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Cosa c’è dietro la crescita degli ETF obbligazionari?


ETFplus, il mercato di Borsa Italiana dedicato agli ETF, ha chiuso il 2019 con un record di 88,26 miliardi di euro di masse gestite, a conferma del fatto che l’utilizzo di questi strumenti non rappresenta più una semplice tendenza, ma ormai è qualcosa di ben radicato all’interno dell’asset allocation degli investitori. Inoltre il mercato italiano si è distinto per una raccolta, nel quarto trimestre dell’anno scorso, pari a 8,45 miliardi di euro solo sugli ETF obbligazionari, ovvero circa il 74% dei flussi totali registrati nel medesimo periodo. Data questa evoluzione, risulta essere più veloce l’offerta dei prodotti o la domanda da parte dei clienti? In occasione della tavola rotonda sugli ETF obbligazionari abbiamo cercato di dare una risposta.

“Lo strumento ETF permette di facilitare sottostanti complessi”, così esordisce Franco Rossetti, ETF senior relationship manager di Invesco, il quale spiega che sono gli stessi investitori a richiedere prodotti che meglio rispondano alle loro esigenze, l’offerta quindi si è semplicemente adeguata. “Tutte le case di investimento si sono focalizzate sul reddito fisso per offrire soluzioni che potessero ottimizzare gli investimenti”, aggiunge l’esperto. L’esempio emblematico è il caso dei subordinati bancari. Si tratta infatti di un segmento obbligazionario abbastanza complesso in cui investire, riservato spesso ai soggetti istituzionali e con un taglio minimo di 100.000 euro, attraverso un ETF si dà un accesso facilitato ad un basket di titoli diversificato che offre un rendimento interessante in un contesto di tassi vicino allo zero.

L’opinione degli investitori

La crescita della gestione passiva va letta come un fattore strutturale all’interno di un contesto economico finanziario caratterizzato da bassi tassi di interesse. “Le banche centrale sono i veri gestori attivi di fixed income”, commenta Gjergj Zefi, portfolio manager di Intesa Sanpaolo Private Banking. “Oggi l’ETF è una necessità”, aggiunge il gestore. “Sono strumenti poco costosi e trasparenti che permettono di investire sul mercato obbligazionario con ancora margini di performance, trovare valore tramite la gestione attiva è ormai più difficile”.

Per Marco Fazi, Deputy CIO di Azimut Capital Management SGR, il motivo è da ricercarsi innanzitutto nella compressione dei rendimenti obbligazionari, dovuta ad anni di politiche monetarie espansive delle Banche Centrali. “In uno contesto di liquidità abbondante e forte domanda di obbligazioni, la crescita di questi prodotti è fisiologica, perché gli ETF consentono di investire in modo semplice ed economico in un numero elevato di titoli. La possibilità di scambiare in borsa un portafoglio di titoli trattato tipicamente in OTC, ha avvicinato anche i non specialisti ad alcune sub asset class del mondo fixed income. Inoltre nel corso degli anni l’offerta di questi prodotti si è ampliata in modo consistente, ed è migliorata la loro liquidità. Tuttavia,  l’efficienza di questi strumenti deve ancora essere testata in un contesto di bear market, assente da anni nel mondo obbligazionario.

“In un contesto macro-economico caratterizzato dalla politica accomodante delle Banche centrali, uno strumento che permetta di replicare un indice obbligazionario consente quindi di cavalcare il trend e di non perdere la dinamica di lungo termine, dato che difficilmente vedremo i tassi in salita nei prossimi mesi”, conclude Alessandro Greppi, PhD, Equity and Fund of Funds portfolio manager di Zurich Investments Life SpA.

 

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