigi, vale a dire il contenimento del riscaldamento globale entro +1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali.

Figura 2. Curva climatica in un mondo post Covid-19

Captura_de_pantalla_2020-09-10_a_las_17Fonte: GSAM.

Con il bello e il cattivo tempo

A febbraio di quest’anno abbiamo lanciato il Goldman Sachs Global Environmental Impact Equity Portfolio (il Fondo). Crediamo infatti che la lotta ai cambiamenti climatici abbia raggiunto un punto di svolta e sarà in grado di influenzare le politiche pubbliche e aziendali, e il comportamento dei consumatori nei prossimi decenni. I governi e il settore privato stanno infatti alzando la posta nell’ambito della transizione globale verso un futuro più sostenibile. Pertanto le società attivamente coinvolte nella risoluzione di alcune delle sfide future possono essere ben posizionate anche per beneficiare di una dinamica strutturale positiva della domanda. Tra queste figurano, a nostro avviso, le aziende che operano nelle aree dell’energia pulita, dell’uso efficiente delle risorse, della produzione e dei consumi sostenibili, dell’economia circolare e dell’uso sostenibile delle risorse idriche, che costituiscono la base della nostra struttura di investimento tematico.

Figura 3: Universo dei circa 500 titoli Green ad impatto ambientale del Fondo 1

Captura_de_pantalla_2020-09-10_a_las_17

Fonte: GSAM

Da inizio anno il fondo ha sovraperformato di circa il 5,7% le azioni globali, rappresentate dall’indice MSCI All Country World Index (MSCI ACWI). Un’analisi più approfondita della performance mostra che, rispetto all’indice, il nostro universo di titoli è riuscito a mantenere una sovraperformance significativa durante la ripresa del mercato e si è mantenuto su livelli sostanzialmente invariati durante il sell-off iniziale.

La scomposizione della performance a livello di temi di investimento mette in luce la migliore tenuta di consumi e produzione sostenibili durante la correzione, favorita dall’esposizione ai titoli difensivi del settore alimentare e nutrizionale. Per contro, il tema dell’uso efficiente delle risorse è stato particolarmente penalizzato durante la fase ribassista, in quanto alcuni dei titoli industriali più ciclici hanno sottoperformato il mercato. La situazione è cambiata nel momento in cui i mercati hanno ripreso a guadagnare terreno, spingendo al rialzo i titoli industriali penalizzati dal ciclo e consentendo alle società più duramente colpite dall’ondata di vendite di riprendere fiato.

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1Fonte: GSAM, FactSet, al 30/6/2020. Contrazione: dal 13/2/2020 al 23/3/2020. Ripresa: dal 24/3/2020 al 30/6/2020.

 

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