Corporate governance nei mercati emergenti: progressi e opportunità


Contributo a cura di Chetan Sehgal, CFASenior Managing Director, Director of Portfolio Management e Andrew Ness, ASIP, Portfolio Manager di Franklin Templeton Emerging Markets Equity. Contenuto sponsorizzato.

I miglioramenti della governance nei mercati emergenti (ME) sono stati disomogenei. Nell’insieme, tuttavia, i progressi da noi osservati in diversi settori sono incoraggianti. Un esempio emblematico viene dai principi contabili. Gli standard locali si sono allineati in misura crescente a quelli riconosciuti a livello internazionale, dando impulso alla qualità dell’informazione e alla trasparenza.

Le autorità di regolamentazione hanno inoltre adottato misure per conferire maggiori poteri agli azionisti di minoranza, dando loro maggior voce in capitolo, ad esempio, sulle operazioni con parti correlate. Nel suo studio annuale sulla facilità di fare impresa in tutto il mondo, la Banca Mondiale ha osservato che le economie a basso reddito hanno recuperato il ritardo rispetto ai loro omologhi ad alto reddito per quanto riguarda la trasparenza delle operazioni con parti correlate negli ultimi 10 anni[1].

In India, l’autorità di regolamentazione dei valori mobiliari ha recentemente inasprito le norme sui pagamenti di royalty effettuati dalle società quotate a parti correlate, i pagamenti al di sopra di un certo livello richiedono l’approvazione degli azionisti (escludendo le parti correlate dal voto).​

Inoltre, abbiamo rilevato un maggiore impegno delle società dei mercati emergenti nel generare valore per gli azionisti, sia attraverso l’aumento dei dividendi che attraverso il riacquisto di azioni proprie. E, in generale, hanno buone possibilità di riuscirci, grazie all’impennata dei flussi di cassa liberi. La ricerca di rendimento in un contesto di bassi tassi di interesse ha aumentato le pressioni sulle aziende affinché distribuiscano maggiore liquidità agli azionisti.

I critici osservano che le riforme della corporate governance dei mercati emergenti non si sono spinte abbastanza avanti, ed esiste un motivo per questo. Mentre alcune economie hanno rafforzato le loro istituzioni pubbliche, altre sembrano aver fatto troppo poco.

Le precedenti crisi finanziarie hanno messo in evidenza i pericoli di un allentamento normativo, soprattutto per quanto riguarda il monitoraggio del debito. A causa della quantità crescente di debito in valuta estera accumulato collettivamente negli ultimi anni, la capacità dei mercati emergenti di servire o rifinanziare i loro prestiti è sotto stretta sorveglianza[2].

Nel frattempo, la protezione degli azionisti di minoranza rimane una questione spinosa. Riteniamo che le autorità di regolamentazione e le società possano fare di più per promuovere l’equo trattamento delle minoranze nei mercati emergenti, ad esempio migliorando la divulgazione delle operazioni con parti correlate o richiedendo l’approvazione degli azionisti per tali operazioni.

Vento di poppa per le azioni dei ME

Siamo convinti che un miglioramento della governance sia diventato un tema strutturale che agisce quale propulsore per le azioni dei mercati emergenti. Riteniamo inoltre che gli investitori attivi siano favoriti nel cogliere questo elemento positivo.

In tema di valutazione delle condotte aziendali, non vediamo reali alternative alla ricerca bottom-up di tipo tradizionale. Attraverso visite aziendali sul territorio, interazioni dirette con il management e altre forme di ricerca sul campo, gli investitori attivi hanno maggiori probabilità di capire più a fondo l’approccio delle aziende verso la governance e la loro propensione per le riforme.

Impegno basato sulle relazioni

In che modo sosteniamo il cambiamento? Vediamo valore nella creazione di rapporti di fiducia con le aziende, basati su un dialogo regolare e costruttivo. Crediamo che relazioni durature e credibili ci diano un vantaggio competitivo nell’offrire suggerimenti e nell’instaurare miglioramenti durevoli della governance.

Le nostre forme di impegno possono spingersi oltre, quando insorgono problemi di governance. Crediamo che lavorare direttamente con le aziende per orientare i cambiamenti possa migliorare i rendimenti degli investimenti e servire al meglio gli interessi dei nostri clienti. Le nostre risposte variano in base alle circostanze specifiche e possono includere la presentazione di delibere degli azionisti e la nomina degli amministratori.

La corporate governance ha compiuto enormi progressi nei mercati emergenti, anche se permangono questioni in sospeso. Le singole economie e società si sono mosse a velocità diverse nel ridurre il ritardo nella governance rispetto agli omologhi dei mercati sviluppati. L’impegno a recuperare il ritardo accumulato potrebbe far nascere interessanti opportunità di investimento.

[1] Fonte: Banca Mondiale, Doing Business 2019: Training for Reform, 31 ottobre 2018.

[2] Fonti: Stohecker, H., “Emerging market debt soars to record $69.1 trillion in Q1 on falling interest rates – IIF”, Reuters, 15 luglio 2019; Bank for International Settlements, pubblicazione statistica: indicatori globali di liquidità della BRI a fine marzo 2019, 31 luglio 2019.

Note Informative e Legali

I commenti, le opinioni e le analisi rappresentano i pareri personali dei gestori degli investimenti ed hanno finalità puramente informative e d’interesse generale e non devono essere considerati come una consulenza individuale in materia di investimenti né come una raccomandazione o sollecitazione ad acquistare, vendere o detenere un titolo o ad adottare qualsiasi strategia di investimento. Non costituiscono una consulenza legale o fiscale. Le informazioni fornite in questo materiale sono rese alla data di pubblicazione, sono soggette a modifiche senza preavviso e non devono essere intese come un’analisi completa di tutti i fatti rilevanti relativi ad un paese, una regione, un mercato od un investimento.

Nella redazione di questo materiale potrebbero essere stati utilizzati dati provenienti da fonti esterne che non sono stati controllati, validati o verificati in modo indipendente da Franklin Templeton Investments (“FTI”). FTI non si assume alcuna responsabilità in ordine a perdite derivanti dall’uso di queste informazioni e la considerazione dei commenti, delle opinioni e delle analisi in questo materiale è a sola discrezione dell’utente. Prodotti, servizi ed informazioni potrebbero non essere disponibili in tutte le giurisdizioni e sono offerti da società affiliate di FTI e/o dai rispettivi distributori come consentito dalle leggi e normative locali. Si invita a rivolgersi al proprio consulente professionale per ulteriori informazioni sulla disponibilità di prodotti e servizi nella propria giurisdizione.

Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita di capitale. Gli investimenti esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi, instabilità economica e sviluppi politici. Gli investimenti nei mercati emergenti, un segmento dei quali è costituito dai mercati di frontiera, implicano rischi più accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle dimensioni minori dei mercati in questione, ai volumi inferiori di liquidità e alla mancanza di strutture legali, politiche, economiche e sociali consolidate a supporto dei mercati mobiliari. I rischi associati ai mercati emergenti sono generalmente amplificati nei mercati di frontiera poiché gli elementi summenzionati (oltre a vari fattori quali la maggiore probabilità di estrema volatilità dei prezzi, illiquidità, barriere commerciali e controlli dei cambi) sono di norma meno sviluppati nei mercati di frontiera. I prezzi delle azioni subiscono rialzi e ribassi, talvolta estremamente rapidi e marcati, a causa di fattori che riguardano singole società, particolari industrie o settori o condizioni di mercato generali.

Professionisti
Società

Notizie correlate

Anterior 1 2 Siguiente