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Consulenza FeeOnly, numeri in crescita e si punta a raddoppiare per il 2020


“Siamo vicini all’obiettivo dei 300 iscritti e nel 2020 prevediamo possano essere il doppio”. Luca Mainò, cofondatore di Consultique SCF, vicepresidente AssoSCF e consigliere NAFOP, guarda all’appuntamento del FeeOnly Summit di Verona del 29 e 30 ottobre come un importante momento per fare il punto su quanto accaduto dall’introduzione dell’Albo unico e per tracciare le linee guida della crescita futura della consulenza indipendente in Italia. “Il nuovo Albo unico è stata una svolta importantissima per la consulenza in Italia e nei prossimi anni ne vedremo tutti gli effetti”, si dice certo Mainò. “Durante i nostri eventi, abbiamo incontrato oltre un migliaio di professionisti interessati a capire il percorso delineato dalla normativa per poter diventare consulenti indipendenti o creare una società SCF”, aggiunge.

I cambi regolamentari sono un driver importante, non solo per quanto riguarda nello specifico il nostro Paese ma anche, se non soprattutto, in ottica europea. MiFID II non agisce infatti solo sulla trasparenza, ma spinge l’intera industria verso un efficientamento dei modelli e strutture di costo più chiare e snelle, mettendo i risparmiatori di fronte ad una nuova modalità di rendicontazione.

Capire la finanza

Tutti aspetti che possono concorrere a migliorare la consapevolezza finanziaria dell’investitore italiano che sconta ancora un gap importante in termini di educazione alla pianificazione in materia di investimenti, ma anche di fisco e successione. "Spesso”, afferma il cofondatore di Consultique SCF, “i clienti non hanno chiari i propri obiettivi finanziari e su questo deve lavorare il consulente, prima di poter dare al cliente i consigli che ritiene adeguati al profilo”. “La consulenza a parcella ha una struttura di costo chiara e maggiore sarà la consapevolezza del cliente rispetto alla possibilità di individuare un consulente indipendente, maggiore sarà la richiesta di consulenza FeeOnly in Italia”, aggiunge. Una richiesta che, secondo Mainò, è destinata a salire e che costituisce il principale trend dell’intero universo della consulenza finanziaria del nostro Paese. “L’ultima ricerca di Consob sulle abitudini finanziarie delle famiglie italiane”, fa notare, “ha fatto emergere come circa il 50% degli intervistati sia disponibile a pagare una parcella per il servizio di consulenza”. "Nella nostra esperienza di quasi vent’anni di attività abbiamo registrato la disponibilità massima del cliente a remunerare la consulenza nel momento in cui si rende conto dei benefici che essa può generare in termini di efficienza nel processo di pianificazione patrimoniale”, specifica.

Il benchmark statunitense

“Secondo una recente ricerca sul mercato USA, 9 americani su 10 concordano sul fatto che quando ricevono una consulenza in materia di investimenti, la persona che fornisce la consulenza dovrebbe mettere gli interessi dei consumatori al di sopra dei loro e dovrebbe informare i consumatori in anticipo su eventuali conflitti di interesse che potrebbero influenzare tale consulenza”, sottolinea Mainò. “In pratica”, conclude, “il 90% degli americani vuole la consulenza indipendente”. Una rivoluzione che, se applicata su larga scala, smuoverebbe significativamente i portafogli dei risparmiatori italiani. “Per definizione”, certifica sul punto il cofondatore di Consultique SCF, “i consulenti indipendenti e le SCF sono i soggetti con la più ampia gamma di strumenti in quanto possono spaziare, nei propri consigli, su tutto ciò che offre il mercato”. “Per quanto riguarda l’asset allocation, le nostre stime ci dicono che in generale circa il 40% degli assets è allocato su ETP, il 25% su fondi, il 10% su certificati ed il resto sull’amministrato”, rivela Mainò relativamente all’esposizione media dei clienti che usufruiscono di un servizio di consulenza finanziaria indipendente.

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