Come si inseriscono gli ETF obbligazionari nei portafogli?


La crescita degli ETF ha riaffermato il ruolo centrale dell’asset allocation. Riuscire a sfruttare i trend di lungo periodo, minimizzando i costi, ha portato gli investitori a rivedere la costruzione dei portafogli. Si è infatti posta maggiore attenzione su cosa inserire nella parte core e in quella satellite. Usare strumenti passivi nella componente preponderante del portafoglio vuol dire che, in un contesto di politiche monetarie accomodanti, si può beneficiare del bull market a costi minori e, di conseguenza, avere margini di performance nette più elevate. 

La definizione dell’asset allocation strategica presuppone una conoscenza accurata dei prodotti che la compongono e nel caso degli ETF è necessario fare una valutazione approfondita del sottostante. Tuttavia analizzare i dati attentamente comporta un costo di tempo per il gestore; è fondamentale quindi che i provider garantiscano un certo livello di trasparenza. Franco Rossetti, ETF senior relationship manager di Invesco, sottolinea infatti l’importanza di creare schede prodotto che siano più dettagliate possibili, con informazioni sulla composizione del basket, della duration totale del prodotto e del rischio di credito. “Questi dettagli possono fare la differenza”, commenta. Un altro elemento imprescindibile per operare sul mercato è “avere un’offerta più variegata possibile, che risponda a tutte le esigenze della clientela, dagli ETF blockbuster a quelli di nicchia”, conclude.

Gjergj Zefi, portfolio manager di Intesa Sanpaolo Private Banking, spiega che l’utilizzo degli ETF nella parte core avviene per quei mercati efficienti, con una prospettiva di lungo termine, “laddove possiamo dare il nostro contributo di gestori attivi preferiamo fare stock picking, come per esempio negli emerging market”, aggiunge. La gestione passiva è invece più radicata all’interno del settore assicurativo. Alessandro Greppi, PhD, portfolio manager di Zurich Investments Life SpA, spiega infatti che nel caso delle gestioni separate (c.d. “ramo I”) gli ETF rappresentano l’allocazione principale a cui si abbina la selezione dei titoli, mentre costituiscono la quasi totalità del portafoglio dei prodotti di ramo terzo, ad eccezione di alcuni strumenti cash equivalent.    

Gli ETF si sono diffusi in un periodo caratterizzato da una notevole liquidità sul mercato, e finora, non avendo avuto diverso riscontro, può dirsi che abbiano funzionato in maniera ottimale. Nell’attuale contesto di volatilità si potrà effettivamente valutare il loro comportamento. “Sono strumenti utilizzati prevalentemente nell’asset allocation tattica, comodi in modo particolare per prendere esposizione ad indici con un numero elevato di emittenti e in diverse valute”, dichiara Marco Fazi, deputy CIO di Azimut Capital Management SGR. Gli ETF possono essere usati, sempre con scopo tattico, anche nel caso di asset class meno efficienti come high yield o mercati emergenti, ma qui di norma privilegiamo una gestione attiva. Fazi sottolinea l’importanza di utilizzare prodotti passivi come complemento all’asset allocation strategica del reddito fisso, che deve basarsi sull'analisi degli emittenti e dei singoli titoli.

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