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Consob e Bankitalia si preparano al 'no deal'


Adesso un ‘no deal’ sembra sempre più vicino. Il progetto politico portato avanti dalla premier britannica Theresa May è stato bocciato: 391 deputati hanno detto no alla Brexit, un numero di gran lunga superiore rispetto alla prima sconfitta della May avvenuta a metà gennaio (allora votarono contro 202 deputati). May conferma il voto di oggi, mercoledì, contro l’opzione no deal e di domani, giovedì, per un rinvio dell’uscita dall’Ue, al momento fissata al 29 marzo. Frattanto Consob e Banca d’Italia mettono in guardia sui negoziati, visto che gli intermediari bancari e finanziari devono farsi parte attiva nella preparazione di un’eventuale uscita dal Regno Unito senza accordo.

La stessa Consob, in una nota d’attenzione, spiega come gli intermediari britannici che operano in Italia e quelli italiani che operano nel Regno Unito devono dare a tutta la propria clientela, compreso il retail, informazioni tempestive e complete sugli effetti che la prospettiva imminente della Brexit può avere nei rapporti di prestazione dei servizi d'investimento. A intermediari, banche e imprese d'investimento, viene richiesto di adottare precauzioni idonee a gestire l'evenienza del no deal, che potrebbe comportare il venire meno del "passaporto europeo" in quanto presupposto abilitante alla prestazione dei servizi d'investimento in tutta la Ue. In particolare gli intermediari devono assicurarsi che ai clienti, sia professionali che retail, arrivino informazioni chiare e comprensibili sui servizi d'investimento resi e sul futuro dei rapporti in essere, ivi incluse le modalità e i tempi di un'eventuale chiusura dei rapporti stessi. “Le comunicazioni rivolte alla clientela dovranno essere redatte con un linguaggio chiaro e in modo da non generare allarmi ingiustificati, evidenziando anche le conseguenze e le misure approntate in uno scenario c.d. hard Brexit nonché dando adeguata evidenza dell’impatto sui rapporti contrattuali in essere”, scrive nella nota Consob.

L’Authority, poi, fa riferimento al richiamo d’attenzione dell’ESMA del 19 dicembre 2018 spiegando come ai clienti devono essere fornite determinate informazioni. In prima battuta serve comunicare “l’impatto della Brexit sulle modalità di prestazione dei servizi e delle attività da parte dell’impresa, sullo specifico servizio reso al cliente nonché sulla futura relazione con il medesimo cliente” ma anche “le specifiche iniziative adottate per addivenire a un’ordinata gestione del rapporto in essere con il cliente (comprese, se del caso, le modalità di chiusura del rapporto) nonché di gestione delle richieste di informazioni e dei reclami ricevuti dai clienti in connessione alla Brexit. Inoltre gli intermediari dovranno comunicare “le principali implicazioni della Brexit, anche conseguenti a modifiche dell’operatività dell’intermediario, sul rapporto contrattuale con il cliente, ivi inclusa la presumibile tempistica di chiusura dei rapporti alla luce delle specificità del servizio prestato (risparmio amministrato vs risparmio gestito) e delle previsioni contrattuali sui tempi di preavviso previsti per lo scioglimento del rapporto”.

A tali adempimenti sono tenute anche le banche e le imprese di investimento italiane (SIM) che prestano in via transfrontaliera nel Regno Unito servizi e attività di investimento, con o senza servizi accessori, anche nel rispetto della disciplina prevista al riguardo nel Regno Unito.

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