Come trovare le gemme dell’universo small cap


Selezionare le gemme nascoste in un universo di investimento enorme composto da quasi 3.000 titoli, acquistare il prima possibile e restare investiti lasciando che dispieghino tutto il proprio potenziale di crescita. Questo l’approccio al mondo delle small cap di Ben Griffiths, portfolio manager European Smaller Companies Equity Fund di T.Rowe Price, strumento con rating Consistente Funds People che negli ultimi 5 anni ha consegnato una performance annualizzata superiore al 10%. “La gran parte del risultato”, spiega Griffiths, “è stato determinato da un numero relativamente basso di titoli rispetto al portafoglio complessivo”. Il fondo European Smaller Companies Equity Fund di T. Rowe Price è infatti ad oggi composto da oltre 100 società e le prime 15 posizioni costituiscono quasi il 25% del portafoglio.

Alla ricerca dei campioni di innovazione

La metodologia utilizzata prevede un approccio fondamentale all’intero spettro di opportunità offerto dall’asset class, con esclusione di alcuni settori strutturalmente ritenuti poco interessanti da un punto di vista di tasso di innovazione. Il grande sforzo di analisi è poi integrato con la fase più importante consistente nell’attività di contatto diretto con le società e visita sul campo per estendere la relazione, oltre che alle figure istituzionalmente preposte alla relazione con gli investitori, a chi ricopre ruoli chiave all’interno dell’azienda in termini di sviluppo del business.

La strategia tiene, dunque, conto del fatto che società di piccole dimensioni hanno per loro natura un rischio più elevato rispetto alle grandi aziende poiché tipicamente più dipendenti da singoli fattori. “Per ragioni di diversificazione”, sottolinea Griffith, “il fondo investe in un alto numero di società per poi ricercare maggiore concentrazione in quelle che si dimostrano migliori”. “È infatti necessario”, prosegue, “acquistare il prima possibile le aziende dal grande potenziale di crescita, quando cioè tale potenziale è ancora per la maggior parte inespresso. Il passo successivo è restare investiti”. È così che la tendenza di concentrazione della performance in un ristretto numero di contributori, comune ai fondi small cap, viene sfruttata al meglio per restituire valore agli investitori.

Brexit e esposizione all’Italia

“Il nodo Brexit è stato difficile da gestire negli ultimi 3 anni”, afferma Griffiths. La decisione del team di gestione è stata quella di ridurre l’esposizione al mercato britannico poiché, sostiene il portfolio manager del European Smaller Companies Equity Fund di T. Rowe Price, “sebbene sia estremamente difficile ipotizzare come finirà la complessa vicenda, possiamo affermare che sono vicine allo zero le possibilità che l’economia del Regno Unito risponda positivamente”. Se escludiamo questo grande caveat, la Gran Bretagna rappresenta un contesto interessante per investire in small cap. “Sono molte”, fa notare Griffiths, “le realtà con alto livello di innovazione, ottima governance e significative prospettive di crescita, aspetti centrali per decidere di esporsi in questa asset class”. Nonostante la significativa diminuzione, la ripartizione geografico del portafoglio continua a mostrare una lieve sovraesposizione a UK per effetto, però, del mantenimento di tutte quelle aziende i cui ricavi e utili sono in larga parte internazionali, indipendenti dal mercato domestico. Per quanto riguarda, infine, l’Italia tra i titoli presenti in portafoglio la più grande esposizione è costituita da Amplifon. Tra i finanziari il fondo investe in Banca Generali e Finecobank ed è presente da molto tempo Brunello Cuccinelli per il settore dei beni di lusso. Fra gli industriali IMA, società leader del settore packaging, e Carel, produttore di apparecchi per il condizionamento e la refrigerazione.

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