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Cosa sta succedendo alle borse?


I mercati azionari stanno diventando molto vulnerabili. Qualsiasi notizia, per quanto insignificante, è in grado di scatenare turbolenze e provocare forti correzioni sui prezzi delle azioni. L'ultimo scossone lo abbiamo avuto dopo l'arresto in Canada di Wanzhou Meng, il direttore finanziario di Huawei. Ciò ha provocato un conflitto diplomatico tra Washington e Pechino e sta minacciando i negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina.

“Credo che ciò non avrà un grosso impatto sui negoziati tra i due Paesi. In realtà penso che gli investitori, al momento, sono molto sensibili alla minima notizia, e che abbiano reagito in modo esagerato”, spiega Luca Paolini, chief strategist di Pictet AM. “Lo abbiamo visto anche alcuni giorni prima con l’estrema positività dimostrata a seguito dell'incontro del G-20 a Buenos Aires. In ogni caso, gli Stati Uniti continueranno a mantenere una forte pressione sulla Cina e nei prossimi mesi ciò sarà motivo di nervosismo per gli investitori", spiega l'esperto. 

Per Cormac Weldon, gestore azionario US di Artemis, la questione più critica riguarda il furto della proprietà intellettuale delle aziende straniere in Cina. “Inoltre, a seguito dell'annuncio che il più duro rappresentante commerciale di Donald Trump gestirà i negoziati nei prossimi tre mesi, dimostra che questo sarà un problema già nel primo trimestre del 2019", afferma il manager. 

Tuttavia, la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina non sarebbe l'unica fonte di incertezza che genera nervosismo sui mercati. La curva dei rendimenti globali si è invertita quest'anno e, storicamente, questo è sempre stato un segnale di recessione (anche se di solito sopraggiunge a distanza di uno o due anni). Secondo le analisi di Schroders, “il rischio maggiore è un contesto deflazionistico derivato da una recessione negli Stati Uniti nel 2020, un fenomeno che si verificherebbe se la Federal Reserve adottasse misure troppo restrittive nel 2019. Tale risultato probabilmente potrebbe anche provocare un cambio di governance dell’autorità monetaria", afferma Keith Wade, capo economista della società.

Man mano che ci avviciniamo al 2019, i possibili scenari, sia positivi che negativi, sono infiniti. La Fed ridurrà la velocità dell’aumento dei tassi come ci si aspetta dall'ultimo intervento di Powell? Come cambieranno i rapporti tra Stati Uniti e Cina? "Questi due possibili esiti potrebbero incidere sulla tolleranza al rischio degli investitori, almeno nel breve periodo", afferma James Bateman, direttore degli investimenti multi-asset di Fidelity.

..intanto in Europa

In Europa, le preoccupazioni sono diverse: il problema principale è l'incertezza politica. Da un lato c'è la Brexit, le cui sorti sono ancora un’incognita. Dall’altro, il protezionismo degli Stati Uniti influisce negativamente sulla domanda in Europa. Come se ciò non bastasse, J.P.Morgan AM ricorda che, in Italia, lo scontro tra governo e UE in merito alle proposte di bilancio ha spinto al rialzo il costo del debito. "Ciò ha portato gli ultimi due dati dell’indice PMI italiano al di sotto del 50, il che significa un rallentamento del Paese".

Forse ancora più preoccupante sono i dati trimestrali relativi alla produzione industriale in Germania, la locomotiva economica dell'Europa, che sono i peggiori dal 2013. Nel complesso, i gestori sono consapevoli del rallentamento economico, ma non pensano che ci possa essere una recessione imminente. Secondo Stefan Kreuzkamp, ​​direttore degli investimenti di DWS, "la crescita ha raggiunto il picco nel 2018, ma i principali indicatori rimangono solidi”. 

Tuttavia, il rallentamento dell'attività economica amplifica l’insicurezza globale. Queste notizie spingono gli investitori a rimanere cauti e più avversi al rischio, aumentando la volatilità sui mercati.

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