Cosa aspettarsi dal debito emergente nel 2020?


L’affermazione del debito emergente come asset class è da attribuirsi soprattutto al processo di liberalizzazione del commercio globale. L'adesione della Cina al WTO alla fine del 2001, ha avuto sicuramente un impatto fondamentale nell’accelerare l’espansione industriale globale. Gli effetti a catena della costruzione di nuove infrastrutture in Cina sono stati avvertiti anche dai Paesi emergenti esportatori di materie prime, specialmente da quelli dell’America Latina. Dato che una stretta regolamentazione rendeva difficile investire direttamente in Cina, i flussi di portafoglio che volevano approfittare della crescita cinese si sono reindirizzati verso i mercati emergenti.

Nel 2005 gli afflussi nei mercati onshore dei Paesi emergenti sono stati abbastanza significativi da giustificare il lancio di indici obbligazionari in valuta locale. Tuttavia negli ultimi anni la performance dei mercati emergenti è stata decisamente più volatile, riflettendo un contesto globale meno favorevole, anche a causa dei crescenti rischi in ambito geopolitico e commerciale. Ne consegue che gli investitori globali nei mercati emergenti debbano prestare oggi grande attenzione ai fattori ciclici di breve termine. Secondo Chia-Liang Lian, head of Emerging Markets Debt di Western Asset (affiliata Legg Mason) “l'analisi dei fondamentali di lungo periodo rimane un pilastro del processo di investimento, ma una valutazione dei driver ciclici e tecnici è ora necessaria, soprattutto viste le oscillazioni che periodicamente gli asset dei mercati emergenti sperimentano”. Da ciò seguono due considerazioni: la necessità di valutare i singoli emittenti caso per caso e l’importanza di saper navigare nelle mutevoli correnti globali.

Prospettive per il 2020

La performance di quest’anno può essere attribuita alla combinazione del calo dei tassi d’interesse negli Stati Uniti e della riduzione degli spread tra emergenti ed economie avanzate. Forse il 2020 non sarà altrettanto generoso: i tassi americani sono già scesi abbondantemente e difficilmente ci saranno cali significativi nei prossimi mesi, se l’economia americana non avrà battute d’arresto.

“La notizia incoraggiante è che il differenziale di crescita tra mercati emergenti e quelli sviluppati è destinato ad allargarsi nuovamente a partire dal 2020. In tempi recenti, un grosso ostacolo per i mercati emergenti è stata la sovraperformance degli Stati Uniti. Secondo le ultime stime del FMI, la crescita dei mercati emergenti è pronta ad accelerare e a toccare il 4,6% nel 2020, ovvero il valore più alto degli ultimi tre anni”, aggiunge Lian. Ad eccezione della Cina, si prevede che la maggior parte delle economie emergenti avrà un rimbalzo, grazie all'aggressiva politica di allentamento da parte delle loro banche centrali e alla potenziale riduzione delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. “ Ci concentriamo quindi su Paesi di alta qualità tra cui Indonesia e Russia, oltre ad alcuni emittenti selezionati nell’area del Golfo. Nelle strategie crossover, il credito dei mercati emergenti è attraente in ottica didiversificazione rispetto alle valutazioni ‘quasi riskfree’ degli emittenti dei paesi sviluppati”, conclude.

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Michael Hasenstab, Chief Investment Officer di Franklin Templeton Global Macro rimane cauto sulle previsioni per l’insieme dei mercati emergenti, ma intravede un certo potenziale in determinati Paesi e in alcune fonti di alpha. “Preferiamo tuttora i rendimenti corretti per il rischio in specifiche aree del debito sovrano in valuta locale rispetto ai titoli di credito valutati adeguatamente. Ma è fondamentale selezionare attentamente gli investimenti, poiché simili opportunità variano nettamente da un Paese all’altro e in termini di esposizione al rischio. Nel complesso, ci sembra che il prossimo anno determinati mercati locali, che offrono rendimenti elevati, abbiano la possibilità di sovraperformare i mercati core del reddito fisso”, afferma l’esperto.

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Infine “l’elevata diversificazione dell’indice dei titoli di Stato emergenti attenua significativamente eventuali eventi negativi a fronte di rendimenti vicini al 5% in dollari, caratteristiche che collocano queste obbligazioni tra le opportunità più interessanti del momento nell’ambito del reddito fisso”, dichiara Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer di UBS WM Italy.

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