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Ecco cosa fa tremare il mercato americano


Dopo la decisione della FED di inizio maggio di mantenere i tassi d’interesse invariati, i mercati si aspettano un probabile rialzo a metà giugno. La maggior parte degli analisti si aspetta ancora almeno due rialzi nel corso dell’anno. Ma quali sono i rischi per l’economia americana? Andiamo ad analizzarli uno ad uno.

Politiche di Donald Trump

Secondo Lee Ferridge, responsabile multi-asset strategy US di State Street Global Markets, “come ampiamente atteso, il meeting del FOMC si è rivelato un non-evento, con le dichiarazioni che sono rimaste largamente invariate. Adesso il mercato stima che le probabilità di una mossa durante il prossimo meeting di giugno si attestino al 90%”.

Ci sono stati diversi elementi che hanno influenzato la decisione della Fed di lasciare le proprie dichiarazioni invariate: “la reazione della crescita alla riduzione delle imposte di fine 2017 che è stata leggermente deludente, la mancanza di segnali di un significativo aumento delle pressioni inflazionistiche e l’incertezza generata da una possibile guerra commerciale”, spiega Ferridge.

I tassi a lungo termine americani

Aumentano i timori in USA per i tassi a lungo termine americani, con il decennale che ha superato la soglia del 3%, anche se il movimento di risalita non è stato lineare, la sua dinamica non è stata smentita: in 6 mesi, il decennale USA è passato dal 2,05% al 3%. “La prudenza dimostrata dai mercati di fronte al superamento di questa soglia, puramente simbolica, desta un interrogativo: questo rialzo dei tassi di interesse deve preoccupare gli investitori?”, si domanda Olivier De Berranger, chief investment officer di La Financière de l’Echiquier. “E’ essenziale sapere se tassi di interesse più elevati possono portare un impatto negativo sull’economia americana”. Attestato al 3%, il decennale americano è ancora lontano dal livello raggiunto nel 2007 (5%) e la struttura dell’economia americana è nel frattempo cambiata. Si è contratto il peso del debito delle famiglie, ormai non più sovraindebitate. “Del resto, se l’impatto di un incremento dei tassi può pesare sui consumi portando le famiglie a chiedere meno prestiti, l’aumento dei redditi disponibili a seguito della riforma fiscale andrà a compensare questo effetto”. 

Le aziende americane

Le società americane si sono nuovamente indebitate negli ultimi anni, anche se con una certa moderazione. I bassi tassi d’interesse dell’ultimo decennio hanno contribuito a limitare l’aumento del servizio del debito, tornato vicino ai livelli di inizio 2012. “Ancora una volta, la riforma fiscale potrebbe svolgere un effetto compensazione. Il taglio alle imposte e gli incentivi fiscali per il rimpatrio degli utili hanno consentito alle aziende di migliorare la loro capacità di autofinanziamento, limitando in questo modo la necessità di tornare a indebitarsi a tassi più elevati”, spiega De Berranger.

Il dollaro

Il dollaro statunitense è un catalizzatore dell'attenzione degli investitori, dato il ruolo chiave che svolge nei mercati finanziari e nel commercio globale. Dopo un prolungato periodo di deprezzamento, nelle ultime settimane il dollaro si è rafforzato. “I timori circa la politica commerciale e fiscale degli Stati Uniti siano stati lo scorso anno un fattore trainante del calo del dollaro, contribuendo a ridurre la domanda sia della valuta che dei buoni del Tesoro statunitensi. spiega Salman Ahmed, chief investment strategist Lombard Odier IM. “Inoltre, l’elevato costo di copertura valutaria dei titoli del Tesoro americani determina rendimenti poco interessanti per gli investitori stranieri e crea a nostro avviso una duplice battuta d’arresto”.

Rialzo dei tassi

Ora siamo a un punto di transizione. L'amministrazione statunitense è risolutamente in una fase di stretta monetaria e il suo deflusso misurato di liquidità si basa sull'ipotesi che l'economia americana sia ancora una volta forte abbastanza da potersi reggere sulle proprie gambe. “Si tratta di una buona notizia che offre agli investitori la prospettiva di un ciclo economico esteso. Ma significa anche che i mercati dovranno fare i conti con un periodo di aggiustamento dai tassi reali negativi alla normalità, dopo quasi un decennio di sostegno artificiale”, ricorda Rupert Welchman, european equities fund manager di Union Bancaire Privée.

La liquidità del mercato americano

Secondo Michael Siegel, global head of insurance asset management di GSAM, bisogna tenere sott’occhio tre principali rischi macro: “la volatilità del mercato del debito societario e di quello azionario, la possibilità di un rallentamento economico o di una recessione negli Stati Uniti e il deterioramento delle condizioni di liquidità”. 

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