Coronavirus, è il momento di proteggere i portafogli?


La pubblicazione degli indici PMI cinesi certifica una discesa che per entità è tranquillamente definibile un crollo. Gli effetti del coronavirus sull’economia del gigante asiatico portano l’indicatore manifatturiero a 35,7 a febbraio contro il 54,1 di gennaio mentre l’indice non manifatturiero scende addirittura sotto il 30 punti fermandosi a 29,6. Dati che si combinano con la settimana estremamente complicata vissuta dalle Borse nei Paesi sviluppati sia in Europa dove la diffusione del virus ha portato ad una chiara avversione al rischio da parte degli investitori sia negli Stati Uniti dove cresce la preoccupazione per gli effetti sulla catena della produzione globale. Una preoccupazione che appare giustificata alla luce degli ultimi dati provenienti dalla Cina.

Che cosa sta succedendo?

Un quadro che ha come ovvio messo in moto la ricerca da parte degli asset manager per comprendere gli effetti di breve, medio e lungo periodo di una situazione in costante evoluzione.

“La ripresa dell’economia globale si è arrestata in Asia a causa del virus. Gli effetti si stanno ora facendo sentire anche sul resto dell’economia mondiale, dato che le catene di approvvigionamento sono state impattate dal virus”, spiega Keith Wade, chief economist di Schroders. “Il nostro scenario di base”, aggiunge però Toby Hudson, head of Asia ex Japan Equities dell’asset mangager britannico, “prevede che questo evento non rappresenterà un cambiamento strutturale per le prospettive di crescita della Cina o delle altre economie della regione, ma più che altro un breve e brusco rallentamento ciclico che durerà qualche mese”. Gli impatti nel breve termine saranno comunque significativi, in particolare per quanto riguarda gli asse di rischio. “Gli investitori dovrebbero prepararsi ad affrontare un percorso scosceso nelle prossime settimane”, dichiara Johanna Kyrklund, group chief investment officer and global head of Multi-Asset Investments di Schroders.

Affermazione maggiormente comprensibile a partire dal grafico elaborato dalla casa di gestione che mostra la connessione tra eventi e notizie lagate alla diffusione del coronavirus e andamento dei mercati finanziari.

Schroders

“Il nostro indicatore di regime di mercato”, rivela Frédéric Dodard, head of Portfolio Management EMEA di State Street Global Advisors, “si sta ora muovendo visibilmente in un territorio di elevata avversione al rischio rispetto all'euforia di un mese fa, che caratterizza un ambiente risk-off in cui tipicamente le attività rischiose registrano una performance minore rispetto alle attività percepite come più sicure." Operazioni di de-risking da cui deriva un effetto a catena sugli asset investibili la cui durata sarà connessa alle notizie circa diffusione del contagio e suo contenimento. “Obbligazioni di elevata qualità e posizioni long sulla volatilità implicita sono molto difensive nel contesto di mercato attuale e possono contribuire a ridurre l'impatto negativo delle attuali turbolenze”, sottolinea operativamente Dodard.

L’attenzione delle case di gestione comprende come ovvio anche il medio e lungo periodo. “Lo ammetto, c’è preoccupazione al momento”, afferma Alessandro Tentori, CIO di AXA IM Italia, che rivela come sia effettivamente in atto un processo di revisione delle stime di crescita. “Questo non vuol dire stravolgere l’asset allocation strategica”, chiarisce però Tentori, riferendosi alla view di AXA IM che prevedeva uno scenario macroeconomico modesto anche prima delle news su Covid19.

Il ritorno delle banche centrali

“Una cosa è chiara”, è certo Thomas Lehr, capital market strategist di Flossbach von Storch. “Se ci fosse una pandemia e questa dovesse prolungarsi nel tempo, provocando un rallentamento permanente dell’economia, ci sarebbero effetti sulla politica monetaria, soprattutto negli Stati Uniti”. Un richiamo alle Banche centrali che rappresenta un elemento di novità rispetto alla consensus con cui è iniziato l’anno e che vedeva gli istituti di politica monetaria dei Paesi svilupparo in fase di sostanziale attesa. “Nel medio termine”, fa notare Nadège Dufossé, head of Asset Allocation di CANDRIAM, “stanno crescendo le aspettative di un allentamento delle politiche monetarie da parte delle Banche Centrali e di un sostegno fiscale”. “I mercati prezzano adesso almeno un taglio dei Fed  fund rate nella prima metà del 2020. Finora le banche centrali internazionali si sono espresse poco sull’argomento riconoscendo tuttavia che il coronavirus rappresenta una minaccia e che lo stanno monitorando”, conclude.

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