Coronavirus, le scelte strategiche degli investitori istituzionali


L’aumento dei contagi da COVID-19 sta rendendo difficoltosa la ripresa economica in Europa. I mercati finanziari continuano a evidenziare una diffusa incertezza per via anche della seconda ondata pandemica, tornando potenzialmente a innescare un risk off da parte degli investitori. In occasione del convegno virtuale ‘Sistema previdenziale e COVID-19: investimenti, fiscalità e rilancio del Paese’ organizzato da Itinerari Previdenziali, i responsabili investimenti dei principali enti previdenziali hanno spiegato in che maniera si sono posizionati.

"Gli investitori istituzionali si trovano dunque di fronte a una chiusura d’anno complessa: investimenti alternativi e gestioni decorrelate potrebbero essere le chiavi di lettura che investitori di lungo periodo hanno dalla loro parte per far fronte a questo momento di difficile interpretazione", spiega Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi Itinerari Previdenziali.

Gli enti previdenziali a marzo di quest’anno si sono trovati davanti a una situazione totalmente imprevedibile. “Prima dell’inizio del lockdown, la Cassa aveva già predisposto tutte le misure per rispondere al lavoro agile”, spiega Fabio Lenti, responsabile Investimenti Mobiliari CNPADC. “Il nostro lavoro, durante le fasi acute, è stato di monitorare i portafogli secondo le logiche tipiche di un investitore istituzionale, sulla base quindi del principio di prudenza e di investimento di lungo periodo. Abbiamo quindi assunto il ruolo di investitori e non di gestori del fondo. L’ampia diversificazione in termini di strumenti finanziari e asset class ci ha permesso di mitigare il rischio e di sopportare il drawdown di mercato”.

Il fondo Previndai è costituito di due anime: una assicurativa e una finanziaria. “Per quanto riguarda la prima, gli iscritti possono avvalersi di linee garantite che offrono un rendimento annuale del 2,5-3%”, spiega Alessandro Ciucci, responsabile Funzione Finanza Previndai. “Per quanto riguarda l’anima finanziaria, i portafogli sono pensati sulla base di benchmark di mercato e su un orizzonte temporale di lungo periodo. Sulla base di queste caratteristiche, non abbiamo modificato l’asset allocation strategica a seguito dell’emergenza”. 

Pierluigi Curti, responsabile Investimenti e Finanza Fondazione ENPAM spiega che i portafogli dell’ente hanno un meccanismo di protezione caratterizzato da degli stop loss. “Grazie a questi sistemi abbiamo potuto ridurre l’esposizione all'equity e al rischio di credito. In questo momento stiamo guardando con un occhio di riguardo agli investimenti nei mercati privati in modo da aumentare la diversificazione e la decorrelazione dalle tradizionali asset class”.

Per quanto riguarda i mercati liquidi, il Fondo Byblos ha ridotto l’esposizione al mercato del credito durante il periodo di lockdown. “Siamo poi tornati ad investire a giugno nel momento in  cui gli spread si sono allargati e hanno offerto maggiori opportunità di acquisto”, spiega Aldo Gentile, funzione Finanza Fondo Byblos. “Tutto questo ci ha portato a ripensare alla nostra asset allocation strategica”.

Il Fondo Pegaso si sta focalizzando su quattro temi d’investimento spiega Andrea Mariani, direttore Generale Fondo Pegaso:

  • Private market: il fondo ha rinnovato l’impegno nel progetto Iride e un sta sviluppando un progetto analogo nel private debt;
  • Investimenti ESG: Aumenta l’impegno di Pegaso su investimenti socialmente responsabili: “Questi investimenti offrono rendimenti corretti per il rischio maggiori di quelli tradizionali”, spiega Mariani.
  • Gestione attiva: La complessità del nuovo mondo rende necessaria una gestione discrezionale. 
  • Lungo periodo: Le scelte d’investimento del fondo devono seguire una logica di medio lungo periodo.
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