Non è vero che i consulenti indipendenti guardano solo alle strategie passive


L’evoluzione digitale in corso e MiFID II stanno cambiando lentamente le preferenze e le aspettative degli investitori in termini di prodotto. Dato che l’universo governativo non offre più opportunità d'investimento ragionevoli, gli investitori sono alla ricerca di nuove soluzioni con un buon rapporto rischio-rendimento. Nella conferenza ‘strategie e temi d’investimento: idee per i consulenti indipendenti’, si è discusso su quali prodotti il mercato della consulenza si sta orientando.

“Ci troviamo ancora in un contesto in cui mercati finanziari offrono un ampio spettro di diversificazione”, spiega Michele Arezzi Boza, head of southern european business presso Dimensional Fund Advisors. “La liquidità dei mercati è ancora sufficientemente per creare delle soluzioni d’investimento razionali”. 

Roberta Gastaldello, head of ETF distribution di J.P. Morgan AM, fa notare che i prodotti passivi hanno registrato importanti flussi di raccolta negli ultimi anni sia in termini relativi che assoluti. “Le ragioni di questo fenomeno sono legate alla versatilità degli strumenti stessi”. Sono strumenti liquidi e al tempo stesso trasparenti che offrono possibilità di diversificare il portafoglio a un costo più contenuto.

Federico Garofalo, senior sales manager ETF, indexing & smart beta business unit di Amundi SGR, ci mostra la crescita dei flussi delle soluzioni passive: “Nel 2018 l’Europa ha registrato 37 miliardi di euro di masse in entrata, dove la clientela ha preferito soluzioni azionarie (28 miliardi di euro) prediligendo come area geografica gli Stati Uniti e come settore il difensivo. Per quanto riguarda la parte obbligazionaria invece, si è visto un crescente interesse per il debito europeo, americano e a tasso variabile”.

Michele Cicoria, business development senior manager di ETHENEA Indipendent Investors, ricorda che prima di tutto bisogna capire con quale cliente si ha a che fare. “Noi lavoriamo più sulla domanda che sull’offerta, il costo non può essere l’unico driver nella scelta del prodotto. L’obiettivo del consulente non è battere il benchmark, ma rispondere ai singoli bisogni dei clienti”. 

Quindi, prodotti attivi o passivi? “Ci troviamo in una condizione in cui i provider di fondi attivi sono più attenti ai costi del prodotto e quelli di prodotti passivi sempre più attivi nella gestione”, spiega Gastaldello. “Ci aspettiamo che, in futuro, le due strategie d’investimento tendano a convergere sempre di più”.  

La parola a Luca Mainò

Luca Mainò, founder & managing partner di Consultique e membro del consiglio direttivo NAFOP, ci spiega che i consulenti indipedenti hanno sempre ritenuto gli strumenti passivi molto interessanti sia dal punto di vista dell’efficienza che della semplicità. Quest’anno, all’ottava edizione del Fee Only Summit, hanno partecipato nuovi ETF provider: JP Morgan AM, Vanguard, SSGA, VanEck, oltre che tutti gli altri emittenti (iShares, UBS ETF, Amundi, Lyxor, Invesco, DWSWisdomTree).  

“La grossa novità è che quest’anno abbiamo avuto come sponsor coinvolti in qualità di speaker ed espositori anche diversi asset manager attivi e questo dimostra il crescente interesse da parte della industry del risparmio gestito nei confronti dei consulenti indipendenti e delle SCF anche verso questa tipologia di soluzione", spiega Mainò.

“I numeri ci confermano che in quest’ultimo anno è cresciuto l’interesse per la consulenza indipendente non solo da parte dei clienti istituzionali, ma anche affluent e retail, probabilmente anche per effetto della nuova direttiva europea che ha introdotto il concetto di consulenza indipendente e per la comunicazione relativa al nuovo albo unico che ospiterà dal primo dicembre sia i consulenti indipendenti che le società di consulenza Fee Only”.

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