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Come aumentare la resilienza del portafoglio?


Partiamo da un concetto base, in tempi irrequieti, ciò che è stato di successo in passato potrebbe non esserlo in futuro. Esordisce così Chris Willcox, CEO di J.P.Morgan Asset Management, in occasione dell’International Media Tour 2018 della società americana. “Partendo dalla premessa che l’obiettivo è quello di generare performance a lungo termine, l’industria dell’asset management di oggi vive in un contesto di trasformazione digitale e tecnologica. È un settore dai grandi volumi che rappresenta uno dei motori del sistema finanziario mondiale, e che dal 2010 ha fatto registrare un forte recupero dei flussi netti in entrata, ogni anno sempre maggiori”. 

Ma cosa potrebbe non funzionare? Il CEO evidenzia come vi sia un “sovraffollamento” nell’industria, con 4.458 fondi azionari domestici europei ed ETF, 3.910 società locali quotate sulle maggiori Borse europee, nonché una forte compressione dei margini in cui i prodotti passivi ne fanno da leader.

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Qual è, quindi, l’asset manager del futuro? Quali sono le caratteristiche per far bene in un contesto caratterizzato anche da una continua crescita, a livello gobale, sia demografica che in termini di PIL pro capite? “L’esperienza in materia è la chiave. In un mondo in continua trasformazione, la diversificazione di un portafoglio costruttivo è il driver per la generazione di performance positive e una gestione efficiente della volatilità, che negli ultimi tempi ha dato non pochi grattacapo agli investitori. È importante per un asset manager acquisire uno spessore globale, propenso alla diversificazione, disciplinato, che sfrutti tecnologia e dati e che disponga di soluzioni guidate attraverso differenti asset class”.

La diversificazione è alla base, e lo sanno bene dal team Multi-Asset Solutions della casa di gestione statunitense. Secondo Robert Stewart, global head of Investment Specialists, Multi-Asset Solutions, questa è ancora “valida” nell’attuale punto del ciclo economico dove, nel 2018, la correlazione tra gli asset è aumentata pur mantendosi tuttora a livelli medi, “ma la flessibilità è la chiave per essere elastici nei vari contesti di mercato”, afferma Stewart. “Gli Stati Uniti si dirigono verso la fine del ciclo, tuttavia c’è ancora del margine, come ci segnalano le metriche delle sottostanti tabelle. Investiamo molto tempo nel capire a che punto è il ciclo economico globale, soprattutto quello statunitense, che si riflette in tutto il mondo”.

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Investire su diversi orizzonti temporali aumenta la resilienza del portafoglio, riducendo l’esposizione al ciclo economico. Al momento, stiamo riducendo la nostra esposizione in strategie a breve e medio termine, aumentandola su quelle a lungo termine”, aggiunge Shrenick Shah, portfolio manager, Multi-Asset Solutions, il quale fa alcuni esempi: “A livello di opportunità a breve termine vediamo il dollaro USA sul rand sudafricano (USD/ZAR). Un inasprimento delle condizioni finanziarie a breve sta mettendo in evidenza le vulnerabilità sudafricane. Il doppio deficit del Paese (budget e bilancio fiscale, ndr) stanno pesando sulla valuta. Nel medio termine, a nostro parere, un’opportunità è rappresentata da un posizionamento short sulla sterlina nei confronti del dollaro USA (GBP/USD) dato che, nei prossimi anni, e con tutta probabilità, le incertezze della Brexit peseranno sull’economia britannica. Infine, un’opportunità nel lungo termine è rappresentata dall’esposizione growth guidata dai trend secolari. Un esempio è VISA. A livello globale, l’aumento dei pagamenti effettuati utilizzando carte di credito/debito è rilevante. Nel 2017, la proporzione di chi effettuava questo tipo di pagamenti sull’intera popolazione mondiale era pari al 42%, e si stima che nel 2022 questa aumenterà fino al 50%. Sono 10 anni ormai che lo share price di VISA è in rialzo costante. La reputiamo una buona azienda in cui investire, e relativamente economica rispetto alle performance offerte”, conclude il gestore.

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