Coronavirus, come posizionarsi in attesa delle future mosse di politica e Banche centrali


"Siamo di fronte ad un drammatico cambiamento dell'economia globale e la recessione globale è alle porte. Una recessione chiaramente causata dal Coronavirus. A febbraio i tempi di consegna delle merci sono aumentati significativamente ovunque tranne che in Messico, nella Repubblica Ceca e in India. Questo significa che la catena del commercio globale è interrotta. In questo contesto, i governi e le Banche centrali devono agire". 

Quello descritto da Philippe Waechter, chief economist di Ostrum Asset Managementè chiaramente un cigno nero: un evento improvviso e impossibile da prevedere. L’epidemia di Coronavirus non si ferma e fuori dai confini cinesi è in piena evoluzione. L'estensione delle restrizioni alla mobilità in Italia, con la Lombardia, Regione che maggiormente contribuisce al Prodotto interno lordo nazionale, e 14 province del Nord del Paese interessate sembra essere un'anticipazione di quanto accadrà nelle prossime settimane in gran parte dell'Europa e del mondo. I mercati azionari nella settimana scorsa hanno fatto segnare la discesa più violenta dal 2008, con lo S&P500 che ha perso oltre il 10%. La Fed si è fatta subito sentire ha tagliato i tassi di 50 punti base, con due settimane di anticipo sulla riunione ufficiale prevista per il 18 marzo.

“I listini americani, che lunedì erano risaliti dai minimi con +4,5% proprio in previsione di possibili aiuti monetari, sul momento non hanno gradito l’intervento, peraltro non coordinato con le altre principali autorità monetarie”, spiega Paolo Mauri Brusa, gestore del team Multi Asset Italia di GAM (Italia) SGR. “Il timore di molti investitori è che il solo ritocco dei tassi ufficiali da parte americana, che richiede tempo affinché produca effetti sull’economia reale, sia poco utile nell’immediato se non accompagnato da immissione di liquidità nel sistema e/o da una politica fiscale accomodante, e anzi rischi di limitare inutilmente i futuri margini di manovra della Fed”.

Secondo Monica Defend, global head of Research di Amundi, i mercati si aspettano ancora di più. “Nel primo allentamento intrameeting dalla crisi del 2008, la Fed ha operato un taglio dei tassi di 50 punti base. La volatilità del mercato e le preoccupazioni relative alla liquidità hanno probabilmente scatenato il taglio di emergenza. Il mercato ha reagito con un sell-off di azioni, mentre il rendimento del Treasury a 10 anni ha toccato nuovi minimi, in quanto la mossa della Fed è percepita come insufficiente per compensare il recente deterioramento delle condizioni finanziarie dovuto alla reazione del mercato all'epidemia di coronavirus”. 

Paolo Mauri Brusa riesce a trovare ancora elementi per essere positivo analizzando il quadro in evoluzione. “Occorre però considerare che oltre ad essere un intervento che diventa immediatamente operativo, gli effetti benefici per imprese e consumatori hanno un respiro che va oltre l’orizzonte temporale di una settimana o un mese e a nostro avviso i mercati potrebbero rivalutare in chiave positiva tale decisione. Anche perché le buone notizie non mancano, le misure drastiche attuate dalla Cina nella provincia di Hubei cominciano a dare i loro frutti, il numero di contagiati è in diminuzione e l’attività economica mostra segnali di ripresa in tutte le altre maggiori città”.

Restano però, e pesano, i dati delle Borse europee che hanno chiuso la scorsa settimana tutte fortemente in negativo. Milano ha terminato la giornata di venerdì a -3,5%, toccando i minimi da metà agosto, Parigi -4,05%, Francoforte -3,38%, Londra -3,48% e Madrid -3,44%. "Rimane molto alta l'apprensione dei mercati sull'epidemia globale", certifica Alessandro Tentori CIO di AXA IM Italia, "con l'indice VIX che si attesta oltre il 40%". "Anche se i dati macro ufficiali ancora non ci permettono di stimare con precisione l'impatto sul ciclo economico, già si intravede uno shock da domanda molto forte (e.g. le importazioni di autovetture di produzione Europea dalla Cina). Per effetto della dinamica del contagio, i primi dati rilevanti - cioé con effetti diretti e indiretti - li vedremo in Europa nel mese di aprile, negli Stati Uniti invece nel mese di maggio", analizza Tentori.

"Sebbene i mercati finanziari cerchino di avere una visione di lungo periodo, al momento semplicemente non c’è abbastanza visibilità e di conseguenza gli attuali livelli di volatilità potrebbero persistere per un certo tempo", afferma Mark Dowding, CIO di BlueBay AM. "Realisticamente, non c’è molto che si possa fare per contenere la diffusione del virus e le conseguenti ricadute", prosegue sottolineando inoltre come ci sia attesa per ulteriori interventi da parte delle Banche centrali. "Siamo inclini a credere che sia probabile un ulteriore taglio nella riunione del FOMC di maggio e che anche le altre banche centrali, comprese la BoE e la BCE, saranno persuase ad attivarsi. "Siamo portati a credere che, nelle settimane e nei mesi a venire, tutti impareranno a convivere con l’esistenza del Covid-19 come una delle tante realtà della vita. Tuttavia, prima di arrivare a questo punto, è probabilmente inevitabile che vi sia ancora isteria nel breve termine, finché le autorità e l’opinione pubblica non si adegueranno", completa.

I timori per un'azione isolata da parte della Fed seguiti alla decisione di tagliare i tassi di 50 punti base con procedura straordinaria sembra affievolirsi mana mano che si concretizzano misure da parte di istituzioni e organisimi di controlo della politica monetaria. "La politica economica sta lanciando i primi segnali di reazione al rallentamento economico causato dalla crisi sanitaria mondiale, e lo fa in modo concertato e coordinato a livello globale. Lo scenario di rischio principale è avere una diffusione molto rapida dell’epidemia negli USA: eventuali limitazioni all’attività economica che implichino un rallentamento dei consumi in USA farebbe precipitare ulteriormente la situazione", commenta sul punto Marco Piersimoni, senior portfolio manager di Pictet Asset Management.

Come muoversi operativamente

Qualunque sia il destino imprevedibile a cui porterà l'evolversi del quadro medico e epidemiologico, la necessità di gestire il momento di straordinaria volatilità in corso è primaria, così come l'adozione di una prospettiva di lungo periodo volta ad individuare opportunità di ingresso su mercati e asset classes selezionate. “L’economia americana si conferma solida, come testimoniato dal recente miglioramento del PMI dei servizi e dai dati sull’occupazione. Ovviamente gli effetti collaterali che il coronavirus ha provocato e sta provocando sull’attività economica globale si faranno sentire nei prossimi mesi e la rapida diffusione avvenuta in Italia fa temere che a breve anche altri Paesi europei e persino gli Stati Uniti possano seguire la medesima sorte”, spiega Brusa. Secondo S&P Global Ratings il PIL italiano quest’anno subirà una contrazione dello 0,3% invece di crescere dello 0,4% e la crescita europea si dimezzerà, da +1% a +0,5%.

“Al momento, le opportunità a cui guardiamo con più interesse sono nel settore delle infrastrutture telecom negli Stati Uniti, in Italia e in Brasile: alcuni esempi di titoli attraenti sono i bond convertibili del network televisivo statunitense Dish, i bond secured dell’operatore telefonico brasiliano OI e le azioni risparmio di Telecom Italia. Ci piacciono anche le obbligazioni subordinate LT2 di Banca Monte dei Paschi di Siena, opportunamente coperte con opzioni put sulle banche europee, visto che ci aspettiamo il deal sugli NPL venga approvato dalla Commissione europea”, spiega Filippo Lanza, gestore del fondo HI Numen Credit Fund di Hedge Invest Sgr

Tra i temi d'investimento individuati da Stefan Scheurer, director Global Capital Markets & Thematic Research di Allianz Global Investors troviamo la disruption, con particolare attenzione al cambiamento climatico, e i dividendi, "un'interessante opportunità in periodi caratterizzati da rendimenti bassi o negativi", dichiara l'esperto. "In passato i dividendi hanno avuto un andamento più prevedibile rispetto agli utili societari e hanno quindi contribuito alla stabilizzazione dei proventi derivanti da portafogli di investimento azionari. Dal confronto di dividendi e utili delle società dell’S&P 500 dal 1959, emerge che gli utili societari hanno evidenziato oscillazioni molto più ampie rispetto ai dividendi. In particolare, negli ultimi 10 anni la volatilità annualizzata degli utili è stata pari al 27%, un dato molto più elevato rispetto a quello dei dividendi, pari a circa il 3%, che senza dubbio riflette anche le crisi del passato", entra nel dettaglio Scheurer.

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