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Coronavirus, quali conseguenze per digitalizzazione e cyber security


L’emergenza sanitaria in corso legata alla diffusione del Coronavirus sta costringendo decine di milioni di persone, in particolare nei Paesi sviluppati, ad una drastica diminuzione dei rapporti sociali e degli spostamenti. Le conseguenze da un punto di vista economico saranno valutabili sono nel lungo periodo, ma alcune riflessioni, anche a partire dall’esperienza diretta di ognuno, sono già possibili.

Il forte cambiamento nelle abitudini lavorative e sociali va innanzitutto ad accrescere il processo di digitalizzazione delle attività. I consumatori stanno cercando sempre più di usufruire dei servizi di consegna a domicilio e quindi legati al commercio online e le mansioni professionali sono svolte in remoto attraverso mezzi informatici.

Stress test sulla sicurezza informatica

In questo quadro assume una crescente importanza la gestione dei dati digitali e della loro sicurezza. “Il settore legato alla cyber security rappresentava, già prima di questa crisi, una delle voci di spese principali per le aziende”, sottolinea Giancarlo Sandrin, country head Italia di Legal & General Investment Management (LGIM). “Il business della sicurezza informatica ha varie componenti, che non si limitano ai semplice antivirus e firewall, ma spazia su componenti software più varie e avanzate. Se guardiamo al portafoglio del nostro ETF L&G Cyber Security, troviamo aziende che producono software per il riconoscimento delle impronte, dell’iride, del volto, nonché società che utilizzano l’intelligenza artificiale per prevenire attacchi hacker sulla base del comportamento di alcuni utenti. Allo stesso tempo si trovano società come Cisco, in grado di offrire intere architetture cloud protette dagli attacchi”, entra nel dettaglio Sandrin.

Quantificare la crescita futura

“Nei paesi in cui gli over 70 sono stati incoraggiati ad autoisolarsi, una nuova generazione sta imparando a fare affidamento sui rivenditori online piuttosto che sui negozi tradizionali o sui supermercati. Un gran numero di nuovi clienti è costretto ad apprendere competenze digitali che fino ad oggi non avevano ritenuto necessarie. Come parte di questa tendenza, in Cina Alibaba ha scoperto che un numero maggiore di consumatori nelle città più piccole e nelle aree rurali sta iniziando a utilizzare la sua piattaforma”, fa notare il country head Italia di LGIM.

A ciò si aggiunge l’ambito a maggior tasso di crescita che riguarda le attività lavorative, con un grandissimo numero di aziende dei Paesi sviluppati chiamate ad un investimento deciso sull’infrastruttura informatica. Una rivoluzione che rimarrà una volta conclusa la fase emergenziale con una serie di attività che continuerà, con ogni probabilità, ad essere svolta in forma più digitalizzata rispetto al passato.

Considerando il solo mercato italiano, come evidenziato da una ricerca del Politecnico di Milano relativa al 2019, il business della sicurezza informatica è quantificabile in circa 1,3 miliardi di euro annui, con un incremento dell’11% rispetto al 2018. La stessa indagine ha messo in luce che oltre la metà delle imprese italiane non ha un presidio adeguato in ambito di sicurezza informatica. Aggiungendo a queste due considerazioni una valutazione dell’aspetto normativo legato alla gestione dei dati, con ad esempio la normativa GDPR che impone la segnalazione alle autorità di attacchi che hanno comportato la perdita di dati di terze parti entro 72 ore, con pene fino al 2% del fatturato annuo in caso di violazione, è possibile comprendere come l’investimento in tale ambito sia una questione di primaria importanza per le aziende italiane, ma non solo.

Un tema investibile?

"Spesso i tematici legati alle disruptive technology sono stati considerati prodotti ad alto beta e quindi molto volatili, con sovraperformance con mercati toro e sottoperformance con mercati orso”, sottolinea Sandrin. “In realtà”, spiega, “nell’ultimo mesi si sono mossi in linea con gli indici globali, riportando in molti casi una performance migliore, cyber security ed ecommerce in particolare sono un esempio”. “Questo è anche legato al fatto che i tematici, oltre a beneficiare delle potenzialità insite nel loro business, non sono esposti a settori come energy e financial, ed in alcuni casi, come per il nostro Healthcare breakthrough, che si occupa di tecnologia in ambito sanitario, hanno un sovrappeso nel settore health care”, conclude il manager.

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