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Cosa sta succedendo nel settore high-tech dopo lo scandalo di Facebook


A seguito dello scandalo di Facebook di metà aprile, i titoli tecnologici hanno perso quasi il 10% aumentando le preoccupazioni degli investitori sulla sostenibilità dei prezzi del settore high tech. 

Le valutazioni di molte società americane soprattutto sul settore tecnologico sono elevate, soprattutto per quanto riguarda le FAANGs (Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google, “ma è altrettanto vero che è difficile immaginare un domani senza una crescente partecipazione della tecnologia che, al contrario, è sempre più presente nelle nostre giornate e si sta espandendo, conquistando sempre più spazio nella vita quotidiana”, commenta Irfan Furniturewala, equity investment analyst di Capital Group.

Ci sono due temi da tenere in considerazione: l’aumento della regolamentazione da parte dei governi e la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Per quanto riguarda il primo oggi la questione è diventata calda a seguito dello scandalo di Facebook, dove società esterne hanno avuto l’accesso a informazioni private di ben 50 milioni di utenti. Tutti i cossidetti ‘social’ hanno delle forti barriere d’entrata nei mercati a causa delle regolamentazioni nazionali come ad esempio in quello cinese: “Sappiamo che in Cina Whatsapp è bloccato ed il mercato è dominato da WeChat, (di proprietà di Tencent) che ha raggiunto un miliardo di utenti (contro i due miliardi di Facebook). Ciò significa che in futuro ci potranno essere ulteriori ostacoli, di tipo regolamentare, anche in altri mercati”, spiega il gestore.  

Al contrario però “l’esempio della mancata acquisizione da parte della società Broadcom, basata a Singapore nei confronti della statunitense Qualcomm, ci fa capire che gli Stati Uniti tengono ben in considerazione la criticità di alcuni dei dati, e non desiderano lasciare alle società estere l’accesso. Crediamo pertanto che possa diminuire l’attività M&A tra società cross-border in questo settore”.

Secondo tema importante è la guerra commerciale tra USA e Cina. Le crescenti tensione tra i due Paesi sono diventate una nuova variabile d’incertezza, specialmente per le società di hardware e semiconduttori. “Prendiamo per esempio Apple che genera in Cina il 20% dei ricavi dove la maggior parte dei prodotti vengono fatti in 351 stabilimenti collegati. Il maggior fornitore di Apple, Foxconn, impiega in Cina un milione di persone! E’ una guerra senza vincitori. Per i colossi come Apple la scalabilità è importantissima. Se i prodotti che Apple vende in USA devono essere diversi da quelli venduti in Cina che a loro volta sono diversi da quelli venduti in India… si va a perdere la scalabilità e con questa si perde anche l’incentivo di investire così tanto nella ricerca e sviluppo”, spiega Furniturewala. “Fino ad oggi la Cina ha risposto in modo soft, di fronte ai 60 miliardi di dazi di Donald Trump, (con soli 3 miliardi di dollari di dazi sui prodotti USA importati nel Paese). La Cina esporta verso gli Stati Uniti più di 500 miliardi di dollari verso i 130 che importa dagli Stati Uniti”.

“E’ necessario conoscere bene non solo le società, ma anche la concorrenza e identificare prima del tempo i possibili cambiamenti che possono interessare i vari settori, per identificare i vincitori del domani. Dobbiamo cercare di identificare quali sono quelle che hanno tutte le carte in regola per sopravvivere e, perché no, provare scovare le Amazon di domani”, conclude il manager.

 

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