Come investire in small cap americane oggi?


Contributo a cura di Francis Gannon, Co-CIO di Royce Investment Partners, affiliata Legg Mason. Contenuto sponsorizzato.

Gli indici azionari globali sono crollati a una velocità allarmante nel primo trimestre del 2020. Nessuna tipologia di asset è stata risparmiata dagli effetti del coronavirus, che si sono amplificati in tutto il mondo causando gravi dislocazioni di mercato.

Il calo di 30,6 punti percentuali dell’indice Russell 2000 è stata la più grande perdita trimestrale mai registrata da questo indice delle small-cap in oltre 40 anni di storia.

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Fonte: Royce Investment Partners

Come è normale attendersi in un mercato fortemente ribassista, sono le imprese a bassa capitalizzazione che devono sopportare le difficoltà maggiori, sia a livello locale che globale. Per essere precisi, qui negli Stati Uniti tanto più in basso un’azienda è classificata nel range della capitalizzazione, tanto maggiori sono state le perdite: le large-cap sono quelle che hanno perso di meno; seguite dalle mid-cap, dalle small-cap e, infine, dalle micro-cap.

Per quanto l’attuale crisi venga percepita come qualcosa senza precedenti dagli investitori, la dinamica dei rendimenti relativi, al di là della capitalizzazione, è in linea con solitamente ci si aspetta quando una caduta del mercato è accompagnata da una recessione.

Così, mentre ogni settore incluso nell’indice Russell 2000 subiva contrazioni a due cifre, i titoli difensivi hanno perso meno delle loro controparti cicliche. Infatti, i tre settori che hanno sostenuto meglio l’impatto sono considerati difensivi e sono le utilities, la sanità e il settore dei beni di consumo; mentre i settori ciclici dell’energia, dei materiali e dei beni discrezionali sono quelli che hanno subito di più il colpo nel primo trimestre di quest’anno.

Aziende dell’indice Russell 2000 con una leva finanziaria più bassa hanno performato relativamente meglio rispetto a quelle con leva maggiore, e quelle posizionate nel quintile di capitalizzazione più alto dell’indice small-cap hanno subito meno perdite di quelle posizionate nel quintile più basso.

Una situazione senza precedenti?

Il crollo fino a ora è stato uno dei più repentini, e preoccupanti, mai visti. Tuttavia, la gravità del calo a fine marzo rientra ampiamente nel range dei due precedenti bear market con annessa recessione. Infatti, il crollo del 41,5% del Russell 2000 tra il 20 febbraio e il 18 marzo 2020 è molto simile al crollo registrato tra il 13 luglio 2007 e il 9 marzo 2009, quando l’indice perse il 58,9%, e quello registrato tra il 9 marzo 2000 e il 9 ottobre 2002 (perdita del 44,1%).

La recessione provocata dalla crisi finanziaria del 2008 presenta delle somiglianze con la situazione di mercato attuale. Entrambi i declini sono stati rapidi e, per molti investitori, ugualmente spaventosi; tuttavia, i bilanci di banche e famiglie sono molto migliori oggi rispetto al 2008.

Nel periodo antecedente allo scoppio della Internet Bubble nel 2000, il mercato presentava le stesse condizioni di quello odierno prima dello scoppio dell’epidemia di coronavirus, con valutazione elevate e un leadership pluriennale di titoli large cap e growth che fece dubitare molti dei benefici del value investing e della gestione attiva. Tuttavia, la velocità e la profondità dell’attuale caduta sembra essere maggiore di quella vista nel 2000-2002.

Ne consegue che la situazione attuale è diversa, ma allo stesso tempo familiare, almeno per noi. Da una prospettiva di investimento, ci sembra di vedere ancora una volta come le fasi storiche non si ripetano, ma si assomiglino. In oltre 40 anni di investimento in small cap USA, abbiamo visto film con trame simili.

Cosa accade dopo una correzione

Una sorta di lato positivo di questa situazione è stata la velocità con cui un'ondata di azioni monetarie e fiscali sono state messe in atto e/o approvate, in netto e positivo contrasto con il ritmo più lento a cui abbiamo assistito nel 2008-09. Crediamo che questi provvedimenti continueranno a portare un po’ di stabilità sui mercati, ci aspettiamo anche una persistente volatilità di breve periodo, con gli investitori cercano di orientarsi nella nuova situazione.

Le domande cruciali adesso sono: il peggio è passato? E cosa succederà una volta che il virus sarà stato contenuto e le terapie saranno disponibili?

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Fonte: Royce Investment Partners

Come sempre, guardiamo al passato per trovare una risposta e un contesto. Alla fine di marzo, il rendimento annualizzato a 5 anni dell’indice Russell 2000 era al -0,2%. Questo è un evento raro; un tasso negativo del rendimento annualizzato a 5 anni si è registrato solamente in 21 mesi su 436 da quando l’indice è stato creato, oltre 40 anni fa, è avvenuto, cioè, meno del 5% delle volte.

I risultati nei periodi successivi sono stati straordinari, con una media annua del 40,8%, del 22,1% in tre anni e del 18,3% in cinque anni, ben al di sopra delle medie mensili di ciascun periodo. Rimanendo in questo mercato, gli investitori in small-cap hanno più che raddoppiato il proprio capitale nei cinque anni successivi.

Ovviamente, nessuno sa quale sarà la prossima traiettoria del mercato; tuttavia, la storia ci offre numerosi esempi di quanto possa essere fruttuoso continuare a investire in small-cap esattamente quando sembra più difficile continuare a farlo.

Investire in vista di giorni migliori

Da parte nostra, stiamo facendo esattamente questo, investire ogni giorno quando si presenta un’attraente opportunità sul lungo periodo.

Stiamo tendendo perlopiù verso selezionati titoli ciclici di alta qualità, in quanto riteniamo che questi siano quelli che verosimilmente siano meglio posizionati per un rimbalzo. Infatti, negli anni successivi al 2002 e al 2009, le small-cap cicliche hanno ottenuto risultati molto migliori rispetto alle difensive.

Molti dei nostri più recenti investimenti ciclici sono concentrati in due aree: business che stanno già beneficiando di trend positivi di lungo periodo e business che più verosimilmente vedranno un aumento della domanda quando avverrà la ripresa. Nella prima categoria vi sono aziende di consumi discrezionali che offrono esperienze (come fornitori di camper e produttori di imbarcazioni) e società di recruiting, poiché l’offerta di lavoratori altamente qualificati sarà ancora ridotta.

Le aree che dovrebbero beneficiare di una crescita della domanda comprendono l’immobiliare (in particolare alloggi con i tassi dei mutui molto bassi) e le società che offrono consulenza nel restructuring finanziario, le cui competenze saranno necessarie per risolvere le problematiche derivanti da bilanci con una leva eccessiva. In tutti questi settori, puntiamo ad aumentare la nostra esposizione verso società che appaiono ben posizionate per trarre beneficio dalla ripresa economica.

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