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Commissioni di gestione, gli asset manager fanno le prime mosse


Il settore della gestione patrimoniale continua a tagliare le proprie commissioni di gestione. Stando ai dati di Morningstar, nel 2018 il costo medio ponderato per asset dovuto per la detenzione di un fondo di investimento USA è sceso allo 0,48%, il livello più basso dal 2000 (anno in cui la società di analisi ha iniziato la rilevazione della serie storica). Quanto accaduto lo scorso anno è particolarmente significativo; dato che corrisponde a un taglio del 6% rispetto all’anno precedente e che, in termini percentuali, rappresenta la seconda riduzione delle commissioni di gestione per dimensioni degli ultimi 20 anni. Traducendo in dollari questo risparmio, secondo Morningstar gli investitori statunitensi avrebbero risparmiato circa 5,5 miliardi di dollari rispetto al 2017.

In media oggi gli investitori corrispondono commissioni dimezzate rispetto a quelle dovute nel 2000, un 40% in meno rispetto a quelle che corrispondevano nel decennio scorso e un 26% in meno rispetto a cinque anni fa. Tutti questi dati sono riferiti ai risparmi ottenuti in generale, tanto con la gestione attiva quanto con quella passiva; tuttavia, prendendo esclusivamente come riferimento la gestione attiva, la commissione media ponderata per asset dei fondi sarebbe passata dallo 0,71% del 2017 allo 0,67% del 2018, con un taglio annuo del 5% che sarebbe il più alto mai registrato da Morningstar.

I minori oneri a carico degli investitori sono dovuti a tre fattori. Uno è legato alla riduzione dei prezzi praticati nel settore, come dimostrato dall’incremento durante lo scorso anno del numero di fondi attivi che ha tagliato le commissioni. Gli altri due sono imputabili ai movimenti di fondi nei portafogli degli investitori: deflussi dai fondi più costosi e afflussi nei prodotti più convenienti (nello specifico, nel 20% inferiore all’interno del gruppo dei più convenienti) per un volume che ha superato i 600 miliardi di dollari durante lo scorso anno.

Ma, che cosa spinge le società di gestione a ridurre i prezzi praticati? In realtà non c’è un unico motivo alla base di questa tendenza. Come illustrato da Adam McCullough, analista di Morningstar, in primo luogo bisogna considerare la maggior consapevolezza dei clienti rispetto all’impatto delle commissioni sul rendimento finale dell’investimento. “Essendo sempre più consapevoli dell’importanza di ridurre al minimo i costi dei propri investimenti, gli investitori hanno cominciato a preferire i prodotti meno costosi”, ha affermato l’esperto.

In altre parole, le società di gestione si sono rese conto che la gestione attiva veniva abbandonata a favore di strategie passive, sostanzialmente a causa delle commissioni più basse applicate da questo tipo di gestione. Pur trattandosi di una tendenza mondiale, gli Stati Uniti sono stati il Paese in cui questo trend si è manifestato in maniera più evidente, in quanto il 50% del patrimonio complessivo gestito dal settore è in pratica investito con strategie passive. Resosi conto di questo fenomeno, il settore sta cercando di correre ai ripari mediante la riduzione delle commissioni.

Un altro dei motivi che sta obbligando il settore a ridurre i prezzi è legato alla concorrenza sempre più agguerrita che mira a conquistare nuove quote di mercato. Nel settore, le dimensioni sono sempre più importanti. In buona sostanza si può crescere in due modi: mediante fusioni e acquisizioni oppure attraendo volumi di fondi per i quali il livello delle commissioni ha sempre un’importanza decisiva.

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