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Con quale ritmo la FED aumenterà i tassi nel 2019?


Il ciclo d’inasprimento della politica monetaria della Federal Reserve potrebbe entrare nella sua fase finale. Come previsto, la Federal Reserve ha continuato a rafforzare la propria politica monetaria nell'ultima riunione del 2018, aumentando i tassi di 25 punti base. Sebbene la FOMC abbia mantenuto la sua valutazione positiva sullo stato di salute dell'economia statunitense, con solidi risultati sul mercato del lavoro e sui consumi, i suoi membri hanno rivisto al ribasso le loro previsioni per il numero di aumenti dei tassi nel 2019, passando da tre a due.

“Il calo dei prezzi del petrolio, i segnali di un rallentamento dell'economia globale e la caduta dei mercati azionari hanno portato i rendimenti dei titoli di Stato a rallentare ulteriormente a dicembre”, fa notare notare Guy Wagner, chief investment officer and managing director di BLI. Il rendimento del Treasury USA a 10 anni è sceso. "Data la prospettiva di un rallentamento economico, i rendimenti dei titoli di stato potrebbero continuare a diminuire negli Stati Uniti", spiega Wagner.

 

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Fonte: Bloomberg 10.01.2019

Negli Stati Uniti, lo S&P 500 ha registrato il peggior dicembre dal 1931. Anche i mercati azionari europei ed emergenti hanno subito cali significativi, anche se inferiori a quelli del mercato statunitense. Anche Guillaume Lasserre, chief investment officer, Lyxor Asset Management è sulla stessa lunghezza d’onda: “Riteniamo che la Fed probabilmente programmerà solo due ulteriori rialzi nel 2019. L'esame della curva dei tassi non suggerisce una recessione nei prossimi due anni e non rivela particolari tensioni tra i costi dei prestiti a breve e quelli a lungo termine. Con una crescita annua del 3%, il Paese continua a raccogliere i frutti delle recenti riforme fiscali”. 

Il 19 dicembre Powell fu categorico: “andremo avanti senza esitazioni con il pilota automatico” (ossia con una riduzione di circa 50 miliardi al massimo ogni mese). Arrivati al 4 gennaio la FED cambia rotta: disponibilità a prendere in considerazione un rallentamento della riduzione del bilancio. “Gli operatori sembrano dare per scontato il fatto che non vi saranno rialzi dei tassi quest’anno e rivolgono la propria attenzione soprattutto alla dinamica del bilancio Fed”, commenta Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte SIM

Perché mai tanta attenzione al bilancio più che alla movimentazione dei tassi? Di fondo il timore deriva dalle conseguenze della riduzione della liquidità come effetto del calo del bilancio. Il problema potrebbe essere rilevante soprattutto per le aziende Usa in potenziale crisi di liquidità, in particolare il folto schieramento di quelle con rating BBB che ad oggi rappresentano circa la metà dell’universo Investment grade. 

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Fonte: Intermonte SIM

In altri termini l’impressione è che gli operatori, di fronte ad un rallentamento dell’economia fanno progressivamente pressione sulla Fed affinché ricominci ad allentare i cordoni della borsa, con un percorso che potrebbe articolarsi nei seguenti step:

  • Richiesta di una maggiore flessibilità da parte della FED (ottenuta lo scorso venerdì)
  • Riduzione del ritmo di rallentamento del bilancio
  • Stop alla riduzione del bilancio
  • Extrema ratio: pressione per un nuovo round di QE concentrato soprattutto sui titoli corporate oltre che sui Treasury

“Marzo potrebbe segnare la prima verifica, quando, da un lato, la BCE potrebbe annunciare una nuova operazione TLTRO (o LTRO) e, dall’altro lato, la Fed potrebbe effettuare la prima pausa nel processo di rialzo dei tassi (20 marzo)”, conclude Cesarano.

 

 

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