Come sarà il 2020 dell’obbligazionario emergente


“Meno di tre decenni fa, chi desiderava investire nel debito dei mercati emergenti aveva a diposizione un gruppo limitato di obbligazioni in dollari USA, per lo più provenienti dai paesi dell'America Latina. Oggi i quattro pilastri che compongono questa asset class, ossia obbligazioni sovrane in dollari USA, obbligazioni societarie, obbligazioni di frontiera e obbligazioni sovrane in valuta locale, rappresentano circa un quarto dell'universo obbligazionario globale”. Brett Diment, head of Global Emerging Market Debt di Aberdeen Standard Investments parte da questa considerazione di carattere generale nel suo outlook sul debito dei mercati emergenti, una classe di attivo che ha sempre più spazio nei portafogli degli investitori, anche alla luce della compressione dei rendimenti obbligazionari nei Paesi sviluppati.

Il quadro macro

Secondo Koon Chow, EM Macro and FX strategist di Union Bancaire Privée, vi è una probabilità molto bassa che i mercati emergenti entrino in recessione nel corso del 2020. “Se l'anno prossimo le esportazioni si indeboliranno meno, potremmo assistere a una divergenza nella crescita del PIL tra i paesi dell'area emergente. Riteniamo che, dato l'allentamento monetario e fiscale, potremmo osservare un miglioramento della crescita in Brasile, Russia, India e Indonesia. Ciò potrebbe non riuscire a compensare il rallentamento della Cina, ma il 2020 dovrebbe mostrare una maggiore divergenza nella direzione della crescita del PIL rispetto a quest'anno”, afferma. I due aspetti tecnici che rendono Chow ulteriormente positivo sulle prospettive dell’obbligazionario emergente sono le politiche monetarie espansive di Federal Reserve, Banca centrale europea e Bank of Japan che determineranno una spinta ulteriore degli investitori con supporto ai flussi e il calo del costo della copertura valutaria a cui stanno andando incontro investitori europei e giapponesi per le obbligazioni dei mercati emergenti denominate in dollari staunitensi.

Fondamentale anche secondo Anisha Goodly, Emerging Markets portfolio specialist di TCW, la politica monetaria nei Paesi sviluppati. “Questo atteggiamento più accomodante potrebbe prolungare il contesto attuale di tassi bassi nel medio periodo, e ciò continuerà a far confluire capitale nelle asset class a maggiore rendimento, tra cui il debito emergente. Questa situazione dovrebbe anche fornire alle banche dei mercati emergenti lo spazio di manovra necessario per implementare misure a favore della crescita, soprattutto con l’inflazione che rimane relativamente contenuta”, dichiara.

Fattori politici

L’area dei mercati emergenti è da sempre connessa ad un rischio politico maggiore rispetto a quello associato ai mercati sviluppati. Alle tensioni relative ai singoli Paesi, tra le ultime quelle che interessano Libano e Cile, sono da aggiungere fattori sistemici che potrebbero influire sull’intera asset class. Prima fra tutte la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. “Pur non aspettandoci che vi sarà un accordo commerciale significativo o concessioni importanti da nessuna delle due parti, crediamo che una sorta di congelamento del conflitto sia sempre più probabile”, afferma Goodly. In linea generale, sempre molto rilevante per la classe di attivo è la considerazione del complesso delle variabili politiche a cui si connettono nei tempi recenti le considerazioni relative alla sostenibilità. “I paesi con migliori credenziali ESG e istituzioni politiche più forti”, sostiene Diment, “pagheranno in media meno per contrarre prestiti. Riforme che migliorano la trasparenza, riducono la corruzione e rafforzano l'indipendenza della Banca centrale contribuiranno ad attirare capitali a lungo termine. Migliorare la forza delle istituzioni statali contribuisce a tutelare i diritti degli investitori internazionali. Ciò riduce il rischio paese intrinseco. Gli investitori dovrebbero monitorare l'evoluzione di questi fattori per individuare opportunità di investimento interessanti”.

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